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Dalle Stragi di Stato ad oggi

La vicenda di Eluana Englaro, confesso, mi ha profondamente turbato e la dolorosa empatia che il padre Beppino mi ha trasferito con la sua moderna eroicità, ha trascinato, frustandola, la mia anima in una dimensione nella quale il silenzio era l’unico atteggiamento consentito.
 
Un silenzio non “mafioso” ma da persona logorata dalla sofferenza e che fa del suo silenzio un monito con il quale si prova a rispondere alle domande della propria coscienza.
 
Un silenzio, che per quanto legittimato da eventi dalla natura aberrante, impone di essere rotto, non da una riluttante voglia di esposizione mediatica, ma dal dovere di provare ad aprire gli occhi di quanti, pur tenendoli aperti, non vedono o fanno finta di non vedere quello verso cui tutti, come cittadini di un Paese allo sbando, tendiamo.
 
In un Paese come il nostro dove la Storia e la Memoria dovrebbero risplendere ogni giorno e rappresentare, con la Costituzione, la nostra “Bibbia” e il nostro “Corano”, affinchè gli errori del passato non si reiterino più e che chi ci ha affidato in eredità la propria biografia non venga dilaniato nel ricordo con la nostra empietà, accadono ultimamente atrocità sempre più lesive dei più basilari diritti dell’uomo che non possono essere sottaciute.
La Costituzione (non solo nell’art. 32 che cosi recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”), parallelamente al buonsenso e a quelle norme non scritte imposte in una società che si rivendica come “civile”, stabilisce che ciascuno di noi ha il DIRITTO DI SCEGLIERE se vivere o morire e come condurre la propria esistenza, nonostante sia innegabile che la laicità di uno Stato passi anche dalla salvaguardia di quella cosiddetta “cultura della Vita”.
 
Nel rispetto delle posizioni di tutti, però, è anche altrettanto vero e condivisibile la scelta di chi, in condizioni estreme di infermità, rinunci a vivere se con Vita possa essere declinato l’accanimento terapeutico o il dover dipendere esclusivamente da apparecchiature artificiali intenti ad alimentare un corpo amorfo e non una anima che forse è già stata accolta altrove.
 
E nel rispetto delle identità e delle dignità di ciascuno sarebbe auspicabile che il Vaticano si comportasse da “Chiesa”, da istituzione che rappresenta sulla Terra il volere celeste di Gesù, di un Gesù che – si legge nelle lettere di Paolo – predicava la carità, la compassione, l’Amore; e non, invece, ponendosi come una lobby eversiva che corrode le coscienze nel perseguimento dei suoi perversi fini camuffati da una Fede che ha solo i contorni del più evidente anticlericalismo, tipico di una epoca nel quale il “diverso” era un predestinato per il Tribunale dell’Inquisizione.
 
Un Vaticano che lascia sgomento non soltanto il sottoscritto per come, talvolta, usi un linguaggio raccapricciante per essere tipico dei diversi totalitarismi che hanno infangato il Mondo per decenni e per mezzo del quale davvero si procede alla “negazione” dei diritti del singolo.
 
