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I pm: Canali “favorì la mafia”

Rischia un processo per falsa testimonianza con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra, Olindo Canali, un giudice della quinta sezione penale del Tribunale di Milano. E’ la sezione che processerà, dal 21 novembre, Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede per i bunga bunga del premier. Ma non farà parte del collegio. La richiesta di rinvio a giudizio per Canali, ex pm a Barcellona Pozzo di Gotto, è stata firmata dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone e dal pm, Federico Perrone Capano. La vicenda è intricata. Di mezzo c’è un capomafia, Giuseppe Gullotti, condannato a 30 anni come mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano. L’accusa fu rappresentata proprio da Canali. Il pm, però, si dimenticò di scrivere nell’imputazione l’aggravante della premeditazione e così il boss si è risparmiato l’ergastolo. La procura reggina scrive che Canali “deponendo come testimone” al processo d’appello “Mare nostrum”, contro la mafia messinese, “negava il vero sostenendo di non aver redatto documenti e memoriali relativi all’omicidio Alfano. E negava il vero, sostenendo di non aver ricevuto confidenze da Beppe Alfano… con l’aggravante” di aver agevolato Cosa nostra e in particolare Gullotti.
I guai per Canali cominciano il 9 marzo 2009, al processo d’appello “Mare nostrum”. La difesa di Gullotti sfodera un documento non firmato. L’anonimo insinua che le dichiarazioni del pentito Maurizio Bonaceto, in merito all’uccisione di Alfano, sono false e che ne erano a conoscenza l’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile della famiglia del giornalista e l’appuntato dei carabinieri Piero Campagna, fratello di Graziella Campagna, altra vittima di mafia. Gullotti, si legge, sta pagando un omicidio che non ha commesso. La difesa del boss attribuisce lo scritto a Canali e chiede la sua testimonianza. La Corte rigetta la richiesta, perché il documento non è firmato. Ma pochi giorni dopo avviene un colpo di scena. Canali invia un fax al procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata (indagato attualmente dalla procura di Reggio Calabria) con il quale dichiara di essere l’autore del documento. La Corte, quindi, lo chiama a testimoniare. La difesa Gullotti gli chiede se aveva scritto un altro memoriale sull’omicidio Alfano. Canali nega. Un altro legale, chiede se avesse ricevuto da Alfano notizie sull’omicidio del boss Giuseppe Iannello. Canali nega. A quel punto, l’avvocato Repici scrive alla procura reggina che la testimonianza di Canali è falsa. Aggiunge che il 9 gennaio 2006 il pm gli aveva mandato un altro memoriale nel quale racconta le confidenze di Alfano sull’omicidio Iannello e il ruolo di Gullotti; le altre confidenze del cronista sulla latitanza del boss Nitto Santapaola a Barcellona. Repici, quel materiale l’aveva già consegnato all’antimafia di Messina, il 15 dicembre 2006. Stava, infatti, indagando sui mandanti occulti dell’omicidio del giornalista. Dopo l’apertura dell’inchiesta calabrese, il Csm ha trasferito Canali a Milano e gli ha cambiato le funzioni: da pm a giudice.

Antonella Mascali – Il Fatto Quotidiano – 20 ott. 2011


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