di Redazione stravizzi.it – Il 26 giugno 1983 Bruno Caccia, procuratore della Repubblica di Torino, viene ucciso in un agguato sotto casa. Due killer lo aspettano in macchina, lo affiancano e gli sparano 17 colpi. Il magistrato muore mentre lo trasportano all’ospedale. Si pensa subito a un attentato di matrice terroristica, legata al processo d’appello alle Brigate rosse e quello a Prima Linea.
Ma presto quella pista verrà abbandonata. Perché – si scoprirà – l’omicidio porta la firma della ndrangheta: Bruno Caccia è il primo e unico procuratore della Repubblica ucciso dall’organizzazione criminale al nord. Un magistrato rigoroso al quale Rai Cultura dedica La Linea della palma. Il caso Bruno Caccia, in onda stasera, martedì 25 settembre, alle 21.10 su Rai Storia.
Il documentario ricostruisce la storia dell’omicidio, la lunga inchiesta, ma anche la figura del procuratore attraverso i ricordi familiari delle figlie Paola e Cristina, e le testimonianze dei magistrati Paolo Borgna, Giorgio Vitari, Mario Vaudano, Paola Bellone e del sociologo ed esperto di mafie al Nord Rocco Sciarrone.
Mandante dell’omicidio è il capo della cosca dei calabresi Domenico Belfiore. Sarà condannato nel 1989, mentre solo nel 2015 verrà arrestato e poi condannato in primo grado l’esecutore materiale. Il movente sta nel fatto che Caccia – si legge nella sentenza del 1989 – “Ostacolava la disponibilità altrui”. Come a dire che altri magistrati erano invece disponibili. La “linea della palma”, l’efficace metafora di Sciascia sull’espandersi silenzioso delle mafie, aveva raggiunto il nord e aveva trovato terreno fertile in un’area grigia anche intorno il palazzo della Procura di Torino.

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