Ma, purtroppo, in questa nostra sciagurata Nazione, con la cosiddetta Seconda Repubblica “nata morta”, bagnata dal sangue delle stragi del ’92, dopo 17 anni non si vedono consegnati alla Giustizia i mandanti di quelle efferatezze che ben si nascondono nelle Istituzioni, a cominciare dal Parlamento, come se i Riina, i Brusca, i Bagarella, i Provenzano, avessero potuto, da contadini e da pastori che erano, pianificare ed eseguire tali disegni criminali da soli e senza alcuna protezione “alta” (la stessa che ha consentito a Provenzano di essere latitante per 43 anni salvo poi essere arrestato quando non “serviva” più venendo dato in pasto all’opinione pubblica affinchè da un lato fosse demonizzato e dall’altro eroicizzato attraverso delle fiction che ne dovevano celebrare il prestigio e il potere) e con un Nicola Mancino, oggi Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura (che all’epoca dei fatti aveva, misteriosamente e inspiegabilmente, da poco sostituito un tale Scotti al Ministero della Giustizia), sordo e reticente dal confessare cosa disse a Paolo Borsellino il 2 luglio del ’92 di cosi sconvolgente (si può supporre, però, che si parlò della trattativa tra Cosa Nostra e Stato), a tal punto da generare una tensione nervosa parzialmente smorzata – si racconta – dal fumo simultaneo di 2 sigarette, ma che non precluse alla nuova tragedia che il magistrato sapeva sarebbe arrivata presto (si dice, infatti, che ripeteva spesso l’espressione “devo fare presto”, “devo fare presto”..) essendo stato con Giovanni Falcone l’emblema di una Giustizia che voleva essere amministrata in nome del Popolo Italiano nel modo più equo ed onesto possibile, senza fare sconti a nessuno affinchè davvero “La Legge” fosse “Uguale per Tutti”.
E in questi lunghi, assurdi, dolorosi, incandescenti 17 anni, di misteri non svelati ce ne sono stati tanti, troppi. Chi sono i mandanti delle Stragi di Stato del ‘92? Chi ha ordinato al Cap. Arcangioli di sottrarre l’agenda rossa di Paolo Borsellino sulla quale troppi sapevano che venivano appuntate notizie e informazioni circa la quotidianità professionale del magistrato e che sarebbe stato pericoloso consegnarla ad una Storia che in quel preciso momento si è deciso di manomettere e di alterare? Chi era in contatto con i dirigenti dei Servizi Segreti deviati presenti al Castello di Utveggio dove sono stati seguiti tutti gli istanti antecedenti e successivi la strage? Perché “alcuni attori”, occulti, della vicenda, dopo neanche dieci secondi già conoscevano quello che era accaduto a dispetto dei familiari avvisati subito dopo?
Perché il Vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, pur di fronte all’accorato appello del fratello Salvatore, non ha contribuito a fugare dubbi ed incertezze circa il suo ruolo accrescendo invece i sospetti di una sua responsabilità, almeno morale, visto che – interrogato sulla vicenda – ha ritenuto opportuno rispondere mostrando principalmente delle pagine risalenti a quella che sarebbe dovuta essere la sua agenda da Ministro della Giustizia con appuntate solo pochissime voci?
Perché, infine, quasi tutti i processi intentati con il preciso obiettivo di fare luce sulle vicende in oggetto sono stati ostracizzati con notizie spesso non vere che ne hanno compromesso gli equilibri, l’ultimo dei quali, quello proprio sulla sparizione dell’agenda rossa, ha subito la vergogna di vedere respinto il ricorso contro l’archiviazione?
 
L’Italia di oggi, però, non è solo quella che esce mestamente dal tritacarne di una Storia paradossale e talvolta infame, ma è anche quella che sta violentando il suo presente con una sagacia e una viltà che non scalfisce l’animo di coloro i quali detengono “il Potere” ed esercitarlo in nome e per conto del Popolo Italiano.
 
In un qualsiasi altro Paese del mondo, suppongo, la Politica, ai più alti livelli, sarebbe stata preclusa a chi ha fatto della corruzione e dell’immoralità il suo programma elettorale nel quale il rispetto delle regole non è previsto e l’unica regola conosciuta e ammessa è proprio quella di non rispettarne alcuna a cominciare dalla Costituzione che per il Diavolo è come l’Acqua Santa; ma altresì, suppongo pure, che l’esercizio della Politica, sempre quella “alta”, magari ispirata al discorso di Pericle agli Ateniesi del 461 a.c., non sarebbe consentito affatto ad uno schieramento che ha in Latorre un esperto di “pizzini” – tipica tipologia comunicativa dei mafiosi – sperimentati dallo stesso senatore, ex maggiordomo del “velista per caso” D’Alema, dopo i non mirabili risultati ottenuti dalle intercettazioni telefoniche sulle scalate illegali alle banche nelle quali è stato coinvolto, oltre che con il “Baffo d’Oro”, anche con Fassino (con la cui moglie Anna Serafini è in Parlamento “solo” da 5 legislature: hanno praticamente “consumato” sugli scranni parlamentari a spese nostre..), lo stesso che in una intercettazione esulta dicendo che sono “padroni di una banca”, dimostrando come sono gli interessi economici a larga scala a muovere questi “pinocchio” e non quelli “umani” della povera gente, di quella “qualsiasi”, ossia di quella che compone la stragrande maggioranza del Paese.
 
