La cattiveria è proprio innata negli uomini: la cattiveria si manifesta sotto forma di violenza, talvolta persino gratuita, che nemmeno la pietà umana intenerisce il propugnatore di indicibili orrori. Sono gli azionisti del male, sono coloro che paghi di aver ammazzato e vilipeso il corpo della loro vittima, fanno ritorno nel focolare domestico e indossano i panni del “padre affettuoso” o del “fidanzato e marito galante”. Poi, ci sono i datori di lavoro di stallieri divenuti “Eroi”, gli avvocati, magistrati, poliziotti, carabinieri, i Totò vasa vasa, senatori e deputati che, hanno concorso maniera esponenziale alla crescita degli azionisti degli orrori. Ma non fa scandalo, come non fa scandalo non conoscere dopo vent’anni le verità sulle stragi mafiose. Ma veniamo agli orrori, dei quali ahimè sono stato testimone. Dopo aver letto, quanto appresso dirò, provate a chiudere gli occhi e cercate di immaginare, viaggiando, insieme a me nelle vie e nei dedali di Palermo. Intanto, vi prego di prendere posto nella mia Alfa/sud di colore amaranto. Era la mia auto-civetta, con una vistosa antenna che anche i picciriddri quando ci vedevano dicevano “miiiii i sbirri ci sunnu”. Non parliamo poi delle vedette che monitoravano le borgate palermitane: eravamo diventati famigliari. Epperò se volevamo viaggiare senza essere scoperti, eravamo maestri nella mimetizzazione: riuscivamo ad essere invisibili, anche nell’istallare le “cimici” con la gente in casa. Ma questa è un’altra storia che non si deve e non si può parlare.
Con la mia pattuglia sono al Foro Italico e sto per imboccare via Lincoln, la radio gracchia e la Centrale che parla “ …Segnalazione di cadavere all’interno di un auto, nel piazzale della Stazione”. Sono nei pressi e rispondo .. “Centrale la SM39 è vicina, si porta sul posto”. Dico a Paluzzo, l’autista: “Dai del gas!” La sigla SM39 era il mio codice identificativo. Arriviamo e notiamo un’auto grigia parcheggiata in doppia fila: osservo che nel parabrezza c’è un avviso di contravvenzione, elevata qualche minuto prima da un vigile che non s’era accorto di nulla. Guardo dentro l’auto e vedo una testa mozzata adagiata sul sedile anteriore destro. Non mi scompongo più di tanto. Oramai, c’ero abituato a cotanto orrore, a Palermo avevamo superato i 500 morti ammazzati in un solo anno. Guardo la testa, entro nell’auto e prelevo le chiavi per aprire il baule: il corpo era all’interno. Parlo con l’autista del bus che aveva dato l’allarme e mi racconta che essendo l’auto in doppia fila non riusciva a passare. Aveva suonato diverse volte ma nessuno si era presentato, quindi era sceso dal bus e nel spostare l’auto aveva visto la testa. Nel frattempo, arrivano i ragazzi della “Omicidi” e “consegno” la testa, riprendendo le mie investigazioni nei confronti di una famiglia mafiosa di Sant’Erasmo.
Un altro giorno, mentre mi trovavo nel centro di Palermo, nuovamente la radio lancia l’allarme: “…Piazza 13 vittime, segnalata auto con cadavere a bordo”. Mi fiondo nella piazza e questa volta trovo già altre pattuglie. Vedo una 127 di colore nero con un cadavere rannicchiato nel bagagliaio. All’inizio degli anni 80 era normalissimo trovare morti ammazzati, per terra o dentro le auto, ma non era normale quel che avevo appena visto. L’uomo aveva in bocca, sia il pene che i testicoli. Avevano fatto un lavoro da esperto chirurgo. Era un chiaro messaggio; l’uomo aveva importunato una donna intoccabile o avere avuto con essa una relazione extraconiugale. Tanti anni dopo, abbiamo scoperto che l’omicidio era stato commesso proprio a causa di una relazione con una donna, sorella di un pericoloso killer di Cosa nostra. I genitali in bocca era un messaggio chiaro e forte: le donne di mafia non si toccano.
Ora per non farvi inorridire ancor di più, mi fermo qui, perchè di orrori da raccontare ce ne sono ad iosa: i due episodi sono la punta dell’iceberg in un mare ove gli orrori erano la quotidianità. Uccidere era il mio “travagghiu” mi ha risposto un killer e “ venivo anche pagato con 250mila lire a morto e poco m’importava se lo dovevo incaprettare, sciogliere nell’acido e segargli la testa”. Signori politici, prima di stringere la mano a un mafioso, prima di accettare i voti della mafia, prima di favorirla col concorso esterno, leggete queste poche righe.. E se dopo averle lette continuate i rapporti con loro, ciò vuol dire che siete complici di indicibili orrori.
Pippo Giordano (24 settembre 2012)

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