Prosegue senza sosta lo stillicidio di lettere anonime contenenti minacce di morte indirizzate al Pubblico Ministero di Palermo Nino Di Matteo. Nonostante queste lettere contengano informazioni precise e dettagliate sugli spostamenti del magistrato palermitano ed il Prefetto di Palermo Umberto Postiglione avesse annunciato un dovuto potenziamento delle misure di sicurezza per lo stesso Di Matteo, rimangono tutt’oggi delle macroscopiche ed incredibili lacune nel sistema di sicurezza del magistrato. I fatti sono stati segnalati il 27 maggio da Giorgio Bongiovanni, direttore della rivista Antimafia Duemila, ed approfonditi il 2 giugno da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, giornalisti del Fatto Quotidiano.
Sotto la casa della madre di Di Matteo viene eseguita la bonifica dinamica, ma non c’è alcuna telecamera che vigili la zona, né tanto meno è presente una zona di rimozione. E’ come se 21 anni fossero passati invano dal 19 luglio 1992, giorno della strage di via D’Amelio.
La terza auto di scorta (che è stata aggiunta alle due blindate già assegnate a Di Matteo) non è blindata: ognuno di noi può immaginare come potrebbe riparare i suoi occupanti da un attacco armato.
I tombini stradali collocati nelle vicinanze dell’abitazione del PM di Palermo non sono adeguatamente piombati e, dopo essere stati controllati, possono essere manomessi con facilità da chiunque come lo stesso Bongiovanni ha verificato personalmente.
Rinnoviamo l’appello lanciato da Giorgio Bongiovanni alle autorità preposte alla sicurezza di Di Matteo e dei suoi agenti di scorta perché la loro protezione sia prontamente rafforzata e resa veramente efficace.
Nel frattempo, di fronte all’inerzia delle Istituzioni e al laborioso approfondimento da un ufficio all’altro di dossier sui dispositivi jammer (noti dalla fine degli anni ottanta), i cittadini fanno tutto ciò che possono e si organizzano per colmare le lacune lasciate dagli Organi dello Stato nel sistema di protezione dei suoi uomini più esposti.
Ecco la cronca dell’evento che, su inziativa di Anita Rossetti, ha avuto luogo ieri 1 giugno presso il comune di Galatina in provincia di Lecce.
Questo post è dedicato a Nino Di Matteo, agli agenti della sua scorta e alle loro famiglie.
Marco Bertelli
E’ stato un momento davvero emozionante, soprattutto quando ho dovuto spiegare loro chi fosse Di Matteo e perché quasi nessuno di loro ne avesse mai sentito parlare.
Ho precisato che prendere posizione a sostegno del PM di punta del processo sulla trattativa Stato-mafia, significa difendere anche il testimone chiave Massimo Ciancimino, sulla cui testimonianza si basa una parte del processo. Significa anche difendere tutti coloro che sono impegnati nella ricerca di Verità e Giustizia di cui il nostro, ma soprattutto loro Paese, ha estremo bisogno.
Anita Rossetti

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