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I cimiteri di mafia? Il disonore di un Popolo.

Il ritrovamento dei resti di due persone scomparse, nel messinese, dimostra con tutta la ferocia possibile che uomini, o presunti tali, sono capaci, oltre a togliere la vita, di negare ai familiari delle vittime la cristiana preghiera ed impedire loro di posare un semplice fiore. No! Tutto questo è inaccettabile in terra di Sicilia; una terra per certi versi martoriata, punita e resa infertile del più elementare e sacrosanto diritto alla vita. Uno sparuto numero d’individui, per decenni e decenni si sono eretti a giudici, carnefici e necrofori, ponendo in essere nefasti omicidi, non solo di uomini, ma persino di indifese donne e bambini. Per tutte le donne ricordo Antonella Bellomo, che nonostante avesse dichiarato di essere incinta di tre mesi, la trucidarono insieme al fidanzato Vincenzo Milazzo. Li trovammo noi della DIA su segnalazione di un pentito nel territorio del trapanese: erano sottoterra.

Per anni, anni ed anni la classe politica e lo Stato italiano hanno permesso, negligentemente, che in buona parte del territorio italico, fosse in uso l’applicazione costante e sistematica della pena di morte, salvo poi recarsi all’Onu condannando la pena capitale. Ma anche su queste dichiarazioni di principio ci sarebbe da disquisire giacchè poi, “gabbato lu santu”, gli affari con Paesi ove vige la pena di morte hanno fatto dimenticare le affermazioni di condanna.

Limitandomi alla pena di morte in uso nel nostro Paese, viene da chiederci: perché un intero Popolo deve subire l’onta di una democrazia incompiuta? Non credo che, sin quando avremo interi territori in mano alle associazioni criminali, noi come società potremo considerarci un “Popolo” libero d’esprimere tutta la nostra imprenditorialità e addirittura la nostra libera convinzione del pensiero senza aver timore di ritorsioni.

Il ricorso all’uso frequente dell’omicidio, come arma dissuadente per raggiungere i propri fini è il peccato originale che non si è voluto capire sin dagli anni trascorsi. E’ stato comodo farli etichettare, non solo dalla società intera, ma dallo Stato, come omicidi interni al mondo delinquenziale. Invece si sarebbe dovuto dare una valenza prioritaria per far cessare sul nascere l’insorgere dei primi omicidi. E’ stato molto facile far finta d’inquadrare (di considerare??) gli omicidi come un fatto localistico del sud Italia: le stragi del 92/93 sono il risultato di questa miopia d’insieme.

Ma d’altronde quando una Nazione non è in grado di salvaguardare la vita dei propri “figli” e quando uno Stato di fatto abdica, consegnando una grossa fetta del proprio territorio alla malavita organizzata, come poteva (avrebbe potuto? o può?) impedire l’eliminazione dei propri fidi servitori?

L’avrebbe potuto fare se la contiguità collusiva non fosse stata il “sale” che ha alimentato per decenni i rapporti Stato/Mafia: rapporti ampiamente dimostrati da sentenze giudiziarie e con quelle che potrebbero arrivare, se si rinvenisse l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino o con l’accertamento della verità sulla presunta “trattativa”.

L’ultima notizia del ritrovamento dei due cadaveri sarà presto dimenticata: la cronaca è piena di “cimiteri” di mafia quindi perché parlarne oltre, perché evidenziare un odioso costume tutto italico? E, come capita spesso, ci indigneremo per il prossimo rinvenimento. Mentre sarebbe quanto mai necessario approfondire e studiare le motivazioni di tale e aberrante ricorso. Un altro aspetto, non secondario, è quello di un reale censimento, a partire dagli anni 50 sino ai giorni nostri, per quantificare quante persone sono state eliminate con la cosiddetta “lupara bianca”. Quanti sono i Desaparecidos ad opera della mafia ed i cui familiari oramai non reclamano nemmeno più di conoscere la verità sui propri cari?

Non tutti conoscono il vero significato terminologico di “lupara bianca”. Banalmente si può sintetizzare dicendo che è l’eliminazione fisica di una persona mediante il sequestro e che spesso la vittima viene sottoposta a torture per estirpare informazioni o in altre occasioni, infierire distillando violenza. Le varianti per giungere all’eliminazione fisica sono molteplici e le più frequenti sono l’incaprettamento e lo strangolamento. Mentre l’occultamento dei cadaveri ha visto nel corso degli anni metodologie diverse. C’è stato nel finire dello scorso secolo un ricorso all’acido per sciogliere i cadaveri ma poi le mafie nella generalità hanno preferito il metodo tradizionale, ovvero seppellire i corpi.

E noi non troveremo mai un “cimitero di mafia” ove tutte le “famigghie” o le “’ndrine” calabresi seppelliscono i cadaveri. No! L’occultamento avviene esclusivamente nel territorio di competenza, ove è assicurato il più alto livello di omertà, e per ridurre al massimo l’intercettazione da parte della polizia..

I cimiteri di mafia rappresentano lo specchio dell’impotenza del nostro Paese e sono la prova provata del Disonore di un Popolo.

Pippo Giordano
 

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