Un lungo viaggio negli ultimi 57 giorni di vita di Paolo Borsellino. La sua corsa contro il tempo per individuare gli assassini di Giovanni Falcone. La consapevolezza del giudice della “trattativa” in corso tra mafia e Stato e la sua lotta incondizionata per opporvisi. Il dolore e la solitudine di un uomo fino all’estremo sacrificio. Dietro di lui l’accelerazione della strage di via D’Amelio per eliminare “l’ostacolo” a quel patto scellerato. Le terribili responsabilità di una parte dello Stato colluso con Cosa Nostra nelle stragi del ’92 e del ’93. Un’agghiacciante verità che lentamente, ma inesorabilmente, sta emergendo a distanza di tanti anni e che potrebbe riscrivere la storia del nostro Paese.
Nel testo viene riportata l’anticipazione del documento multimediale contenuto nel fascicolo delle nuove indagini sulle stragi del ’92 che la procura di Caltanissetta si appresta a depositare: la ricostruzione in 3D della strage di via D’Amelio. Attraverso questa moderna tecnica gli investigatori intendono rappresentare in ogni dettaglio la scena dello scoppio dell’autobomba, anche per mostrare la precisa traiettoria tracciata dal blocco motore della 126 imbottita di tritolo: dal punto dell’esplosione, fino al luogo esatto in cui è stato rinvenuto.
Il racconto ripercorre con dovizia di particolari momenti importanti della vita di Paolo Borsellino, per poi approdare al mistero della scomparsa dell’agenda rossa del giudice e alle ultime indagini sulle stragi e sulla “trattativa”. Dalla segnalazione dell’esistenza della fotografia del carabiniere con in mano la valigetta del magistrato assassinato che ha portato ad una frenetica attività investigativa mirata a scoprire chi avesse rubato quell’agenda, fino alla pietra tombale posta dalla Cassazione su questo “buco nero” nella nostra fragile democrazia.
La “trattativa” intanto è diventato un vero e proprio “accordo” tra due poteri. L’ombra di un depistaggio istituzionale dietro la strage di via D’Amelio prende forma sempre di più attraverso il lavoro degli investigatori. Ma la forza dell’integrità morale del giudice Borsellino torna a rivivere nell’impegno di chi pretende la verità su quelle stragi di Stato. Le testimonianze di alcuni protagonisti di quei giorni restituiscono ora e sempre l’immortalità di Paolo Borsellino.
Con un’intervista esclusiva a Manfredi Borsellino.
Prefazione di Antonio Ingroia
Non è il primo libro dedicato a Paolo Borsellino e non sarà l’ultimo. Almeno lo spero. Perché la copiosa letteratura che si è formata spontaneamente intorno alla sua vicenda umana e professionale testimonia il crescere di interesse per la figura di questo eroe moderno della nostra democrazia. Un vero modello di vita da proporre ai nostri giovani, davvero alternativo rispetto ai modelli devianti spesso imposti dall’imperante semplicismo mediatico, tutti imperniati sulla furbizia, la prevaricazione, l’indifferentismo etico e l’egoismo morale. E non solo. Perché l’abbondanza della letteratura sulla morte di Paolo Borsellino attesta anche quanto sia urgente l’aspettativa di verità, inappagata la sete di giustizia, diffusa l’esigenza di chiarezza su una vicenda ancora troppo oscura, gravida di ombre, schiacciata dai buchi neri dei silenzi e dei depistaggi istituzionali.
