E venne il giorno del “verro”, il porco, alias Brusca Giovanni. Era ora, che Giovanni Brusca cominciasse ad accendere quel lume di speranza che verosimilmente spazzerà la coltre nera che ammanta le “trattative” tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.
Intanto, evidenzio una mia personale valutazione, ovvero che ci sono personaggi, politici e non, che dovrebbero recarsi a piedi in pellegrinaggio da Santa Rosalia, per ringraziarla della loro presenza in questa vita terrena. E, sì! Perché se non fossero intervenuti gli arresti che tutti conosciamo, nella città di Palermo ci sarebbe stato un remake di omicidi eccellenti. Il motivo? Le cambiali firmate e non onorate riferibile alla presunta “trattativa” che di giorno in giorno appare meno presunta.
Ma veniamo a Giovanni Brusca, che con la ritrovata memoria, farà perdere il sonno a parecchie persone e, per favore, che non si tenti di farlo apparire come un “scassapagghiaro” (persona di poco conto) perché non lo era affatto. Il ruolo da lui occupato in seno alla Cupola mafiosa, potere ereditato da suo padre Bernardo, lo poneva ai vertici di Cosa nostra. Le investigazioni hanno fatto emergere responsabilità e ruoli “istituzionali” all’interno della consorteria criminosa che non sono certamente qualificabili nelle funzioni del “picciotto”.
Le lacrime di Brusca, sgorgate nel corso del suo interrogatorio, rappresentano un fatto importante, non foss’altro, e spero di non sbagliarmi, perché rappresenta una forma liberatoria del suo passato. E’ vero che le lacrime sono giunte dopo che è venuto a conoscenza di essere stato intercettato, ma è altrettanto vero che Giovanni Brusca, se voleva, rimaneva impassibile. Non dimentichiamoci che Brusca è mafioso per lignaggio diretto, ed io avendo viaggiato in lungo e largo nel territorio corleonese, conosco bene il retaggio giovanile che ha forgiato il carattere di Brusca.
Mi auguro che le sue dichiarazioni siano utili per aprire il necessario squarcio sull’omertà di taluni personaggi della vita pubblica di questo Paese. Auspico la verità non per me, ma per Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, per tutti i miei colleghi, carabinieri, poliziotti e vittime innocenti, come le bambine di Firenze, trucidati dalla mafia ed in parte anche da Giovanni Brusca. Chiedo troppo?
Ipotizzo, quindi, che le lacrime siano il prodromo di un fiume in piena che consentirà di scrivere tanti capitoli della storia dei “corleonesi”, riconducibili ad affari e poltica.
Pippo Giordano

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