“… A me risulta il contrario, ovvero che proprio la pax mafiosa del momento è elemento da non sottovalutare, giacché da sempre Cosa nostra ha avuto necessità di cambiare ciclicamente pelle.
Il passato ci insegna che la locuzione calati i juncu ca passa ‘a china è il motto al quale i mafiosi hanno sempre fatto riferimento.
E devo constatare che in quest’ultimo periodo lo “juncu si sta rialzando: segnali lapalissiani con in atto un revisionismo pro mafia sono sotto gli occhi di tutti. Basta andare a vedere il massacro mediatico contro Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza, rei di aver semplicemente scoperchiato la pentola delle bugie che da anni taluno teneva ermeticamente chiusa.
Ma la mia analisi e valutazione si basa su una strisciante quanto mai subdola e pregnante aria pesante all’interno delle famigghie. Il vuoto di potere da colmare, le attribuzione da assegnare e il sommovimento giovanile sono come un magma in continuo movimento. Il continuo aumento del pizzo spicciolo è eloquente…”
Questa era la mia valutazione pubblicata sul sito di Salvatore Borsellino, 19luglio1992, a settembre dello scorso anno, per prendere le distanze da chi sosteneva, invero, che oramai la mafia a Palermo era stata vinta. Mera illusione dettata da chi non conosce affatto la genesi di Cosa nostra o che inebriato dai ripetuti successi si era cullato nell’oblio di aver tarpato le ali alle ambizioni degli uomini d’onore.
Nulla di ciò! Oggi abbiamo avuto la prova provata che la mafia è vegeta ed è capace di portare a compimento la missione di morte e in spregio a tutte le fantasiose dichiarazioni ottimistiche, facendo rinvenire il cadavere di un uomo d’onore.
Infatti, Davide Romano (nella foto, ndr), giovane di 34 anni è stato rinvenuto dentro un porta bagaglio di un’auto, senza vita. Il malcapitato, oltre ad essere stato colpito da arma da fuoco, aveva le mani e i piedi legati, dal rituale macabro dello “incaprettamento”.
Ora, mi auguro che chi affermava il contrario di quello che da oltre due anni mi sforzavo di far capire, si renda conto che quest’omicidio potrebbe dare la stura a quel “riassetto” di leadership da me preventivata.
I segnali di questa mia valutazione c’erano tutti e soprattutto traevo il mio convincimento dalla richiesta “porta a porta” del pizzo. Taluno insiste a sottovalutare il fenomeno e non capisce invece che è la linfa di Cosa nostra, non solo per soddisfare la fame di “picciuli”, ma anche per ridisegnare le famiglie sul territorio ed affermare “cu cumanna”.
Il messaggio dell’incaprettamento è chiaro e forte: i killer di Cosa nostra, con la morte di Romano, hanno voluto lanciare un messaggio non tanto criptato. E sono convinto che il messaggio contenga un “avviso ai naviganti” ad uso interno dell’organizzazione stessa. Ora bisognerà attendere gli eventi.
Se Romano è stato ucciso per uno “sgarbo”, allora la sua morte rimarrà isolata. Se, invece, la sua eliminazione è stata posta in essere per problemi strutturali e di leadership, allora, ahimè, le strade di Palermo saranno nuovamente intrise di sangue.
Mi auguro di no!
Pippo Giordano

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