Il principale merito di questo bel libro di due giornalisti franchi e coraggiosi come Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo è quello di essere riuscito a essere diverso dagli altri, dai tanti libri – anche pregevoli – dedicati al tema. Perché non è un libro come gli altri. In primo luogo, perché non sposa tesi precostituite o ipotesi più o meno congetturali. Certo, non è del tutto imparziale. Perché è un libro partigiano, nel senso che fa le sue scelte di campo. Ma sono scelte di campo chiare, le stesse di Paolo Borsellino. Sta dalla parte della Verità e della Giustizia. A qualsiasi costo. In secondo luogo, perché lo fa con uno stile originale e complesso. Perché usa lo stile narrativo, ma non è solo il racconto drammatico degli ultimi giorni di vita di Borsellino. Usa lo stile del reportage giornalistico, ma non è soltanto un’inchiesta giornalistica. È l’uno e l’altro. È la cronaca appassionata degli ultimi giorni di Borsellino. Giorni drammatici, dalla strage di Capaci, dove Borsellino perdeva, nello stesso momento, l’amico più grande e il collega più prezioso, fino a via D’Amelio, suo tragico epilogo, attraverso un itinerario irto di ostacoli, sempre più in salita. Una specie di calvario di iniziazione, alla fine del quale Borsellino forse trova la verità della strage di Capaci o ci arriva così vicino da rimanere vittima di quella stessa scoperta. Ma il libro è anche una preziosa e aggiornata guida per il lettore fra le più importanti informazioni e acquisizioni sulla verità di quella stagione stragista.
È per questo motivo, per questa struttura, che nella prima parte del libro funziona bene il racconto in forma narrativa, che riproduce molto efficacemente l’atmosfera da tragedia greca di quella vicenda umana, con quel senso immanente di morte che trasuda dalle pagine, attorno a temi eterni come il sacrificio, il martirio, la verità, l’altruismo etico.
E quando la storia sembra finire, con la tragica morte di Borsellino, ecco che ricomincia, riprende il suo cammino sulle gambe di altri uomini. Perché è questa la novità del libro. Prima il racconto di quei giorni, che non è quasi mai narrazione individuale, in soggettiva, ma è storia corale, attraverso i testimoni, i familiari, gli amici, i colleghi più cari di Borsellino che raccontano i momenti più intensi di quelle giornate di passione, e che da testimoni e da cittadini si propongono come prosecutori dell’opera dei caduti di cui hanno raccolto il testimone. Ed esaurito il racconto, inizia la vera propria inchiesta giornalistica, che ha il merito di essere l’ultimo e il più aggiornato quadro dello stato delle indagini su quella strage, terribile e ancora oggi oscura. Con i suoi depistaggi, deviazioni dalla verità, dubbi, ombre e buchi neri. Tutte vicende non ancora concluse, alcune delle quali mi vedono protagonista, o testimone dei fatti accaduti nel 1992, accanto a Paolo Borsellino – il mio maestro, il magistrato col quale ho iniziato la mia carriera di pubblico ministero antimafia – o come investigatore che oggi si trova a indagare su vicende collaterali, ma verosimilmente collegate alla strage. Per esempio la cosiddetta trattativa che si sarebbe sviluppata fra Stato e mafia proprio a cavallo delle due stragi palermitane. Senza poter entrare, per ovvie ragioni di riserbo investigativo, nel merito delle vicende narrate nel libro, non posso non rilevare quanto minuziosa, precisa, distaccata e obiettiva sia la ricostruzione dei fatti e delle inchieste ancora aperte che qui viene fatta, parlando di tutti i misteri: dalla trattativa, alla scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino, ai dubbi sul luogo dal quale venne premuto il telecomando dell’autobomba, ai retroscena della falsa collaborazione di Vincenzo Scarantino, fino ai tanti sospetti sui depistaggi istituzionali su cui sta indagando l’autorità giudiziaria di Caltanissetta.
Insomma, una storia aperta che non ha, non può ancora avere una sua conclusione fin quando non verrà scoperta tutta la verità su una delle stragi di mafia più anomale della storia della nostra Repubblica, e che perciò trova la spiegazione più plausibile della sua anomalia nella sua matrice verosimilmente non solo mafiosa, come sospettammo tutti fin dalla stessa sera della strage. Un’intima consapevolezza di tanti che ora sembra diventare concretezza investigativa, e forse si appresta a trasformarsi in certezza probatoria.
Un importante contributo alla chiarezza in un momento di grande confusione nel nostro Paese, all’emergere della verità in una fase molto delicata della storia d’Italia. Con l’augurio che coloro che quella Verità la vogliono fortemente riescano a prevalere sui Nemici della Verità e della Giustizia.
Di strage in mistero
Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo
Aliberti editore www.alibertieditore.it pp. 363 € 16,50
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