Nei giorni scorsi, durante un’intervista televisiva, un giornalista, riferendosi al mio ex lavoro di poliziotto, mi ha chiesto se avevo “scheletri” nell’armadio.
Senza nemmeno rifletterci, ho risposto che più di scheletri, si tratta di cose che avrei potuto fare e che invece non fui capace di fare, ossia salvare la vita del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Ho scritto tantissime volte che il sequestro e l’uccisione di Giuseppe è uno degli atti più immorali ascrivibili a quegli individui che pomposamente si fanno chiamare uomini d’onore e che in verità non conoscono nemmeno il significato di siffatta parola.
Ho ripetuto tante volte che nell’aver sequestrato Giuseppe i carnefici hanno dimostrato per intero tutta la potenza bestiale insita nel loro animo e che hanno dimostrato un bel coraggio a rapire e uccidere un frugoletto come Giuseppe! Hanno dimostrato d’essere uomini, forti e coraggiosi. Ma per favore!
Conservo il rammarico di non essere riuscito a salvare Giuseppe, perché m’ero avvicinato molto, molto vicino ad un uomo incensurato che ritenevamo essere addentro al sequestro. L’intuizione investigativa era giusta, tant’è che decidemmo di fare irruzione nella villa, convinti di trovare il bambino o tracce che potessero condurci nella sua prigione.
Purtroppo, quel giorno all’alba svanì la nostra possibilità liberare il piccolo Giuseppe. Avevamo visto giusto, perché l’incensurato proprietario della villa risultò poi essere uno dei carcerieri e carnefici di Giuseppe.
Ed, ecco il mio rammarico. Se solo avessimo osato di più, se solo avessimo avuto un po’ più di lungimiranza, chissà avremmo potuto salvare Giuseppe.
Il rammarico è insito nella mente umana, soprattutto col senno del poi, ma ciononostante non giustifico la mia incapacità dimostrata in quella circostanza.
Certo, mai e poi avrei pensato che i sequestratori avessero né la capacità né l’intenzione di uccidere Giuseppe. Tante volte con Santino Di Matteo, papà di Giuseppe, ho analizzato tutti gli aspetti del sequestro e tanto volte mi sono detto e ci sian detti : “Ma no! U Verru non arriverà mai a tanto, lo libererà!”.
Quindi, aleggiava anche un tiepido ottimismo, facendoci propendere che Giuseppe poteva ritornare da sua mamma. Ed invece, il tragico epilogo. Brusca Giovanni, U Verru (il porco) e gli altri superarono se stessi, sciogliendo nell’acido il corpo di Giuseppe. Uomini del disonore.
Giuseppe, noi non ci siamo mai visti, ma tuo papà mi ha parlato tanto di te a tal punto che mi eri diventato familiare. Mi spiace, piccolo che non sono riuscito a salvarti. Perdonami!
Da: BlogSicilia.it

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