Come poi non restare affascinati dall’ angelico volto di Francesco Rutelli, noto e apprezzato in tutto il mondo per il suo effervescente inglese, delle cui capacità dialettiche hanno tutti potuto prendere visione quando fu presentato ufficialmente il Portale Italia.it, costato “solo” 45 milioni di euro di soldi pubblici, e mai attivato?
 
Come non essere grati poi a questo sodalizio politico dall’altissimo profilo umano che avrebbe nominato Ministro della Salute, se avessero vinto le elezioni dello scorso anno, quel “giovanotto” di Veronesi (viaggia per l’ottantina, credo..) che nel corso di una famigerata ed indecente puntata di Che Tempo che Fa da Fazio (da non confondere con l’ex Governatore della Banca d’Italia, anche lui un “compare della banda” dei furbetti del quartierino che aspiravano ad impossessarsi delle banche) ebbe il coraggio di indicare con le mani “lo zero” come potenziale pericolo per quanti sono stati e saranno succubi di impianti industriali come i termovalorizzatori costruiti nelle immediate vicinanze delle loro residenze?
Impianti questi che scienziati italiani e esperti internazionali hanno confermato, con accurati studi non soltanto epistemiologici, come e quanto siano dannosi e nocivi per la salute umana a causa delle diverse tonnellate di diossine e di fumi tossici che producono, con le nano polveri facilmente inalabili dal corpo umano e pronte ad attaccarsi agli organi vitali non venendo più espulse essendo non biodegradabili?
 
Come non essere affascinati, inoltre, da quell’amorevole esemplare di “dolce e gabbana” di Gentiloni che, da Ministro delle Comunicazioni, ha avuto lo straordinario coraggio di far finta di criticare in Italia l’abominevole Legge Gasparri (nota per non essere neanche conosciuta minimamente da colui che ne dovrebbe essere il padre putativo – stando a quanto dichiarato dall’allora aennino Storace -) e di difenderla in Europa nel contenzioso contro Francesco Di Stefano che rivendica dal ’99 di ottenere le frequenze pubbliche, regolarmente acquisite dopo un bando di gara, per poter trasmettere su tutto il territorio nazionale con Europa7 al posto dell’abusiva ed illegale Rete4?

E che a causa di questo scandalo, nonostante una sentenza – del 31 gennaio del 2008 – della Corte di Giustizia Europea, immediatamente esecutiva visto che il diritto comunitario supera quello nazionale, paghiamo dal 1° gennaio di quest’anno, retroattivamente dal 2006, quasi 350 mila euro al giorno di multa per il non adempimento di quanto prescritto, consentendo cosi a quel “lustra natiche” di Fede di ammorbare le coscienze di qualche milione di ignavi italiani?
 
E da questa superba “corrida” possiamo per caso escludere quella pia e leggiadra pulzella di Anna Finocchiaro? La nostra Anna che, da capogruppo dei senatori del Pd (che sta per Profondamente Disperati), ha espresso una intima e sincera solidarietà al Presidente del Senato Schifani dopo che di questi ne furono egregiamente decantate le amicizie mafiose da lui coltivate quando, negli anni ’80, da giovane avvocato siciliano, “esperto” di urbanistica, dopo essere stato socio di Enrico La Loggia (oggi parlamentare del Pdl) nella società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, stando alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella (presidente del consiglio comunale, per l’Udeur di Mastella, di Villabate, poi sciolto per mafia), si occupò, proprio per tal comune, in qualità di consulente urbanistico, della stesura del Piano Regolatore Generale attorno al quale ruotavano gli interessi di politici e di mafiosi (http://ia360918.us.archive.org/1/items/RenatoSchifani/Schifani.pdf).
La solidarietà di Anna perché Schifani è stato leso e denigrato nel suo onore cosi pulito e trasparente?
Probabilmente solo per quelli che sanno indignarsi soltanto con le parole..
La senatrice, infatti, ritrovatasi candidata alle elezioni regionali in Sicilia, al posto di Rita Borsellino che pure nel 2006 aveva stravinto le primarie e quindi stando alle logiche attuali meritava di non essere riconfermata, ha avuto in Salvo Andò il curatore del suo programma elettorale. Niente di male se tale Andò non avesse avuto negli anni ’80 fitte e proficue relazioni con uno dei boss di Cosa Nostra, Santapaola, e non fosse stato arrestato per tangenti nel ’93 (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Ando-e-torno/1996554/18).
 
