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DIA: lettera aperta al direttore del Fatto Quotidiano

Egregio Direttore,
ho apprezzato il suo intervento in occasione della conferenza “Coltiviamo la legalità” tenuta insieme a Cipriani, in quel di Forlì. Ma non sono gli elogi che intendo tributargli, ma piuttosto coinvolgerla in un’iniziativa che mi sta tanto a cuore e che credo lei sia particolarmente sensibile: la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).
Oggi ho letto l’articolo di Marco Travaglio su Antimafia2000 “Ora vogliono far fuori la DIA”  e non le nascondo che mi è venuta rabbia: tanta rabbia! Ma nell’articolo c’è un’imprecisione, talchè la DIA non la vogliono far fuori ora, ma l’agonia della DIA è iniziata immediatamente dopo l’avvento del governo Berlusconi, nel 1994. Io c’ero e potrò dimostrare il cambiamento di rotta. Qualcuno dovrebbe spiegare perché la DIA  in questi anni si occupa soltanto di sequestri di beni dei mafiosi, tale da sembrare una gemellata della Guardia di Finanza.  A tanti, non è sfuggito e penso anche a lei Direttore, il fuggi fuggi dalla DIA. Che cos’è oggi la DIA? Di certo non è quella struttura voluta dal giudice Giovanni Falcone, modellata e pensata sul modello de FBI  e che avrebbe operato in tutto il Territorio nazionale. Di recente, il neo ministro dell’Interno Cancellieri ha reclamizzato la nascita della DIA in Emilia-Romagna, ovvero a Bologna. Annunciazione, per sopire gli allarmi provenienti dal mondo politico/imprenditoriale e da una parte della popolazione che si è resa conto che la mafia non è solo Sud. Ma, l’annunciata costituenda DIA a Bologna, sembra essere un avamposto di una decina di investigatori: nulla più. Comunque, il ministro Cancellieri forse non è al corrente, ma la DIA a Bologna, avrebbe dovuto aprire una sezione già nel 1992, prima dell’attentato al giudice Giovanni Falcone. All’epoca, qualcuno disattese quel che era la pianificazione.
Sig. Direttore, fatta questa debita esposizione sono qui a chiederle di farsi portavoce, tramite le forze politiche e di governo, affinchè ci si renda conto della necessità di rivalutare la DIA, così come l’aveva ideata Falcone. La DIA, doveva essere una struttura  investigativa antimafia, che avrebbe conglobato al suo interno i tre organismi già esistenti, ossia lo SCO della polizia di Stato, il ROS dell’Arma dei Carabinieri e il GICO della Guardia di finanza.
Egregio Direttore, la prego, se come penso i politici rimarranno sordi a qualsiasi sollecitazione, apra attraverso i suoi lettori un dibattito sulla necessità di chiudere tutte le strutture investigative e riunirle sotto una unica direzione, ovvero la DIA. A me piacerebbe che il sogno di Falcone e se vogliamo anche il mio, che la DIA diventasse una struttura investigativa d’eccellenza:un organismo simile a quello che io stesso ho potuto verificare, allorquando sono stato in missione nella sede de FBI di New York.
Ma è così difficile fare le cose facile contro Cosa nostra e le mafie in generale?
Cordialità.

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