
Il gruppo Agende Rosse “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” di Bisignano (Cs) esprime indignazione e rabbia in seguito alla notizia arrivata qualche giorno fa da Petilia Policastro (Kr), che purtroppo vede protagonisti il sindaco e l’amministrazione comunale. Ripercorriamo i fatti.
Lo scorso 29 giugno, Rosario Curcio moriva al Policlinico di Milano dopo aver tentato il suicidio nel carcere di “Opera” dove stava scontando l’ergastolo. Rosario Curcio, originario di Petilia Policastro, era stato condannato alla massima pena per implicazione diretta nell’atroce omicidio della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo il 24 novembre 2009 a Milano. L’ergastolano, secondo la ricostruzione della Procura confermata da sentenza definitiva, ebbe il compito di bruciare il cadavere di Lea. Il feretro di Rosario Curcio, ritornato “a casa” nella cittadina di Petilia Policastro per la celebrazione del funerale, è stato accolto con tutti gli onori: palloncini bianchi, striscioni di solidarietà, fiori lanciati dai balconi e manifesti di cordoglio da parte di famiglie, aziende, negozi e… dal sindaco e dall’amministrazione comunale. “Comune di Petilia Policastro. Il Sindaco Avv. Simone Saporito e l’Amministrazione Comunale partecipano al dolore che ha colpito la famiglia Curcio per la perdita del caro congiunto”. Un fatto gravissimo.
Nell’ambiente ‘ndranghetista ogni parola, gesto, segno hanno un peso ed un significato. Il cordoglio pubblico del sindaco legittima la ‘ndrangheta agli occhi dei cittadini quindi la rafforza in maniera significativa. Incalzato dalle domande di un giornalista, il sindaco Saporito giustifica il gesto: «Ogni volta che viene a mancare una persona la ditta che si occupa di onoranze funebri accanto al manifesto ci mette quello dell’amministrazione». Sarebbe stata una giustificazione plausibile se non fosse che Curcio moriva il 29 giugno mentre il funerale veniva celebrato giorno 11 luglio. Il sindaco ha avuto dodici giorni di tempo per telefonare l’agenzia funebre e dare diverse indicazioni. All’ulteriore domanda se quel gesto fosse opportuno, il sindaco risponde che «I morti sono tutti uguali. Di fronte alla morte siamo tutti uguali». Ci permettiamo di dissentire, signor sindaco. Chi partecipa alla tortura di una donna, al suo assassinio e contribuisce materialmente a disfarsi del cadavere rompendo le ossa della donna e dandole fuoco, per noi è estremamente diverso da chi denuncia, collabora con la giustizia e viene ammazzata da innocente! L’appuntamento con la morte accomuna tutti, indistintamente, ma ognuno arriva con il suo abito succinto da tutte le azioni, i pensieri, il fardello della propria esistenza. Questo manifesto mortifica il prestigio e la dignità delle Istituzioni oltre che i familiari delle vittime di ‘ndrangheta e tutti noi cittadini onesti.
Come Agende Rosse riteniamo che le scuse, se anche non potranno cambiare ciò che è stato fatto, sarebbero sicuramente più opportune e auspicate rispetto a futili tentativi di giustificazione che non fanno altro che aggravare la posizione del sindaco stesso e della sua amministrazione. Bisogna riabilitare la credibilità delle Istituzioni e prendere ferma posizione contro la ‘ndrangheta, non solo con targhe e cerimonie ma soprattutto con fatti e dimostrazioni.
Per Lea, che ha scelto la libertà della Giustizia; per quei frammenti ossei e quella catenina, ciò che ne rimaneva del suo cadavere. Per sua figlia Denise che è ancora nel programma protezione testimoni perché ha seguito l’esempio della madre ed ha fatto arrestare i suoi assassini, tra cui suo padre. Abbiamo il dovere morale di riscattare la morte di questa donna giusta scegliendo, come lei, da che parte stare.
Ed il Comune di Petilia Policastro, da che parte sta?
Federica Giovinco
Coord. Agende Rosse “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”- Bisignano

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