Bisceglie – Una delegazione composta da otto giovani biscegliesi si è recata a Palermo nei giorni 18 e 19 luglio per rendere omaggio al giudice Paolo Borsellino nel diciottesimo anno dalla sua scomparsa.
Tutto il programma della commemorazione è stato curato dal Popolo delle agende rosse, un gruppo fondato dal fratello del giudice, Salvatore Borsellino, che ormai da anni il 19 luglio presidia via D’Amelio affinché questo luogo non venga “profanato” da politici poco puliti dal punto di vista della lotta alla mafia.
La sera del 18 luglio il programma prevedeva la visione del docufilm “19 luglio 1992: Una Strage di Stato” con un dibattito finale a cui hanno partecipato lo stesso Salvatore Borsellino nelle vesti di moderatore insieme a Nicola Biondo, Marco Travaglio, Gioacchino Genchi e Antonio Ingroia. Questo incontro è stato un momento sicuramente tra i più interessanti di tutta l’esperienza palermitana: nel docufilm vengono esposti fatti importantissimi riguardanti la trattativa tra Stato e mafia e sono riportati anche avvenimenti davvero toccanti e commoventi raccontati da Salvatore Borsellino o attraverso la lettura di una lettera di Manfredi Borsellino, figlio di Paolo.
Il dibattito finale poi è stato un momento di immenso valore per chi ha a cuore la legalità; tutti gli interventi degli ospiti sono stati significativi e degni di nota, ma un cenno particolare lo merita senz’altro Antonio Ingroia che può essere considerato oggi l’emblema della lotta a Cosa nostra e che ricopre attualmente il ruolo che fu di Paolo Borsellino ai tempi delle stragi.
Il 19 luglio poi è stato effettuato il presidio in via D’Amelio presso l’ulivo di Paolo Borsellino sin dal mattino, e per l’intera giornata Rita e Salvatore Borsellino, sorella e fratello di Paolo, hanno instancabilmente rilasciato interviste, fatto foto e firmato le “agende rosse” non sottraendosi mai al contatto diretto con tutti coloro che volessero portare la propria solidarietà e il proprio affetto.
Alle 16.55 è stato osservato il minuto di silenzio in memoria del giudice scomparso al termine del quale è partito il corteo diretto all’albero di Falcone. Il corteo è stato momentaneamente sospeso quando è giunta la notizia dell’imminente arrivo del Presidente del Senato, Renato Schifani, in via D’Amelio: alcune “agende rosse” sono tornate indietro per impedire questa visita, considerata oltraggiosa anche da Salvatore Borsellino. Solo la visita del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, è stata accettata anche se non sono mancate le contestazioni e i cori che chiedevano “fuori la mafia dallo stato”.
Ci sono stati anche degli applausi quando Fini ha risposto ad alcune domande affermando che Mangano non può essere considerato un eroe o quando gli è stata chiesta la sua posizione in merito all’approvazione della legge bavaglio. È importante dire che tutte le manifestazioni del programma sono state effettuate senza la presenza di alcun simbolo di alcun partito; nessuna bandiera, nessuno striscione e nemmeno una spilletta. Si è voluto rispettare la volontà di Salvatore Borsellino il quale ha voluto che tutto si svolgesse in un’atmosfera apartitica.
Questo la dice lunga su alcuni articoli apparsi su Il Giornale o su alcuni commenti fatti al Tg4, i quali hanno parlato di agende rosse comuniste e di pettorine di lotta continua (che in realtà sono le pettorine rosse del Popolo delle agende rosse). Sembra impossibile credere che giornalisti di questo calibro non sappiano cosa sia l’agenda rossa di Paolo Borsellino, pertanto viene naturale chiedersi se non sia lecito dubitare della buonafede di certa gente.
L’agenda rossa di Paolo Borsellino non è altro che il diario personale del giudice dove egli annotava tutto e che portava sempre con se. Questa agenda è misteriosamente sparita dalla valigetta di Borsellino nel giorno dell’attentato e non è stata mai più ritrovata. Se dovesse riapparire oggi ci sarebbero prove importantissime per ciò che concerne le indagini sulla scellerata trattativa tra Stato e mafia.
Giuseppe Cappelletti (fonte: www.bisceglie.net, 24 luglio 2010)

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