Due procure indagano su “Faccia da mostro”, lo 007 che sarebbe stato presente sulla scena di alcuni dei più gravi delitti mafiosi degli anni Ottanta e Novanta. Indagini anche sul suo referente nell’Alto commissariato. Corre lungo l’asse Palermo-Caltanissetta l’inchiesta su “Faccia da mostro“, il poliziotto che avrebbe avuto un ruolo nella tentata strage dell’Addaura contro Giovanni Falcone, in quella di via D’Amelio dove fu ucciso il giudice Paolo Borsellino con la sua scorta e nell’omicidio dell’agente Nino Agostino. Ad avergli dato un nome e un volto – come ha rivelato l’Unità il 24 dicembre – è stato un collaboratore di giustizia, Vito Lo Forte, nel corso di un riconoscimento fotografico avvenuto nell’agosto 2009. Aiello, questo il cognome del poliziotto indicato da Lo Forte, è indagato per concorso esterno dalla Procura di Caltanissetta. Secondo il pentito, avrebbe incontrato più volte, insieme a un alto esponente del ministero dell’Interno, il boss Gaetano Scotto, già condannato definitivamente per l’uccisione del giudice Borsellino e attualmente indagato per l’Addaura. A quegli incontri, che sarebbero avvenuti nella seconda metà degli anni Ottanta, Lo Forte sostiene di essere stato presente. All’epoca il soprannome di “Faccia da mostro” sarebbe stato “II bruciato“. Una descrizione precisa dello sfregio sul suo viso e delle sue origini. Gli inquirenti palermitani e nisseni sono alla ricerca di elementi di riscontro alle dichiarazioni del pentito. Perché non tutto quadra. In particolare la ricostruzione del fallito attentato contro Falcone. Secondo Lo Forte, all’Addaura sarebbero stati presenti anche due agenti. Nino Agostino e Emanuele Piazza, uccisi in seguito in cirocostanze misteriose. Ma le loro morti sono davvero connesse a quell’evento, come il pentito sostiene? Oltre che su “Faccia da mostro” le procure indagano su un suo non meno misterioso referente istituzionale. Di quest’ultimo ad oggi si sa solo che ha lavorato per l’Alto Commissariato antimafia, una struttura più volte finita al centro di polemiche e sospettata di aver avuto un ruolo nella delegittimazione di Giovanni Falcone proprio nei giorni in cui veniva preparata la bomba dell’Addaura.
Nicola Biondo

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