Mai la parola guerra è stata usata a sproposito, talchè per configurasi una guerra occorre che ci siano due o più belligeranti. Nel caso ipotizzato da Eugenio Scalfari, non c’è stata assolutamente nessuna guerra. Semmai abbiamo assistito all’attacco simil terroristico di Cosa nostra, mietendo vittime innocenti. Il resto è pura filosfia spicciola e quindi cito quanto affermato dal noto giornalista Scalfari. “Ci sarebbe da distinguere tra trattativa e trattativa. Quando è in corso una guerra la trattativa tra le parti è pressoché inevitabile per limitare i danni. Si tratta per seppellire i morti, per curare i feriti, per scambiare ostaggi”. Parole di Eugenio Scalfari: parole che mi ripugnano e invito il signor Scalfari a fare qualche viaggietto per ridire innanzi ”ai morti seppelliti” il suo pensiero. Se si trovasse a Palermo, vada al cimitero di Santa Maria di Gesù. Una volta entrato percorra qualche metro e vedrà sulla sua destra una cappella di “un seppellito” ovvero Paolo Borsellino. Poi, inviti il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, a radunare tutti i feriti della strage di via Dei Georgofili, ovviamente dopo aver visitato i luoghi dei “morti seppelliti” e quindi dica ai feriti che le lesioni sono state necessare e finalizzate a trattare con lo Stato.
Potrei suggerire anche di fare un viaggio a Milano a trovare gli altri “morti seppelliti”. Signor Scalfari, però lei non dice perchè è scaturita la guerra e chi l’ha originata e soprattutto chi ha tratto benefici. L’omicidio dell’on. Lima non le dice nulla? Il periodo post mortem di Lima, ha favorito qualcuno?
Ora vorrei parlare di intercettazioni.
Il presidente del Consiglio Monti, si è lasciato trasportare da quelle che sono le reiterate ed ingiuste preoccupazioni sull’uso delle intercettazioni telefoniche. E, quindi dissento totalmente sul contenuto delle sue dichiarazioni. In particolare il prof Monti interviene nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia, e dice: “E’ peraltro evidente – ha aggiunto Monti – a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi”, per cui “è compito del governo prendere iniziative a riguardo”. Il riferimento è sul “caso” Napolitano – Mancino e segnatamente sulle telefonate intercettate tra il Capo dello Stato e Nicola Mancino.
Anche Monti, pertanto, si è inserito in quella che definisco “inutile diatriba” tra poteri dello Stato. In buona sostanza l’operato della Procura palermitana appare talmente lapalissiana e in linea con i dettami della Legge sulle intercettazioni, che non c’è nulla sotto il sole d’agosto. Il vero problema, è che tutti sono consapevoli che i PM di Palermo non hanno commesso nessuna violazione deontologica e che i “contrasti” volutamente creati ed amplificati non sono altro che “cummugghiare” (coprire) i nervi scoperti di una casta incline un giorno sì e l’altro pure, a sbeffeggiare il Diritto penale. C’è qualcuno che ancora oggi ritiene di essere untouchable, non è così! La Legge penale è uguale per tutti, quindi se ne facciano una ragione. Il tema delle intercettazioni, è stata la spina sul fianco del passato governo Berlusconi: chilometri di inchiostro è stato versato nel tentativo di stoppare la Magistratura italiana di compiere l’attività investigativa, proprio nei confronti della casta. Il presidente Monti nella surrichiamata intervista, afferma: “…..“E’ peraltro evidente – ha aggiunto Monti – a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi”. Ecco, Presidente, poichè non sono noti gli abusi da Lei ricordati, ci potrebbe illuminare?
L’uso delle intercettazione è stato il “pane quotidiano” che ha accompagnato tutta la mia attività investigativa, quindi ne capisco un’anticchia (un pochino). Non sono in grado di quantificare quante conversazioni telefoniche, ambientali e persino epistolari, ho registrato, ma per difetto direi qualche migliaio. E, appunto per tale conoscenza, oserei dire che praticamente è impossibile compiere abusi. Nel caso di specie, ossia le telefonate tra Napolitano e Mancino, nessun abuso, allo stato, è emerso. Allora, senatore Monti dove sta la violazione? Non mi pare che il contenuto delle telefonate sia stato reso noto e premesso che le postazioni d’ascolto non sono presenziate in modo continuo (salvo in alcuni casi ad esempio quando è in corso una richiesta estorsiva), che cosa avrebbe dovuto fare l’ufficiale di polizia giudiziaria, allorquando si è reso conto degli interlecutori? Credo che abbia fatto quello che la Legge impone, registrare e annotare sul “brogliaccio” il contenuto della conversazione. Materialmente egli non poteva interrompore la registrazione: non spettava a lui. Quindi, lasciate che la Procura di Palermo, in piena autonomia, faccia il proprio dovere Istituzionale e, peraltro, sono convinto che nessuno abuso sia stato posto in essere. Comunque, i fatti di specie saranno esaminati nelle sedi competenti. Mi auguro che questo caso, non venga usato per togliersi dei sassolini dalle scarpe e soprattutto che non venga usato come pretesto per imbavagliare l’azione dei Magistrati. L’intercettazione telefonica e ambientale è uno strumento necessario per compiere investigazioni tendenti a raggiungere elementi di conoscenza di un reato o interrompere quelli in atto. Presidente Monti ne tenga conto per favore!
Pippo Giordano

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