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I portavalori

di Marco Travaglio – 21 novembre 2015

S’illudono, i bastardi, di modificare le nostre abitudini, il nostro stile di vita, i valori della nostra civiltà. Ma non hanno fatto i conti con la nostra classe politica, che anche in questi giorni convulsi dà prova di nervi saldi e grande compostezza, restando fino in fondo se stessa. Il buon esempio viene da Giorgio Napolitano che, nelle sue vesti di presidente emerito della Repubblica, ha voluto impartire alla cittadinanza tutta una lezione di etica pubblica e dovere civico: convocato due anni fa dalla Corte d’assise di Caltanissetta a testimoniare nel processo sulla strage di via D’Amelio, su richiesta del fratello del giudice assassinato Paolo Borsellino, ha fatto sapere che non ci pensava neppure perché le domande che gli avvocati e i giudici gli avrebbero posto non gli parevano interessanti, anzi di una “assurda vaghezza”, e poi lui non sa e non ricorda nulla. Ieri la Corte, anziché spiegargli che l’utilità di un teste la decidono i giudici e non il teste, che i magistrati e gli avvocati fanno le domande che vogliono e che il teste ha il dovere di rispondere a tutte dicendo possibilmente la verità, ha improvvisamente scoperto che è “manifestamente superflua” la sua deposizione che essa stessa aveva ritenuto strettamente necessaria per l’accertamento della verità. L’episodio è un formidabile stimolo a tutti i cittadini perché collaborino con la giustizia e dicano tutta la verità nei tribunali, anche a rischio della vita. È uno dei fondamenti della nostra civiltà: se sei potente,decidi tu se testimoniare o no (e di solito è no); se sei un cittadino comune e provi a fare altrettanto, ti incriminano per reticenza e ti mandano a prendere dai carabinieri.  

La Cassazione ha annullato, ma solo per chiedere una nuova deliberazione ai giudici, l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip e confermata dal Riesame a carico del senatore Antonio Azzollini (Ncd), indagato per associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta e induzione indebita nel mega-crac del polo sanitario pugliese della Divina Provvidenza e salvato dall’arresto grazie al voto di scambio degli amici senatori (il solito inciucio Pd-Forza Italia-Centro). Il premier Matteo Renzi, anziché starsene zitto o provare a capirci qualcosa, ha dato fiato alla lingua con una serie di castronerie da ripetente di prima elementare: “Ci vuole più rispetto per la presunzione di innocenza” (ma qui nessuno ha mai detto che Azzollini fosse colpevole, né la Cassazione s’è sognata di dire che sia innocente). “È finito il tempo in cui in Italia bastava un avviso di garanzia per condannare qualcuno” (ma qui non c’era un avviso di garanzia: c’era un ordine di arresto che il Senato poteva fermare solo nel caso di un conclamato fumus persecutionis ai danni del politico; il fumus però era già stato escluso in radice dal voto di merito della giunta per le autorizzazioni a procedere; cio nonostante l’aula salvò il senatore dalle manette, mentre gli altri coindagati finirono regolarmente in galera). È un altro principio-cardine della nostra civiltà: se stai in Parlamento la fai franca, se stai fuori sei fottuto.  

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca, tanto per cambiare, ha insultato il sottoscritto, reo di aver ricordato in tv che, se è ancora al suo posto, è solo grazie a una sentenza comprata dai faccendieri del suo staff con la promessa di una promozione al marito della giudice che l’ha scritta. Sentenza scritta coi piedi, contro il diritto e il buonsenso, per neutralizzare un decreto di sospensione adottato dal premier e segretario del suo partito in ossequio a una legge dello Stato (la Severino, di cui la Consulta ha appena stabilito la piena legittimità). La giudice in questione, Anna Scognamiglio, sta per essere trasferita d’ufficio dal Csm perché a Napoli “non può svolgere le sue funzioni con piena indipendenza e imparzialità” il suo lavoro. Quindi anche la sentenza che lascia De Luca al suo posto non è stata né “indipendente” né “imparziale”, infatti fu venduta da suo marito “con lusinghe e minacce”, “strumentalizzando il ruolo” della consorte. Ma il premier-segretario Renzi, così loquace sul caso Azzollini, non difende neppure il suo decreto di sospensione e lascia De Luca al suo posto di governatore abusivo e fuorilegge. È il terzo pilastro della nostra civiltà: le leggi ai nemici si applicano e per gli amici si ignorano.

Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano del 21/11/2015)

 

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