
Finalmente habemus la bozza di riforma della Giustizia, che sia un’altra celebrazione del nulla? Mi auguro di no! Perché tutti ci rendiamo conto che questa Giustizia obsoleta ha bisogno di essere riformata.
Non intendo entrare nella sostanza della riforma, ci penseranno illustri giuristi e costituzionalisti, semmai nutro dei forti dubbi per la tempistica del parto di questa riforma.
È davvero coincidente e singolare che la bozza di riforma viene presentata all’indomani del caso Ruby e nel corso di numerosi processi a carico di Silvio Berlusconi.
Giova, altresì evidenziare che proprio il cavaliere Berlusconi, con l’approvazione silenziosa del ministro Alfano, ha più volte vilipeso, oltraggiato e denigrato sia i PM che la Magistratura in generale.
Infatti ecco come ha definito i Giudici. Dopo la sentenza Mills: «comunisti» e la vera «anomalia» del Paese. Mentre verso i PM si è espresso. “Spiano dal buco della serratura”, “pm talebani”, “Mentalmente disturbati”, “golpe morale”, di “toni puritani” contro un “presidente galantuomo”, “PM, associazioni per delinquere”.
Queste locuzioni sono la minima parte, ma l’elenco è molto più lungo. Io non credo affatto che l’annunciata riforma sia avulsa da acredine e rivalsa verso il Corpo giudiziario, tant’è che mi sorge il dubbio. È una riforma epocale o una vendetta trasversale?
Appare evidente, alla luce dei processi in corso che vede imputato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che la riforma della giustizia, sia il modo per togliersi i sassolini dalle scarpe.
Altrimenti, non si capisce perché ad una così importante “epocale” riforma non si coinvalgono i PM e i Giudici.
Ritengo, anche, che le associazioni di categoria dei Magistrati potrebbero certamente contribuire a far nascere una riforma condivisa che non sia prodromo di una Giustizia equa per pochi e disuguale per molti. Non bisogna ripercorrere gli errori di sempre, ovvero, che chi ha il potere di legiferare si arrocca il diritto di non ascoltare chi, invero, potrebbe fornire un contributo propositivo.
L’ho già detto altre volte che, sia nella riforma della Polizia che, in una legge in materia di mafia, ho dato il mio modesto parere, che è stato tenuto in debito conto.
Avere una Giustizia giusta è un diritto e consente agli esseri umani di esercitare quei rapporti fondanti, regolati dall’azione delle legge. E va da sé, che per amministrare la Giustizia, sulla base dell’esistenza di un codice, essa è demandata ad una struttura capace di giudicare.
Quindi, la riforma della Giustizia, deve giocoforza tener conto, degli interessi dell’intera collettività e, a mio modo di vedere, se venisse meno l’obbligatorietà dell’azione penale, compiremmo una disuguaglianza tra ricchi e poveri. Si creerebbe una sorta di immunità precostituita per pochi ma inesorabile azione punitiva per molti.
No! Noi siamo un Paese delle annunciazioni, e nel caso in narrativa non colgo reali segnali di cambiamento della Giustizia, perché diciamolo con onestà, questa bozza di riforma non andrà tanto lontano. E, poi non ne vedo l’urgenza. Intanto, nel frattempo perché non si rimpinguino gli organici mancanti, per consentire, se non altro, lo smaltimento dei processi che sono sofferenti.
In ultimo, siamo sicuri che, con la crisi libica, con la crisi dell’intero Mediterraneo, con l’allarme lanciato dalla Marcegaglia, la riforma della Giustizia, sia l’emergenza del paese Italia?
Pippo Giordano
da: BlogSicilia.it

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