Sulla scia di tutte queste informazioni su Latorre, su D’Alema (anche lui prescritto per i suoi reati), su Fassino, su Gentiloni, sulla Finocchiaro e più in generale su un Partito indecente nella moralità e nella cultura, senza alcuna credibilità e reputazione, sarebbe per qualcuno comprensibile sostenere le altre forze politiche oggi presenti, ritenendole il solito e consuetudinario “meno peggio” che si tende ormai, desolatamente, a scegliere, senza alcuna convinzione, quando ci si ritrova, umiliati e sgomenti, nella cabina elettorale con l’intento di poter esercitare la nostra cittadinanza con il voto.
 
Sarebbe troppo facile e scontato parlare ora di Berlusconi e di come abbia impersonificato il Potere intendendo con esso l’espressione più perversa e più ontologicamente irrazionale di quelle che dovrebbero essere le necessità di un Paese che certamente non auspica ad essere quotidianamente inviso in tutto il mondo per le “carinerie” o le “gaffe” di un gangster del bronx che si rivolge alle donne e le considera come forse neanche nel Medioevo.
 
E infatti non mi risparmierò dal dire qualcosa.
 
Il nostro Paese, per chi conosce almeno un pò la Storia del Novecento, è attualmente, dal punto di vista sociale e culturale, molto vicino a ripercorrere la stagione che va dal ’22 in poi, ossia degli anni nei quali fu cavalcato in modo demagogico, per accrescerne il consenso, il disagio dei ceti più umili e meno abbienti, emblema di una società devastata dalla Grande Guerra.
Con certe premesse fu facile e scontata l’ascesa al Potere di quello che sarebbe diventato il Fascismo.
Perché sto proponendo questa annotazione storica?
Perché nel’24, dopo l’assassinio Matteotti, in Parlamento, Mussolini si assunse la responsabilità di quell’omicidio politico e l’Associazione dei Magistrati si dimise integralmente essendo imminente la svolta autoritaria.
 
Dopo circa 85 anni, “l’uomo che si smentiva da solo”, tra una seduta straordinaria del Consiglio dei Ministri con la Carfagna e una “ironia” sui desaparecidos durante la campagna elettorale in Sardegna, non si dice neanche troppo “preoccupato”, nonostante la notizia abbia fatto scandalosamente il giro del mondo, della condanna dell’avv. Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari per aver dichiarato il falso, dietro il pagamento di 600 mila dollari, nei processi sulla corruzione alla Guardia di Finanza e in quello All Iberian nel quale lui era imputato, ritenendo che in Appello la controversia legale possa essere risolta positivamente (salvo qualcuno gli ricordi nel frattempo che è stato condannato ufficialmente solo Mills, non lui che si è salvato attraverso il Lodo Alfano), sta probabilmente proponendo qualcosa di peggio dello stesso Fascismo che potrebbe far rabbrividire persino quel “gentiluomo” di Mussolini..
Infatti con la combinata “Pacchetto Sicurezza” e “Pacchetto Giustizia – Intercettazioni”, l’Italia andrà incontro ad una svolta più che autoritaria: sfoceremo direttamente in un totalitarismo oscurantista e illiberale benedetto dai negazionisti del Vaticano.
 
