Il 21 Luglio ero sul traghetto che mi portava in Calabria. E lì, in un angolino, ho iniziato a piangere, forse perché le emozioni in quei tre giorni si sono nascoste dentro il mio cuore. Su quel traghetto, guardando il mare dello stretto, riaffioravano i ricordi, gli sguardi, gli occhi che avevo incrociato a Palermo.
Occhi che si espandevano su quel mare che mi separavano dalla Sicilia.
Erano gli occhi di Stella impregnati di lacrime. Durante il pranzo del 20 Luglio Salvatore si è alzato per parlare e quando ha detto “mi avete ricaricato per altri 10 anni”, Stella, figlia di Salvatore, era lì accanto a lui, e sul suo viso le lacrime scorrevano e il mio cuore ha iniziato sa battere forte di fronte a quelle lacrime dolci. Avrei voluto alzarmi e abbracciarla, ma sono stata trattenuta dalle mie lacrime che non volevano mostrarsi agli altri.
Erano gli occhi di Gianmarco che, seduto dietro il palco, erano colmi di lacrime mentre i familiari degli agenti di scorta sul palco ricevevano le targhe con scritto sopra i nomi dei loro familiari uccisi, gli angeli di Paolo: Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina ed Agostino Catalano. Le lacrime di Gianmarco mi hanno riportato indietro nel tempo, come se rivedessi quei corpi su quell’asfalto, inermi, ma con un ultimo sussulto, un’ultima frase “noi non siamo morti!”
Erano gli occhi di Antonino Vullo sofferenti, ancora spaventati, ancora saldati in quel maledetto 19 Luglio 1992. Lui che si salvò in quella strage. Lui Vullo, uno degli “angeli” di Paolo. I suoi occhi si perdono fra la folla, forse cerca i suoi colleghi, è emozionato, provato. In quei occhi vedo il fumo, vedo buio, eppure i suoi occhi mi trasmettono anche un sentimento di forza.
Erano gli occhi di Vincenzo Agostino pieni di tenerezza, di dolcezza, che hanno perforato il mio cuore. Il suo sguardo è pieno d’amore : un amore perso, quello di suo figlio, un amore pieno di speranza, quello di avere giustizia per suo figlio.
Erano gli occhi dei bambini seduti per terra che facevano le domande a Rita e Salvatore. Occhi vivi, curiosi. Intraprendenti, con la semplicità tipica dei bambini. Pieni di vita.
Erano gli occhi di Roberto Scarpinato. Colmi di emozioni e teneri come quelli di un bambino. Occhi pieni di dispiacere e rabbia quando sul palco, leggendo la lettera a Paolo, dice “Stringe il cuore a vedere talora tra le prima file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere”.
Erano gli occhi di Leonardo Guarnotta. Quegli occhi mi hanno abbracciato, mi hanno fatto sentire indifesa ma protetta. Come se fossi in una tempesta e il suo sguardo mi difendeva.
Erano gli occhi di Giovanbattista Tona. Occhi decisi, fermi, inquieti. Come lui sostiene nella lettera a Paolo “grazie di esserci ancora: vivo, determinato e inquieto … come vorresti che fossimo tutti noi.”
Erano gli occhi di Nico Gozzo. Immersi in quella folla di persone, di giovani arrivati da tutta Italia per Paolo, per ricordarlo e per ricordargli che noi ci siamo. Gli occhi di Gozzo sono commossi, decisi di chi non vuole mollare.
Erano gli occhi di Antonio Ingroia. Stanchi, ma determinati. I suoi occhi mi hanno trasmesso un senso di solitudine interiore, ma anche di quella forza speciale che aveva Paolo, che con gli anni ho imparato a conoscere, a sentire. Gli occhi di Ingroia erano a volte assenti, occhi che riflettevano un’anima stanca, ma che non hanno nessuna voglia di lasciare cadere nel vuoto la lotta e la voglia di fare giustizia a Paolo.
Erano gli occhi di Antonino Di Matteo. I suoi occhi erano gli occhi di tutta la sua famiglia, pieni di dolcezza. Erano gli occhi del “piccolo” Dario Di Matteo che durante la partita Magistrati vs Agende Rosse, con orgoglio ha indossato un po’ la maglia dei magistrati e un po’ la maglia delle agende rosse. Era lo sguardo di quel ragazzo che ha marciato con noi per le vie di Palermo urlando i nostri slogan, urlando per Paolo. Mi sono emozionata nel vederlo alzare l’agenda rossa: era, è uno di noi, il figlio che sostiene e protegge il padre.
Erano gli occhi di Manfredi Borsellino. Sorridenti, pieni di forza e fermezza. Occhi che si incrociano con quelli dello zio Salvatore e si mescolano in una complicità particolare e speciale. Gli occhi di Manfredi sono pieni di chi crede nello Stato, nella divisa che indossa.
Erano gli occhi di Salvatore Borsellino. Occhi che raccontano una storia, un silenzio, un grido di speranza . occhi che ascoltano i rumori, i segni, l’anima di tanti giovani. Occhi che invocano giustizia e verità, occhi che seguono un percorso. Occhi che seguono gli occhi di uomini e donne che alzano lo scudo, quel piccolo libro rosso che grida giustizia e verità, che protegge idealmente i magistrati, quei magistrati degni di essere chiamati tali. Gli occhi di Salvatore sono un urlo di coraggio e resistenza. Sono anche occhi di tenerezza verso i suoi figli di sangue, ma anche i figli adottivi che lo seguono, che lottano insieme a lui, che per lui sono “la mia speranza”. Sono occhi che viaggiano con suo fratello Paolo, che non hanno paura di guardare in faccia gli avvoltoi che imprecano nel nulla, perché gli occhi di Salvatore li sovrasta. Sono occhi che versano lacrime, che parlano di quell’amore verso la sua terra, la Sicilia, la sua città nativa Palermo. Sono occhi con cui Salvatore ci abbraccia e ci sorride, ci indica la strada e ci fa sentire unici. Ed io in quegli occhi tenaci ho trovato la forza di credere ancora e per sempre che quel fresco profumo di libertà può esistere solo se non mi arrenderò davanti alle difficoltà. Sono gli occhi di Salvatore che mi spronano a non mollare e che io anche se lontani restano impressi nel mio cuore, sono inchiodati nella mia anima per dirmi “coraggio”.
Erano gli occhi Anita, Nunzio, Adriana, Samantha, Roberto, Serena, Beatrice, Valerio, Giuliano, Silvia, Massimiliano, Oreste, Antonio, Ismaele, Giorgia, Roberta, Federica, Susanna, Giorgio, Daniele, Tiziano, Simone, Castolo, Angelo, Marco, Anita, Giulia, Lidia e di tanti, tantissimi giovani che hanno reso queste tre giornate uniche, speciali. Che lottano ogni giorno per avere giustizia e verità, ognuno con la propria sensibilità, ognuno con un colore diverso per dipingere un futuro migliore.
Erano e sono gli occhi di Paolo Borsellino che oltre le nostre gambe ha anche i nostri occhi che trasmettono forza, coraggio, determinazione. Sono i suoi occhi vigili che ci proteggono,che ci seguono lungo il cammino della nostra vita.
Grazie a tutti voi.
Francesca Munno

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