Quando si dice che i giovani di oggi hanno solo tre cose in mente, sesso, droga e rock’n’roll, forse si esagera. O, probabilmente, si generalizza troppo. In fondo è più comodo e facile pensare a dei ragazzi disinteressati, disorganizzati e senza ideale alcuno. Ma per fortuna esistono delle eccezioni. Eccezioni come quella dei ragazzi della VF del Caio Plinio di Como che, guidati dalla prof. ssa Graziella Mattaliano, ieri (13 marzo 2010, ndr) in un aula del tribunale della stessa città hanno simulato un processo. E non un processo qualsiasi, un processo alla mafia nel quale assessori promettevano appalti in cambio di voti. Tutto questo in una regione immaginaria chiamata Casalia che, forse, tanto fantastica poi non è.Se immaginate un gruppo di ragazzi sprovveduti e divertiti, vi sbagliate. Provate ad immaginare di entrare in un aula di tribunale ed assistere ad un processo serio. Ecco, non sbaglierete di molto. C’è il Presidente, forse un po’ troppo giovane e sedicente, ma serio, autoritario e con la toga, c’è il pm che, in piedi, enuncia uno dopo l’altro, i suoi capi d’accusa, c’è chi si è costituito parte civile, chi, “mafioso” è dietro le sbarre e urla “vergogna, bugiardo” rivolto al teste ora collaboratore di giustizia e prima bravo di Cosa Nostra.
E poi gli ospiti. Tra tutti lui, Salvatore Borsellino che ha stregato e commosso tutti con il suo intervento di apertura. “Oggi è la prima volta in tutta la mia vita che metto piede in un aula di tribunale e adesso non riuscirò più ad immaginare mio fratello in un posto diverso da questo”. La sua voce lo tradisce, trema, ma il suo sguardo, i suoi occhi, si fanno più determinati, non hanno paura, “Ho sempre pensato che fare l’ingegnere e venire al nord fosse come una fuga, nonostante io ami il mio lavoro quello che ha fatto mio fratello non ha pari, il suo coraggio e la sua determinazione sono rari. Oggi la magistratura sta morendo, subisce ogni giorno duri colpi dalla politica. Ma questa è una missione, quella del magistrato è una missione e io mi inchino davanti alla magistratura, a tutti coloro che, con la stessa passione e voglia di libertà, seguono il percorso tracciato da Paolo. Io mi inchino a loro”. E gli applausi. Inutile anche solo cercare di descrivere le sensazioni dei presenti, l’orgoglio dei ragazzi per essere lì, in quell’aula, ad ascoltare le parole di uomo di tale valore e spessore.
Quella dei ragazzi della VF non è stata solo una messa in scena, ma è stato un calarsi nel ruolo, un viaggio ai confini di questa nostra bellissima terra, un viaggio lungo percorsi irti, vertiginosi. Un viaggio in quei luoghi remoti in cui, l’unica frase che vale è “tanto a me non è successo niente”. E’ come una sedia vecchia, lasciata marcire sotto un telo in un solaio e, i ragazzi del Caio Plinio con la prof. ssa Mattaliano, non hanno fatto altro che togliere quel telo e riportare la sedia alla luce. Perché ci sono persone che lottano, tutti i giorni, come Salvatore e non bisogna lascarle mai sole. Ci sono uomini tutti d’un pezzo, come il magistrato Anghileri, presidente della sezione penale del tribunale di Como, ieri presente alla simulazione del processo, che ricordandosi del collega morto ucciso dalla mafia non riesce più a parlare e le parole gli si spezzano in gola. E forse è arrivato il momento di smettere di ricordare Salvatore come “il fratello di Paolo”: Salvatore Borsellino, ingegnere, è un uomo che lotta per la giustizia.
Enrica Corselli (Antimafiaduemila, 15 marzo 2010)


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