Da due anni è diventato il testimone delle più delicate inchieste di mafia. Massimo Ciancimino, 45 anni, figlio di Vito, ex-sindaco Dc di Palermo, una vita passata tra la politica e la mafia. Ad oggi ha reso una sessantina di verbali alle procure di Palermo, Caltanissetta e Catania. Di questi oltre una ventina stanno per essere depositati dai Pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia al processo per la mancata cattura di Binu Provenzano. Temi che scottano, pezzi di storia criminale e non solo. Lontani i tempi per Ciancimino jr delle feste della movida palermitana che negli anni ’80 e ’90 lo vedevano sempre in prima fila. Oggi che vive sotto scorta l’unica cosa che gli fa perdere il sorriso è la parola pentito. «Di cosa dovrei pentirmi? Il mio cognome non l’ho scelto. Solo i miei errori mi appartengono,ma ho ancora tempo per rimediare». Forse è pure per rimediare che da due anni rilascia una mole impressionante di dichiarazioni alle procure di mezza Italia, anche se le malelingue dicono che la scelta di parlare con i magistrati va fatta risalire alla cattura di Provenzano, l’amico di una vita di suo padre. Dal carcere, il boss non lo potrebbe più proteggere. Cresciuto all’ombra di don Vito – da cui ha ereditato il gusto per gli affari e una certa diabolica velocità di pensiero – le dichiarazioni di Ciancimino jr potrebbero rivoluzionare tante mezze verità. Da quella sulla trattativa tra Stato e mafia che sarebbe iniziata subito dopo la morte di Giovanni Falcone nel maggio 1992, a quella sulla strage di via D’Amelio.
Nel suo salotto palermitano e romano prendevano posto politici e magistrati, ma anche giornalisti, uomini dei servizi segreti, imprenditori famosi e ufficiali dei carabinieri. Tra questi con certezza vi furono appunto Mori e De Donno. Nel corso di questi incontri tra l’estate e l’autunno del ’92, secondoil figlio di Vito, sarebbe avvenuto il passaggio di mano del Papello e furono poste le condizioni per la cattura di Riina, “tradito” dal compare di una vita Provenzano. Una circostanza sempre negata dai due ufficiali. Intanto Ciancimino jr, dopo essere stato condannato in appello a 3 anni e 4 mesi per aver riciclato parte dell’eredità paterna, è atteso il prossimo primo febbraio al processo per la mancata cattura di Provenzano. Proprio nell’aula bunker dell’Ucciardone, teatro del maxiprocesso dove sfilarono i grandi pentiti di mafia. Ma non chiamatelo pentito.
Fonte: L’Unità (Nicola Biondo, 11 Gennaio 2010)

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