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Ghedini, l’Egr. Dott. Onor. Avv.


L’avvocato Onorevole Niccolò Ghedini è la prova che il destino, in certi casi, è proprio malevolo. A questo speleologo del codice civile il fato ha riservato il faticoso ruolo dell’Angelo custode, o della manzoniana Provvidenza. Egli sta a Berlusconi come Archimede sta a Paperinik. L’ingegnoso papero inventa trucchi e scappatoie, così che Paperinik, a un passo dalla sconfitta, possa sfoggiare l’imprevedibile : molle sotto gli stavali, raggi immobilizzanti, idranti tascabili. Così è per Ghedini. Berlusconi vede la legge come un campo minato, e tocca al suo avvocato preferito sminare il territorio prima del suo passaggio. 
In certi casi ci si accontenta che la mina, una volta pestata, non esploda, o almeno non faccia troppo rumore. Ed è qui che comincia l’inferno di Ghedini. Diviso tra casa, Parlamento e tribunali, si cambia di costume così velocemente che Arturo Brachetti, in confronto, pare un bradipo. Verrebbe da chiedergli come fa, ma a giudicare dalla faccia si porterà il segreto nella tomba. Quante leggi ha dovuto scrivere per salvare la pelle del suo padrone?

Decreto Biondi, rinominato “salva-ladri”. E’ il 13 luglio 1994, Berlusconi è appena “sceso in campo”, e la lista degli amici da salvare è già cospicua. Siamo in epoca mani pulite, e il decreto favoriva gli arresti domiciliari al posto della custodia cautelare per molti crimini di corruzione. Casualmente, fu approvato quando i tg erano in appalto ai mondiali di calcio. Dopo i rigori in finale col Brasile, le immagini. Casualmente, fu approvato quando i tg erano in appalto ai mondiali di calcio. Dopo i rigori in finale col Brasile, le immagini tornano sui politici corrotti che escono di galera. Si scatena un putiferio, i magistrati del pool insorgono, e il decreto venne ritirato.

Legge sulle rogatorie per eliminare le prove sulle tangenti ai giudici. Votata in via definitiva il 3 ottobre 2001, grazie anche a colpi di spugni procedurali dei due presidenti delle Camere (Pera e Casini). Il magistrato Bernard Bertossa, procuratore generale di Ginevra, commentò così: “Queste vostre nuove regole sulle rogatorie sono in contrasto con tutti gli accordi tra Stati sulla validità delle prove raccolte all’estero: si tratta chiaramente di disposizioni politiche dirette a far cadere le indagini e i processi più delicati. Ma anche per il futuro, per noi magistrati svizzeri diventerà molto più difficile, anzi praticamente impossibile, continuare a collaborare con l’Italia nelle indagini sulla corruzione, sul riciclaggio dei patrimoni mafiosi e sulle organizzazioni che finanziano il terrorismo. Non resta che sperare in un intervento di Bush sul vostro premier Berlusconi: Osama Bin Laden ha soldi in Italia?” (dal Corriere della sera, 27 Settembre 2001)

Legge sul falso in bilancio per depenalizzare il reato e salvare Berlusconi nel caso All Iberian. Il processo nasce nel 1998: i pubblici ministeri sono convinti che nel conto All Iberian della Fininvest erano nati fondi neri per mezzo di società off shore. Per l’accusa tra il 1989 e il ’96 transitò in quel conto un miliardo di euro per operazioni finanziarie illecite, corruzione di magistrati, e finanziamento di partiti tra i quali il Psi di Bettino Craxi. La nuova legge ridusse da sette a quattro anni il termine di prescrizione del reato di falso in bilancio e ne abolì la fattispecie dal codice penale. Già nel febbraio del 2003 caddero le prime accuse, proprio per l’arrivo della prescrizione. Berlusconi fu assolto nel settembre 2005 dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano perché il fatto non costituiva più reato. L’avvocato di Berlusconi Pecorella, riassumendo, disse che era una sentenza attesa perché la legge l’aveva scritta lui. Tale legge sevì a Berlusconi anche in altri processi.

–  Legge Cirami, approvata martedì 5 novembre 2002, per spostare i processi da Milano a Brescia. Secondo la procura della Repubblica di Milano, alcuni magistrati romani (il capo dei gip Renato Squillante, i giudici Vittorio Metta e Filippo Verde) hanno venduto sentenze. A corromperli a suon di miliardi sarebbero stati alcuni imprenditori (Nino Rovelli, Silvio Berlusconi), con la mediazione di alcuni avvocati-faccendieri (Casare Previti, Attilio Pacifico). Le tre sentenze di cui l’accusa trova elementi di prova per sostenere che sarebbero state comprate e vendute sono quella che affida a Rovelli, detto il Clark Gable della Brianza, un megarisarcimento (972 miliardi dello Stato) per chiudere il contenzioso che opponeva la sua Sir all’istituto bancario Imi; quella che blocca l’acquisto del gruppo alimentare Sme da parte di Carlo De Benedetti; quella che fa prevalere Silvio Berlusconi nella guerra per la conquista della Mondadori. (società civile.it)

– Lodo Maccanico-Schifani, riguardante la non procedibilità e la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato. Approvata il 20 giugno 2003, sospese di fatto il processo SME per il presidente del Consiglio. La legge venne poi dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 13 gennaio 2004. I giudici ritennero il Lodo in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione. Il nostro fido Ghedini ha già minacciato di riprovarci a breve.

