Forte e chiaro il pezzo di giornalismo d’indagine nella lotta alla mafia riportato questa mattina nel quotidiano la Repubblica dai giornalisti Bolzoni e Palazzolo.
Sul fronte trattativa Stato-mafia un altro anonimo di 12 pagine che richiama giusto quello del giugno 1992 fra la strage di Capaci e quella di Via D’Amelio, reso noto in Parlamento dal senatore Libertini e mai preso in seria considerazione.
Un anonimo quello del 1992 che ripercorreva per 39 soggetti anche ai massimi livelli istituzionali, quella che poi negli anni sarà la trattativa Stato mafia,infatti nella missiva anonima del 1992 già si delineavano i punti del famigerato “papello” di Salvatore Riina.
Oggi l’anonimo sembra tornare a invadere il campo e si potrebbe pensare ai depistaggi.
Non ci crediamo noi però, al momento, ai depistaggi, che leggiamo in questi anonimi quanto fosse indispensabile dopo le stragi del 1992 mettere in atto quelle del 1993, anzi forse quelle del 1993 erano già in cantiere prima di quelle del 1992, basterebbe chiederlo Gioacchino Calabrò, al quale invece è stato abolito il 41 bis senza parola proferire, perché sarebbe malato.
La strage di Firenze in Via dei Georgofili davanti alla Torre dè Pulci, quella del 41 bis, bisogna capire finalmente se davvero fosse necessaria come il pane per la mafia e in quanti furono concorrenti alla mafia nel lasciarla fare per opportunismi oscuri che ancora sfuggono alla legge.
Ringraziamo quanti in queste ore si prodigano perché il processo sulla trattativa Stato-mafia a Palermo volga a buon fine, ovvero si vada ad un dibattimento chiarificatore una volta per tutte.
Si spalanchino le “catacombe di Stato” seppellite sotto il cemento come fanno i mafiosi con i morti di lupara bianca, perché noi abbiamo bisogno di verità e non di quieto vivere come fanno alcuni sotto le gonne della politica che tutto finisce con il gettare nel dimenticatoio.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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