I miei capelli bianchi e l’esperienza accumulata sul campo, mi consentono di dissentire sulla sua idea, mi spiego. Innanzi ai miei occhi scorre un film colmo di persone che si sono immolati per difendere le leggi ed il vivere nella legalità: compreso il martirio di suo padre, Dr. Fava. E, se noi in Sicilia abbiamo avuto una Cosa nostra agguerrita e stragista, in parte lo dobbiamo alla strana cecità di uno Stato, che poi tanto strana non era, di non veder la pericolosità della mafia. Sin da ragazzo sono stato testimone di questa latitanza ed ancora oggi, assistiamo al paradosso di avere senatori e ministri collusi con la mafia nel pieno ruolo istituzionale.
E’ cambiato qualcosa, rispetto alla mia tenera età? Si! I morti ammazzati con la complicità di uno Stato che mai e poi mai ha voluto combattere la mafia. Ma lei queste cose Dr. Fava le conosce. Ma, forse, non conosce i meccanismi e il modo intrinseco di comunicazione tra detenuti e esterni al carcere o addirittura all’interno del carcere medesimo. Questo meccanismo comunicativo per anni è stato il pilastro del mantenimento del potere dei Capi mafia detenuti, i quali attraverso un social network invisibile, riuscivano sempre ad essere i leader incontrastati. Le cito un esempio che potrebbe scaturire ilarità, ma ahimè, dimostra quanta compiacenza c’era verso i mafiosi. Saro Riccobono, capo di una famigghia, ricercato dalla polizia, si recò all’Ucciardone per festeggiare il compleanno di un affiliato a Cosa nostra e tutto a base di aragoste e champagne. Ma, non fu trattenuto a festa ultimata, no! Uscì tranquillamente dal carcere. E, poi, quando all’inizio degli anni ottanta Chinnici, Cassarà, Falcone e Borsellino, iniziarono la “primavera palermitana” alla lotta alla mafia, tanti la osteggiarono. In seguito ci furono gli arresti di capi e gregari e giunsero i pentiti che ci e mi raccontarono come i mafiosi riuscivano a comunicare da dentro le carceri. Ma, tanti onesti servitori dello Stato pagarono con la vita. Editare il 41/bis fu una scelta obbligata e ponderata che nel corso degli anni ha dato i suoi frutti, tant’è che col papello attribuito a Totò Riina, i mafiosi ne chiesero la soppressione o quanto meno renderlo meno rigido. E, per meglio far comprendere quanto sia importante una modifica per i mafiosi, basta fare riferimento alle stragi del 92/93. Ne consegue che il mantenimento del 41/bis non rappresenta una debolezza dello Stato, ma semmai il contrario, ovvero impedire gli errori del passato.
Quindi, Dr. Fava, lasciamo il 41/bis nella sua interezza, perché Cosa nostra attende fiduciosa il momento propizio di “ Calati juncu ca passa ‘a china“, anche attraverso il 41/bis. E, noi dobbiamo impedirglielo per onorare i nostri morti per mano mafiosa.
Quindi, Dr. Fava, lasciamo il 41/bis nella sua interezza, perché Cosa nostra attende fiduciosa il momento propizio di “ Calati juncu ca passa ‘a china“, anche attraverso il 41/bis. E, noi dobbiamo impedirglielo per onorare i nostri morti per mano mafiosa.

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