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Delitto Agostino, il Viminale non si costituisce parte civile

Da trentun anni papà Agostino aspettava questa udienza. Da trentun anni aspettava di vedere in faccia i mafiosi accusati dell’omicidio di suo figlio Nino, agente di polizia assassinato con la moglie Ida, a Villagrazia di Carini. “Trentun anni a chiedere giustizia, in solitudine”, sussurra l’uomo che un giorno di agosto del 1989 promise di non tagliarsi la barba fino a quando non avrebbe saputo la verità. “Anche in questo giorno così importante lo Stato non è al mio fianco, non si è costituito parte civile”, dice Vincenzo Agostino mentre cammina lentamente nella grande aula bunker dell’Ucciardone, la storica aula dove si celebrò il primo maxiprocesso alle cosche mafiose. Oggi, si tiene l’udienza preliminare per il delitto di Nino e Ida, imputati i boss Gaetano Scotto e Antonino Madonia, poi anche un amico di Nino, Francesco Paolo Rizzuto, accusato di avere aiutato i sicari. Un’udienza storica anche questa, il procuratore generale Roberto Scarpinato e i sostituti Domenico Gozzo e Umberto De Giglio hanno scalato una montagna fatta di depistaggi istituzionali e complicità eccellenti per arrivare a questa richiesta di rinvio a giudizio. “Ma oggi lo Stato non c’è in questa aula – ripete Vincenzo Agostino – non c’è il ministero dell’Interno, non c’è la presidenza del Consiglio. Eppure, Nino era un bravo poliziotto, morto nell’adempimento del dovere”.

Il processo

Sono tante le domande che adesso segnano la solitudine di questo padre. “Ma perché lo Stato non si è costituito? Forse si sente in colpa? Forse l’hanno solo dimenticato e magari si costituiranno alla prossima udienza”. Dice l’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile della famiglia Agostino: “Purtroppo, le gravi assenze di oggi sono in linea con quanto avvenuto in questi trentuno anni: mai nessun rappresentante delle istituzioni ha chiesto giustizia per questo poliziotto coraggioso. E un motivo c’è: Nino Agostino venne stritolato da un blocco di potere e di complicità all’interno della polizia di Stato”. L’indagine della procura generale sostiene che Nino Agostino, ufficialmente solo un agente del commissariato San Lorenzo, facesse parte di una squadra speciale addetta alla cattura dei grandi latitanti di mafia. Durante questa attività sotto copertura avrebbe scoperto le relazioni pericolose di alcuni poliziotti con esponenti di Cosa nostra.

“Questo processo è centrale nella ricostruzione di una stagione drammatica per la storia del nostro paese – prosegue l’avvocato Repici – ma qualcuno, all’interno della politica e del mondo dell’informazione, non vuole che se ne parli. La famiglia Agostino farà in modo che tutto ciò non accada”.

Accanto a Vincenzo Agostino e alle figlie Nunzia e Flora, che si sono costituite parte civile, c’è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, pure lui ha chiesto di costituirsi in giudizio. Come diverse associazioni della società civile: il centro Pio La Torre, Libera, Cento per Cento in Movimento. Fuori dall’aula bunker, Scorta Civica. L’udienza è stata rinviata dal presidente dell’ufficio Gip Alfredo Montalto al 18 settembre.

Fonte: www.stampalibera.it

 

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