Il “pacco” sulla Sicurezza, infatti, prevede che oltre all’aumento indiscriminato degli immigrati clandestini provenienti dalla Libia di Gheddafi (pagati sommariamente circa 5 miliardi di euro per i prossimi anni), affinchè vengano affidati “gentilmente” alle attenzioni dei manganelli padani numerati personalmente da Maroni e Bossi (non omonimi, ma gli stessi Ministri della Repubblica che anni fa, in Svizzera, a casa del massone Carlo Cattaneo cantavano “Siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore” [http://www.youtube.com/watch?v=r7lANKt2fMI&feature=PlayList&p=0D3F5B9319A85B04&playnext=1&index=6]) poi allegramente usati da quelle “delizie” di persone come Tosi (sindaco di Verona), Gentilini (sindaco di Treviso) e Borghezio (europarlamentare della Lega) con la speranza che poi nessuno di questi “sporchi negri” (giusto per citare uno dei più tradizionali “complimenti” che vengono rivolti ai clandestini africani) abbia bisogno delle cure sanitarie e di particolari visite mediche perché in quel caso meriterebbero proprio di essere denunciati per essersi permessi di subire queste “delicate” aggressioni xenofobe e razziste atte ad alzare il nostro prestigio internazionale come Paese che violenta, anzi stupra, i basilari Diritti dell’Uomo (ma anche della Donna.. cosi la par condicio è assicurata..); contempli altresì che quei fannulloni della Polizia non abbiano tutte quelle risorse pubbliche, già limitate, (a differenza di tutti i condannati in via definitiva, circa 18, gli indagati e quelli sotto processo, circa un centinaio, che siedono in Parlamento trascorrendo le giornate, quando non litigano e non si azzannano, a sputarsi e a mangiare mortadella..) di cui dispongono per poter adempiere alla funzione di garantire una Sicurezza Ordinaria a tutti i cittadini perché tanto i Cittadini si devono proteggere con le ronde mica con le Forze dell’Ordine. E’ noto infatti che queste servono soltanto come messaggi pubblicitari in campagna elettorale quando occorre ripulire, con l’esercito, Napoli dall’immondizia (con la camorra e il suo “postino” Cosentino – Sottosegretario all’Economia – a vigilare..), Roma dai rom (un paradosso inquietante firmato Alemanno) e dagli indiani, e l’Italia in generale dai magistrati che osano indagare sui Don Rodrigo di turno, spettando, alla Polizia stabilire su cosa si possa e si debba procedere e su cosa invece far finta di niente, come il “venerabile gran maestro” Licio Gelli aveva predetto e insegnato alla sua amatissima tessera numero 1816..
 
Siccome, è noto a tutti, come e quanto la Magistratura nel nostro paese sia costituita da soggetti faziosi, “politicizzati”, eversivi di sinistra e comunisti, questa profonda e insanabile “metastasi della democrazia”, deve essere in un qualche modo sanata. Per “fortuna”, quindi, che i nostri attempati e moderni Soloni, che tanto hanno a cuore la Legalità e la Giustizia, si stiano alacremente impegnando per garantire finalmente una Giustizia che sia “uguale per tutti” (tradotto che garantisca in modo imperituro la certezza dell’impunità a tutti i picciotti delle Cosche sparpagliati nelle Istituzioni) ma proprio “per tutti” (tradotto che garantisca condanne esemplari alla povera gente che delinque, possibilmente con le maschere di Dell’Utri e Berlusconi, o a quelli che fanno dell’evasione fiscale il loro passatempo preferito: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/fisco-evasione/duecento-miliardi/duecento-miliardi.html).
Si prefigura un Giro di Vite sulle intercettazioni affinchè questo strumento di indagine sia adoperato con cautela e prudenza, visti anche gli esosi costi che prevedono, cosi che non sia violata la privacy di nessuno e applicata soltanto per particolari reati. Cioè da strumento di indagine per evitare che i crimini vengano commessi a “supposta ad personam” introdotta laddove serve.
E pazienza che con le intercettazioni sono stati scoperti gli scandali nel calcio (anche se ora è già tornato tutto come prima, anzi peggio..), quello delle scalate bancarie ordito dai furbetti del quartierino (memorabile l’intercettazione di D’Alema quando dice “Facci sognare..”) che hanno determinato anche il massacro professionale ed umano di Clementina Forleo, quello della clinica Santa Rita di Milano (http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1592445), quello noto come Vallettopoli che portò all’arresto di Vittorio Emanuele, e il caso “Why Not” per il quale è stato demonizzato De Magistris, ovviamente colpevole per essersi permesso di indagare sulle collusioni non soltanto calabresi tra Massoneria, Mafie e Potere; oltre a tanti altri casi meno “mediaticamente” importanti e che sono stati risolti attraverso questo applicativo tecnologico. Le intercettazioni non devono consentire a magistrati come la Forleo, a De Magistris, ad Apicella (e ai suoi Pm Nuzzo e Verasani) e a quelli che come loro hanno giurato sulla Costituzione della Repubblica Italiana di scoperchiare tutti i vasi di Pandora che occultano sconcertanti Verità.
Il loro ruolo dovrebbe essere quello di meri esecutori materiali del volere politico (sono soltanto degli eretici quelli che sostengono la tutela dell’indipendenza dei Poteri: deve essere uno e solo..) e di “ammazzare” le sentenze come Corrado Carnevale (quello che definì “stupidi” Falcone e Borsellino) che ora è in Cassazione o come i giudici Squillante e Patrizia Pasquin (quest’ultima finita nell’inchiesta “Toghe Lucane”) che in modo mansueto assecondano i voleri deviati degli esponenti dell’Antistato.

