Quella ragazza che ha fatto fuggire Fassino a piazza Navona, la conosco da quando ho ricominciato ad andare in tutti i posti dove dei giovani mi chiamavano a gridare la mia voglia di Giustizia e di Verità, ad incitare quei giovani alla Resistenza, la conosco forse da Piazza Farnese, forse ancora da prima, mi sembra di conoscerla da sempre.
La ricordo da sempre ad aprire la strada nei cortei cercando di tenera ben levato in alto il suo braccio con la sua Agenda Rossa per supplire alla sua piccola statura.
Per questo, dopo averla chiamata a lungo “Fede 3” per identificarla, in base all’ordine di tempo in cui la ho conosciuta tra uno splendido terzetto di Federiche, ho cominciato, per non fare confusione tra i numeri, a chiamarla “Fede, la piccola”.
Qualche tempo dopo la prima volta in cui l’avevo incontrata mi disse che aveva a casa un biglietto per Londra comprato qualche tempo prima per poterlo pagare di meno: aveva deciso di andare via dall’Italia, di andare a lavorare all’estero, forse anche perché in Italia non riusciva a trovare un lavoro che non fosse precario, come tanti giovani della sua età, ma soprattutto perché in questo paese non si riconosceva più.
Lei che, come dice davanti a un Fassino che fugge per non doversi confrontare con una persona che gli dice guardandolo negli occhi quello che pensa di lui e dei politici come lui, la Costituzione ce l’ha nel sangue, non sopporta di vivere in un paese in cui gli articoli della nostra Costituzione vengono a poco a poco sostituiti dai punti del piano programmatico per la rinascita democratica che costituisce il manifesto della P2.
Poi un giorno mi telefona e mi dice che quel biglietto pronto per portarla via dall’Italia, lo ha strappato, che non partirà più, che ha deciso di restare in Italia, il paese per cui Paolo e i suoi ragazzi hanno sacrificato la loro vita, perché ha capito che è qui che deve lottare, insieme ai tanti altri giovani che l’Agenda Rossa hanno scelto a simbolo della loro lotta.
Un altro giorno alla fine dell’anno scorso, mi telefona e mi dice che quello era il giorno la cui data era scritta sul suo biglietto aereo, il giorno in cui avrebbe dovuto lasciare l’Italia, ma che è felice di essere qui, di non avere lasciato il suo paese, il paese di Paolo, il paese dove c’è da lottare per difendere la nostra Costituzione, e io che dico sempre agli altri che non è tempo di lacrime ma di lotta, io che rimprovero quelli che mi dicono, al termine dei miei incontri, che li ho fatti commuovere, non capisco perché sento delle lacrime scendere e bagnarmi gli occhi.
Fassino, questi giovani dei quali parli con disprezzo mentre fuggi senza voltarti indietro per non doverli guardare negli occhi, a questi due ragazzi, come tu dici, che hanno inscenato un teatrino per poterti attaccare, non importa ormai più niente di te, tu oramai sei il nulla, sei soltanto “quel signore li”, hai svenduto la passione di tante persone, che negli ideali della sinistra hanno creduto e continuano a credere, per dei brandelli di potere, per il controllo di almeno “una banca”. Continui a partecipare, tu si, a dei teatrini televisivi nei quali si esaurisce la tua opposizione a chi ha ridotto il nostro paese ad un regime.
Tu sei davvero piccolo e Federica, la piccola Federica, da ieri comincerò invece a chiamarla “Federica la grande”.
Salvatore Borsellino
in collaborazione con IlFattoQuotidiano.it

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