di Pippo Giordano – 12 maggio 2014
Maggio 2012, il procuratore nazionale antimafia dichiara: «Un premio a Berlusconi per la lotta alla criminalità organizzata». Marzo 2013, la Corte di Appello del distretto di Palermo, 3a Sezione Penale, condanna Dell’Utri Marcello. 9 Maggio 2014, la Cassazione conferma definitivamente la condanna a Marcello Dell’Utri. Ecco, nel riportare i dati, invito a leggere la sentenza della Corte d’Appello di Palermo che di fatto conferma la condanna di primo grado, di certo conosciuta dall’allora procuratore Grasso. Avevo in animo di scrivere dettagliatamente le responsabilità di Dell’Utri e Berlusconi in ordine ai fatti di condanna del primo, ma preferisco scrivere col cuore piuttosto che sterili date o azioni compiute dai due. Ebbene, la mia ritrosia verso Berlusconi e Dell’Utri, non nasce da una questione di pelle, ma da elementi di conoscenza nell’ambito della mia ex attività lavorativa, e quando, ascoltai la dichiarazione di Piero Grasso, mi si gelò il sangue. Tuttavia, era una sua opinione e come tale rimase.
Il duo Berlusconi/Dell’Utri ha rappresentato l’arroganza, la tracotanza e la presa in giro dello Stato di diritto. Entrambi hanno rappresentato per decenni il braccio violento dell’immunità, convinti com’erano di farla sempre franca. I rapporti dei due con Cosa nostra sono ampiamente provati dalla definitiva sentenza di condanna di Dell’Utri e poco importa se al Berlusconi non vengono addebitate responsabilità penali in ordine al reato di concorso esterno all’associazione mafiosa. Berlusconi, per il solo fatto d’aver incontrato il capo mafia Stefano Bontade, con la mediazione di Dell’Utri e Cinà, lo si dovrebbe ritenere moralmente colpevole. Poi, alla luce delle ingenti somme versate a Cosa nostra, egli appare come uno dei “grandi” benefattori di Cosa nostra, consentendo al sodalizio criminoso di divenire uno dei più potenti nel nostro Paese: nessuna giustificazione possibile, Berlusconi aveva soltanto l’obbligo morale di denunciare la mafia, invece di pagare.
Ma ritornando al novello pregiudicato Dell’Utri, una volta rimasi sconcertato dalle sue parole: Dell’Utri, rispondendo ad una domanda, disse che non poteva sapere se la persona frequentata era mafiosa, non poteva chiedere ‘il patentino di mafiosità’. La risposta, tipicamente sprezzante, rappresentò per intero l’atteggiamento spocchioso e insolente di Dell’Utri, che non si discostava poi un granché da quello usato dall’amico Berlusconi.
Siamo un Paese senza memoria, se solo andassimo a ripescare le loro interviste, specialmente quelle di Berlusconi, che un giorno si e l’altro pure, offendeva l’intera Magistratura e quindi anche coloro che rimasero uccisi dalla violenza mafiosa. Le contumelie e offese verso la Magistratura venivano esplicitate col roboante silenzio del presidente del Csm Napolitano e del ministro di Giustizia Alfano e ciò alimentava in Berlusconi il diritto a reiterare le offese. Solo pochi sentirono la necessità difendere la memoria di Falcone, Chinnici, Borsellino, Scopelliti, Livatino, Costa e tantissimi altri. Questa era ed è l’Italia! Ma per fortuna c’è ancora una Magistratura, capace di sopperire alla mancanza del potere politico. Mi chiedo dove esista un Paese dove da oltre un trentennio i rapporti mafia-politica vengono considerati “normali”, premiando taluni con un seggio in Parlamento? Se non fosse per i tanti morti ammazzati, ci sarebbe davvero da ridere. Tutti o quasi tutti, fanno finta di nulla. Nessuno parla di verità sulle stragi, nessuno fornisce a Nino Di Matteo e agli altri pm impegnati nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia, la necessaria collaborazione e vicinanza. No! Anzi, i Magistrati siciliani sono i destinatari di una campagna di delegittimazioni, ampliata dalla fredda e cinica circolare del Csm, di cui tutti oramai conoscono il fine ultimo, ovvero stoppare o rallentare il processo sulla trattativa Stato-mafia. Epperò, il 23 maggio e il 19 luglio, si ricorderanno delle stragi, solamente per fare la solita pupiata con la posa delle corone e qualche ipocrita dichiarazione di circostanza. A me appare evidente che non ci sia tanta differenza tra un Berlusconi, un Dell’Utri e gli inquilini degli ambulacri romani. La partecipazione di Dell’Utri e la frequentazione di uomini d’onore da parte di Berlusconi, non sono dell’altro ieri. E tuttavia, il primo è diventato senatore della Repubblica, mentre il secondo più volte primo ministro e deputato. E dovremmo meravigliarci perchè, nonostante sia pregiudicato, venga accolto al Quirinale e palazzo Chigi? Mi sento stanco, esausto e l’unica cosa che mi fa andare avanti sono i bei ricordi, le gioie, paure, ansie che condivisi con dei Galantuomini, come Cassarà, colleghi della mia Sezione della Mobile palermitana e i giudici Chinnici, Falcone e Borsellino: sono gli studenti delle medie, delle superiori e universitari, che danno linfa la mio cammino. Il resto è tutta un’altra storia, fatta di tradimenti della Costituzione, di telefonate distrutte, di verbale d’interrogatorio “non capiti” e di tanti quaquaraquà che allignano nelle Istituzioni. Ultimamente è in voga la frase “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”, usata da chi aveva giurato fedeltà alla Costituzione. Insomma tutto quanto serve per non far venire alla luce la verità. Sono quasi sicuro, che Dell’Utri mutu starà “uomo di panza é!”; non dirà una sola parola e così Berlusconi lo potrà far diventare Eroe: avevamo bisogno di un altro Eroe, simil Mangano. Avanti tutta nel Paese dei sordi, dei non vedenti e dei non parlanti e……dei pregiudicati prossimi Eroi.
Pippo Giordano

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