E sullo stesso profilo umano e professionale di certi magistrati, ovviamente non “politicizzati a sinistra”, né eversivi dell’ordine pubblico, si devono allineare i giornalisti che altrimenti rischiano la galera se solo dovessero pronunciare il nome dei magistrati che invece indagano o se dovessero pubblicare delle intercettazioni “vietate”. Poi ci sono giornalisti come Mieli, il direttore del Corriere della Sera, che tra una puntata di “Porta a Porta” e un caso di censura (quello di Carlo Vulpio), si porta avanti col lavoro di auto promozione affinchè sia già pronto quando gli telefoneranno per proporgli nuovi incarichi da lustrascarpe.
E naturalmente per non fare cattiva figura, fanno tutti a gara cercando di mantenere alto il livello di Disinformazione: eccetto Fede che non può partecipare perché è corrotto, professionalmente, per definizione, si contendono il “Parrucchino d’Oro” Belpietro, Giordano, Feltri, Polito e l’evergreen Vespa. La lotta è titanica, ma possiamo essere sommessamente tranquilli che saranno tutti accontentati, nelle nuove ed imminenti spartizioni delle poltrone, perché da tutti questi è stato sempre ricavato qualcosa.
 
In cosa, pertanto, l’Italia berlusconiana di oggi rischia di non reggere il confronto con quella mussoliniana?
 
Nell’assunzione di responsabilità. Nel prendere atto delle proprie colpe e nel riconoscere l’onore “dell’avversario”.
 
Mussolini, nel ’24, si assunse la responsabilità dell’omicidio Matteotti.
 
Dopo 85 anni, ad essere state uccise sono state le Istituzioni con una sferzante frustata a tutti i capisaldi di una Società che si vorrebbe prefigurare come “civile” (cosi per non essere da meno della Russia dell’amico Putin dove il processo contro l’omicidio della giornalista Anna Politkovskaya si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati: si è suicidata la giornalista che ha voluto difendere i ceceni e nessuno se ne è mai accorto: http://www.corriere.it/esteri/09_febbraio_19/politkovskaya_assolti_imputati_1f424fb6-fe88-11dd-9a41-00144f02aabc.shtml), e un cittadino che come me, di neanche 26 anni, che vorrebbe continuare a credere nel proprio Paese, nella sua bellezza, nei suoi valori, nella sua meravigliosa gente, in un attimo di sgomento e di dolore, deve constatare e apprezzare che, più di questa trasversale classe politica degenere e alienata, ha dimostrato tutto il suo onore il camorrista latitante Giuseppe Setola che alle Forze dell’Ordine che lo arrestavano, tempo fa, affermava: “Avete vinto Voi..”.
 
Io Voglio Vincere nel nome della Democrazia e dell’Italia.
 
L’Italia è anche e soprattutto la Nostra.
 
Resistenza. Resistenza. Resistenza.
 
Giuseppe Milano

“Scuola di Formazione Politica Antonino Caponnetto”

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