Press "Enter" to skip to content

Facebook e centrali di disinformazione

Come ci si poteva aspettare dopo i gruppi su Facebook inneggianti a Riina, Provenzano e Messina Denaro è notizia di oggi la costituzione di un gruppo denominato “Bruno Contrada Libero” al quale hanno già aderito centinaia di utenti e che ha come obiettivo dichiarato quello di “chiedere la libertà piena per raggiunti limiti di età e la volontà di evidenziare una sentenza che condanna un uomo per un reato che non è stato introdotto dal legislatore”. Altro obiettivo dichiarato del gruppo è quello di “eliminare la confusione nata attorno ad affermazioni di Salvatore Borsellino, che dei gruppi in Facebook fa di tutta l’erba un fascio, mescolando sostenitori di Totò Riina con persone perbene. Ciò solo perché queste ultime non condividono il suo giudizio riguardo l’ex funzionario”
 
Il reato che non sarebbe stato introdotto dal legislatore è quello di “concorso esterno in associazione mafiosa”  cioè quel comportamento delittuoso per cui una persona pur non facendo parte dell’associazione criminale pur tuttavia la facilita, ed è in base a questo reato che il sentore Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione. Questo basterebbe già a spiegare l’attuale accanimento del capo del governo contro questo tipo di reato del quale ha più volte promesso l’abolizione.
In effetti l’argomento è stato in passato oggetto di controversie da parte di alcune correnti giurisprudenziali che ne escludevano la configurabilità, ma la controversia è stata poi risolta in quanto oggetto di una pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione la quale ha stabilito che il concorso esterno del delitto associativo riguarda “quei soggetti che sebbene non facciano  parte del sodalizio criminoso, forniscono, sia pure mediante un solo intervento, un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazioine di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter conseguire i propri scopi” (Cass. Sezione Unite Penali, 5 ottobre 1994). Cioè esattamente il reato per cui è stato condannato in via definitiva Bruno Contrada con l’aggravante che, nel suo caso, non di un solo intervento si è trattato ma di un comportamento reiterato nel tempo come l’escussione di un gran numero di testi, e non soltanto di “pentiti” come falsamente viene sostenuto, ha potuto dimostrare nel corso del dibattimento in più gradi processuali.
 
Si tratta in altre parole di quella “contiguità” di cui parlava Paolo quando sognava “quel fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo della indifferenza, del compromesso morale, della contiguità e quindi della complicità
 
Forse sarebbe bene non dimenticare che la figura giuridica del reato di concorso esterno in associazione mafiosa nasce e fu ampiamente utilizzata nei maxprocessi istruiti dal pool di cui facevano parte Falcone e Borsellino e fu grazie ad esso che poterono essere promulgate decine e decine di condanne nei confronti dei fiancheggiatori delle cosche mafiose, fiancheggiatori che oggi a quanto pare, forse per ottemperare a qualche punto della scellerata “trattativa” tra mafia e Stato per cui fu ucciso Paolo Borsellino, si vogliono rimettere in libertà tramite la revisione dei relativi processi.
 
La sincronicità, o meglio la consequenzialità tra la nascita dei gruppi a favore dei capi delle cosche e la nascita del gruppo a favore di Contrada rafforza la mia ipotesi che la centrale di disinformazione che difende mafiosi e collaboratori dei mafiosi sia in realtà unica e che non di gruppi spontanei si tratti ma di vere e proprie centrali che si servono di una variante dei “troll”, un fenomeno ben conosciuto tra i frequentatori della rete, che noti come semplici disturbatori delle comunità virtuali si sono in questo caso evoluti e vengono utilizzati, magari stipendiati all’uopo, come veri e propri agenti provocatori e diffusori di una disinformazione mirata.
 
Che poi ci siano un gran numero di menti deboli che si lasciano trascinare da questi meccanismi o un limitato numero di menti perverse che li animano e li guidano non contraddice la mia ipotesi su questo meccanismo.
 
Meccanismo che io ho ipotizzato stare alla base di questi gruppi e che non deve essere una ipotesi tanto remota se lo stesso Procuratore Nazionale Antimafia Aldo Grasso ha disposto l’aperture di una inchiesta in tal senso.
 

Solo in questo modo criminali come Riina, Provenzano e Messina Denaro, peraltro già mitizzati tramite le deleterie fiction distribuite sulle reti di informazione di massa possono essere applauditi come eroi (alla pari di quanto capo dal capo del governo e dal suo amico Dell’Utri con un bestiale assassino come Mangano) e traditori dello Stato come Bruno Contrada possono essere presentati come vittime e non come carnefici quali essi in realtà sono.

 
Su Bruno Contrada non voglio aggiungere altro a quanto ho più volte detto in svariate occasioni e in diversi contesti, per me non è altro che un criminale condannato con sentenza definitiva per uno dei reati che considero più grave per un funzionario dello Stato, cioè la collaborazione con il nemico di quello stesso Stato a cui , nell’assumere le proprie funzioni, si è prestato giuramento, reato moralmente più grave quindi della stessa associazione mafiosa, di chi cioè milita e delinque, senza nascondersi sotto i panni di difensore dello Stato, dalla parte dell’antistato.
E a chi mi obietta che lo Stato è quello che io accuso di avere organizzato la strage di Via D’Amelio non posso fare altro che rispondere che lo Stato di cui io parlo è quello che per cui è moro Paolo Borsellino, quello nato dalla Resistenza, fondato sulla nostra Costitizione e costituito da tutti i tanti cittadini liberi e onesti che in questa idea di Stato credono e per cui tanti sono mori e sono pronti a morire, non nella squallida realtà del nostro Stato ormai infiltrato dalla criminalità organizzata fino ai più alti gradi delle istituzioni e nel quale distinguere tra Stao e antistato è ormai sempre più difficile.
 

Be First to Comment

Lascia un commento