Una delle prime azioni che compio, allorquando sono nella mia Palermo, è quella di recarmi al cimitero di Sant’Orsola per far visita ai miei cari: genitori, sorella, nonni, zii e Ninni Cassarà. Non è, ovviamente, una visita di routine, ma una partecipata espressione d’amore verso coloro che non sono più con noi. E non è, lo affermo senza timore, un atto riferibile alla religiosità. E’, e deve essere, un momento per ricordare il legame di sangue e di amicizia; per rivivere nell’assoluto silenzio i momenti gioiosi che ci unirono, e ahimè anche momenti tragici. Quest’anno per la prima volta non ho potuto “salutare” una persona a me cara. Un Uomo che il destino mi fece incontrare, un Uomo col quale ebbi momenti di partecipato lavoro: il magistrato Giovanni Falcone. La sua cappella, dove riposava insieme alla moglie, anch’essa magistrato, Francesca Morvillo, è posta a pochi metri dalla tomba dei miei genitori e quindi era la prima sosta di raccogliomento. Una sosta ricca di rispetto e di ammirazione per l’Uomo Falcone: nel posare il mio omaggio floreale, mi estraniavo ricordando i pregressi rapporti di lavoro, che iniziarono col pentimento di Totuccio Contorno, allorché l’avevamo nascosto al commissariato di Pubblica Sicurezza di Mondello. Non ebbi modo di frequentare la dottoressa Morvillo, la vidi un paio di volte, soprattutto quando la loro relazione fu nota a tutti.
Cosa aggiungere oltre, se non per ribadire che loro due sono e saranno nella cappella di Sant’Orsola, vicino ai miei genitori e Ninni Cassarà.
Pippo Giordano

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