L’imprenditrice palermitana entra nel programma di protezione testimoni. E’ andata a vivere in una località segreta fuori dalla Sicilia con la famiglia. Dopo aver denunciato i suoi estortori entrò in collisione con Addio Pizzo “non hanno tollerato il fatto che cercassi l’aiuto dello Stato in maniera indipendente senza chiedere preventivamente il loro consenso”. Sonia Alfano: ”Valeria è stata lasciata sola da persone che si dovrebbero vergognare. Per qualcuno che ha fatto dell’antimafia un mestiere sarebbe il caso di andarsi a cercare un lavoro vero”
L’imprenditrice palermitana, proprietaria di due palestre, aveva denunciato gli estortori che le chiedevano il pizzo trovandosi ben presto abbandonata a se stessa. Ora, dopo diverse intimidazioni, la Grasso è formalmente entrata nel programma protezione testimoni. La procura di Palermo l’ha ritenuta testimone di giustizia fondamentale e ad imminente rischio di vita. Nel giro di poche ore ha lasciato la Sicilia ed è andata a vivere in una località segreta insieme alla famiglia.
Dopo aver denunciato i suoi estortori Valeria Grasso era infatti entrata in conflitto con i dirigenti dell’associazione Addio Pizzo. Un caso particolare che aveva scosso il fronte dell’antimafia. “Semplicemente – dichiarava la Grasso poco tempo fa – i dirigenti di Addio Pizzo non hanno tollerato il fatto che io cercassi l’aiuto dello Stato in maniera indipendente senza chiedere preventivamente il loro consenso. Poi non hanno condiviso il mio avvicinamento a Sonia Alfano”. Alla base dei dissidi tra Addio Pizzo e la Grasso quindi ci sarebbe stato un problema di natura politico. “Sonia - continuava la Grasso – non coincide con gli orientamenti politici dei dirigenti di Addio Pizzo. Ma per me non si trattava di un politico ma di un familiare di vittima della mafia a cui potevo affidarmi”.
“Valeria è stata lasciata sola da persone che si dovrebbero vergognare – commenta oggi Sonia Alfano - le è stato fatto pagare essersi avvicinata a me. Io ho grande stima dei ragazzi di Addio Pizzo ma alcuni dirigenti dovrebbero smetterla di fare antimafia di facciata, istituzionale, senza sapere davvero cosa sia la lotta al racket”. Questa è una città dove anche il carrozzone dell’antimafia ragiona con logiche paramafiose – continua la Alfano che è presidente dell’associazione familiari vittime della mafia – non si riesce a capire cosa voglia dire per Valeria lasciare la sua terra, per i suoi figli abbandonare gli amici, e di questo quelle associazioni cosiddette antimafia dovranno rendere conto. Davanti ai miei occhi e a quelli di Ignazio Cutrò alcuni esponenti di rinomate sigle antimafia sbeffeggiavano Valeria. Il risultato è quello di oggi: una donna forte e coraggiosa costretta a lasciare casa sua di corsa. Per qualcuno che ha fatto dell’antimafia un mestiere sarebbe il caso di andarsi a cercare un lavoro vero”.

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