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Don Pino Puglisi, quando l’umanità di una persona fa la differenza

La magistratura deve applicare le Leggi e i parroci devono amministrare i Sacramenti: sono dogma consolidati e che regolano la vita sociale e religiosa. In entrambi casi, sono pur sempre uomini che esercitano la funzione e al di là dell’applicazione delle norme e della missione pastorale, il loro comportamento non è avulso da discernimento personale. Ci sono stati uomini, che per aver dimostrato moralità, onestà e virtù nell’adempimento del loro mandato, hanno pagato con la vita. Ci sono stati altri, invero, che disattendendo i più elementari obblighi deontologici, hanno intessuto, per svariati motivi, rapporti collusivi con uomini di Cosa nostra. Oggi, nell’anniversario del suo assassinio, sento la necessità di volgere il mio pensiero ad un uomo che ha sfidato proprio nell’alcova domestica di una delle “famigghie” più potente di Cosa nostra, la seconda in assoluto. Quest’uomo, era Padre Don Pino Puglisi e la “famigghia”, quella dei Graviano. Mi spiace di non averlo conosciuto, eppure in quel periodo era impegnato sul territorio di Brancaccio per indagini sui fratelli Giuseppe, Filippo e Benedetto, figli di Michele Graviano, assassinato nel ’82 nel corso della mattanza voluta da Totò Riina. Alcuni miei amici e coetanei che abitavano a Brancaccio, mi hanno lumeggiato sulla personalità di Don Pino. Viene ricordato come una persona affabile, dal sorriso costante, che sapeva comunicare e ”parlare” d’amore anche alle persone il cui cuore era esacerbato da rancore e violenza. Poi, verso i ragazzi bisognevoli di una carezza, riusciva a comunicare ed infondere il percorso di legalità, facendo loro capire che la mafia era l’antitesi di una società giusta ed equa.
Don Pino Puglisi, ha chiuso la porta in faccia alla mafia. Don Pino Puglisi ha scelto di amministrare il suo “Ufficio”, tenendo in mente che non possono e non devono esserci rapporti con i “ladri di anima”, ovvero i mafiosi che uccidono. Don Pino Puglisi stava togliendo linfa vitale a Cosa nostra, togliendo dal “mercato” le giovani generazioni che avrebbero potuto fornire nuovi killer.
E la rabbia dei Graviano, che si sentirono lesi propri sul loro territorio, si è tramutata in ira funesta.
Ricordando Don Pino Puglisi, cerco di dimenticare che anche alcuni Prelati col potere mafioso ci andavano a braccetto, oltre che a partecipare ad eventi conviviali. Ecco dove stanno le differenze tra gli uomini, e sono proprio le differenze che decidono tra la vita e la morte: è successo per Don Pino e tanti altri.
Grazie Don Pino, per quel che ha fatto per Brancaccio e per tutti noi.

Pippo Giordano

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