– Legge ex Cirielli per dimezzare i tempi della prescrizione. Il primo effetto fu di salvare Previti dalla galera. Da molti definita la peggiore delle leggi ad personam, per Luigi Bobbio, allora capogruppo An, servì a “svegliare dal torpore la Magistratura”. Previti fu salvato successivamente anche dai domiciliari grazie al maxi indulto.

 Legge Pecorella, sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Eliminò in pratica la funzione della Corte di Cassazione. Servì ad abrogare il processo d’appello Sme-Ariosto.

– Ora tocca alle intercettazioni. Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, e Marcello Melandri, avvocato di Saccà, hanno a disposizione le intercettazioni. Cosa si saranno detti i due imputati? Se passerà la legge non lo sapremo mai, ed è un peccato, perché la fretta che hanno è davvero sospetta. L’udienza preliminare a Napoli è appena partita. Come finirà? Lo spiega Travaglio nell’”Ora d’aria” del 13 giugno:

E’ l’ennesima replica di un copione collaudato da 15 anni. Funziona così. Lui ha un problema: uno o più processi da bloccare. Comincia a strillare che non siamo più una democrazia, che dai sondaggi risulta che il 102% degli italiani sta con lui, insomma il problema non è suo ma nostro. E chi non è d’accordo è comunista. Il centrosinistra prova a balbettare che i problemi veri sono altri: morti sul lavoro, salari, monnezza, crimini dei colletti e dei camici bianchi. Ma lui spara a zero a reti unificate, minaccia di scassare tutto, invoca la piazza, mentre le sue tv e i suoi giornali sparano balle e cifre false: in Italia si processa solo Berlusconi, in tutto il mondo non si processerebbe mai Berlusconi, processare Berlusconi ci costa mille miliardi al minuto.Giornali “indipendenti” e politici “riformisti”, per sembrare indipendenti e riformisti, sostengono che lui magari esagera un po’, “ma il problema esiste”. E poi non si può mica compromettere il “dialogo sulle riforme” (c’è sempre un “dialogo sulle riforme”, chissà poi quali) col “muro contro muro”.

Dal Colle, dal Vaticano e dal Csm piovono fervorinicontro l’ennesima “guerra tra politica e magistratura” (che ovviamente non esiste, ma i processi a Berlusconi per reati comuni vengono sempre chiamati così) e moniti per una “soluzione condivisa tra governo e opposizione” che contemperi le sacrosante esigenze del premier con la Privacy, l’Indipendenza della Magistratura, la Libertà di Stampa.Il Riformatorio esce conuna dozzina di editorialidal titolo “Moral suasion”, che nessuno legge e nessuno capisce, ma fanno fine e non impegnano. A questo punto salta su un pontiere di centrosinistra per avviare un bel negoziato bipartisan con Gianni Letta, che è berlusconiano ma è tanto buono, e poi – come diceva Saviane – somiglia tanto a sua sorella.

Una volta è Boato, un’altra Maccanico, stavolta c’è l’imbarazzo della scelta. Berlusconi strepita: “Non tratto coi comunisti assassini lordi di sangue, voglio l’impiccagione dei giudici e il loro scioglimento nell’acido”. Però Letta comunica allo sherpa che lui esagera, ma si accontenta di molto meno: abrogare i suoi processi, una cosina da niente, povera creatura indifesa. Lo sherpa ulivista annuncia giulivo: “Abbiamo vinto, i giudici non saranno impiccati né sciolti nell’acido. Se si consegnano con le mani alzate a Villa Certosa, avranno salva la vita”. E partorisce una “bozza” (o “lodo”) che abolisce i processi a Berlusconi. “Tutto è bene quel che finisce bene”, titola Pigi Battista sul Corriere, mentre Ostellino, Panebianco e Galli della Loggia criticano l’eccessiva cedevolezza del Pdl al partito giustizialista. Il Cavaliere incassa complimenti trasversali per la moderazione dimostrata. I giudici dichiarano il non doversi procedere per intervenuta abrogazione dei processi. Lui dirama un video-monologo a reti unificate: “La mia ennesima assoluzionedimostra che ero innocente anche stavolta, ma le toghe rosse complottavano contro di me senza prove. Voglio le scuse e la medaglia d’oro”. Dall’altra sponda, autoapplausi compiaciuti: “Abbiamo fato bene a dialogare: il problema esisteva”.

dal blog : http://liscialanotizia.splinder.com/

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