L’estate appena trascorsa dev’essere stata molto rilassante dato che ha riconciliato la memoria a molti smemorati che l’avevano persa 17 anni fa in occasione della strage di Via D’Amelio.
Smemorato 1.
Il primo a ritrovare la memoria a tempo determinato è l’ex magistrato, ex politico e di nuovo magistrato Giuseppe Ayala che ha dichiarato il 23 luglio 2009 ad Affaritaliani.it, nel pieno delle rivelazioni sul periodo delle stragi, che Nicola Mancino, nel ’92 Ministro dell’Interno, gli ha personalmente confessato di aver incontrato Borsellino al Viminale il 1° luglio 1992 e gli ha mostrato a conferma del fatto una sua agenda personale, nella quale scriveva i suoi appuntamenti, con un’annotazione concernente proprio l’incontro con il magistrato palermitano ucciso 18 giorni dopo. Subito dopo le dichiarazioni di Ayala, Mancino si affretta a smentire e a ribadire la sua posizione: “non ricordo di aver mai incontrato Borsellino” e “non posso escludere che Borsellino fosse tra le numerose personalità che vennero ad omaggiarmi il giorno del mio insediamento al Viminale. Se così fosse ci sarà stata solo una stretta di mano.” Gaspare Mutolo (collaboratore di giustizia), invece, che quel giorno era con Borsellino, racconta di una telefonata che il giudice ricevette durante il suo interrogatorio e di una frase di congedo “devo andare, mi ha telefonato il Ministro.” Quando Borsellino tornò dal Viminale, Mutolo lo descrisse talmente sconvolto da aver acceso due sigarette insieme senza accorgersene perchè, disse Borsellino a Mutolo, Parisi gli aveva fatto incontrare Contrada. Un’altra testimonianza a riscontro del possibile incontro Borsellino-Mancino è quella del Procuratore aggiunto Vittorio Aliquò che ha dichiarato di aver accompagnato personalmente Paolo Borsellino alla porta dell’ufficio del neo Ministro rimanendo fuori. Ultimo elemento rilevante è l’annotazione, scritta da Paolo Borsellino stesso, sulla sua agenda grigia, nella quale il giudice scriveva alcuni dei fatti più significativi della giornata trascorsa. Alle ore 18.30 del 1° luglio 1992, Borsellino annotò: “Parisi”, mentre alle 19.30: “Mancino”.
Ayala, folgorato sulla via di Damasco, vede la luce e smentisce se stesso, confermando la versione di Mancino con molte scuse.
Smemorato 2.
Il 24 luglio ritrova la memoria in differita anche Luciano Violante che, dopo aver appreso attraverso i quotidiani nazionali le nuove rivelazioni di Massimo Ciancimino su presunte richieste di “copertura politica” avanzate da Vito Ciancimino, si è spontaneamente e frettolosamente presentato, dopo ben 17 anni, davanti agli inquirenti palermitani per dare la sua versione dei fatti. Violante ha dichiarato di essere stato avvisato dal Colonnello Mario Mori che Vito Ciancimino era interessato ad incontrarlo “in via diretta e riservata. Un incontro non istituzionale” (Corriere della Sera, 24 luglio 2009). Secondo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino “della trattativa doveva essere informato il presidente della commissione antimafia Luciano Violante. Un altro misterioso interlocutore aveva invece detto che il ministro Mancino già sapeva” (La Repubblica, 24 luglio 2009). Violante ha messo a verbale di aver rifiutato l’incontro con l’ex Sindaco di Palermo e lo stesso Vito Ciancimino riferì che Violante alla fine non fu informato della trattativa.
Smemorato 3.
Ieri sera (8 ottobre 2009) è suonata la sveglia anche per Claudio Martelli che si ricorda un piccolo particolare che proprio non interessava a nessuno, se si escludono le Procure di Caltanissetta e Palermo, la famiglia di Borsellino, gli italiani onesti che gridano giustizia, la stampa libera (quei rari esemplari che ci sono rimasti), ecc.. Ad Annozero in un’intervista alla giornalista Dina Lauricella, Claudio Martelli, Ministro della giustizia già da prima dell’insediamento di Mancino, ha dichiarato: “mi fu formalmente comunicato dal Direttore degli Affari Penali del Ministero, Dottoressa Liliana Ferraro, la principale collaboratrice di Giovanni Falcone, che era venuto a trovarla il Capitano De Donno, il quale l’aveva informata che Ciancimino aveva intenzione di collaborare, collaborazione che si sarebbe esplicata se lui avesse avuto delle “garanzie politiche” e Liliana Ferraro disse a De Donno di andare a riferire queste cose al magistrato competente: Paolo Borsellino”. A domanda di Sandro Ruotolo, che telefonicamente gli chiede se, essendo Liliana Ferraro amica di Falcone e conoscente di Borsellino, lei avesse per caso chiamato Borsellino, Martelli risponde: “Si!”, Ruotolo gli chiede ancora di datare l’incontro e Martelli risponde: “tra il 22 e il 23 giugno”.
“Liliana Ferraro avvisa Paolo Borsellino della trattativa!”
Dopo 17 anni che si suppone che la morte di Borsellino, ma soprattutto l’accelerazione del processo che ha portato alla sua uccisione, derivi dal fatto che il giudice fosse venuto a conoscenza dell’esistenza della trattativa e gli interrogativi sull’omicidio ruotano attorno a questa incognita, Martelli si ricorda di dirci che lui sapeva già da 17 anni che Borsellino fu informato della disponibilità di Ciancimino a collaborare a patto di ricevere opportune “garanzie politiche”. Ora, delle due l’una: o Martelli ha dei tempi di reazione pari a quelli di Gasparri nei suoi momenti peggiori o bisognerebbe capire perchè queste cose vengono fuori solo dopo 17 anni che si cerca giustizia e verità.
Ultimo punto che mi sembra interessante è un’altra rivelazione, che arriva sempre con qualche anno di ritardo. Ieri sera ad Annozero, Antonio Di Pietro ha dichiarato che nell’estate del ’92, dopo l’arrivo di un’informativa del ROS (16 luglio 1992) trasmessa alle Procure di Palermo e Milano che indicava Borsellino e Di Pietro come possibili vittime di attentati in preparazione, QUALCUNO nelle Istituzioni ha provveduto a fornire al leader dell’Italia dei Valori un passaporto di copertura, mandandolo in Costa Rica al fine di garantire la sua sicurezza personale e per preservarlo dal probabile attentato. La stessa informativa del ROS attestava l’arrivo a Palermo di un carico di tritolo destinato a Paolo Borsellino. Perchè chi sapeva dei due attentati ha pensato alla sicurezza di Di Pietro tralasciando quella di Borsellino? Perchè l’informativa del ROS sull’attentato ai danni del giudice non è stata presa in considerazione e non sono state adottate le stesse misure di sicurezza anche per Borsellino?
Forse quando qualcun altro si sveglierà, riusciremo a saperlo.

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