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Cosa nostra e i fantasiosi soprannomi

Intercettare le conversazioni telefoniche e ambientale tra mafiosi era una pratica semplicissima, il problema era capire quale persone si celavano coi soprannomi e soprattutto decifrare il modo gergale usato per evitare di farci comprendere la natura del dialogo. Tuttavia, avevamo il tempo e l’arguzia di riuscire nel nostro intento: ogni sillaba, ogni umore, ogni espressione veniva sezionata ed esaminata.
Ecco alcuni soprannomi degli uomini d’onore che ricoprivano un ruolo di primo piano all’interno di Cosa nostra.
Michele Greco, già Capo di Cosa nostra, veniva chiamato IL PAPA. Suo fratello Salvatore il SENATORE. Greco Giuseppe, padre di Michele e Salvatore, PIDDU U TENENTE.
Altri due Salvatore Greco, di Ciaculli uno U CICCHITEDDU e l’altro L’INGEGNERE.
Nino Cottone di Villabate U PADRE NOSTRO. Giacomo Giuseppe Gambino U TIGNUSU (pelato).
Pietro Agliere U SIGNURINU. Salvatore Contorno U CURIULANO.
Pietro Vernengo U TISTUNI (testa grossa), suo fratello Antonino U DUTTURI.
Salvatore Riina U ZIU. Bernardo Provenzano BINU U TRATTURI. Giovanni Brusca U VERRU (il porco). I fratelli Sinagra di Sant’Erasmo doppio soprannome, FRATELLI TEMPESTA E MANCIACRISTIANI. Santo Di Matteo MEZZANASCA (mezzo naso). Pino Greco, SCARPUZZEDDA (scarpe a punta). Mario Prestifilippo MARIOLINO. Filippo Marchese MILINCIANA. Gaspare Mutolo ASPARINO. Stefano Bontade U PRINCIPE. Luigi Abbate GINO U MITRA. Antonio Lauricella (latitante) U SCINTILLUNI (elegantone). Matteo Messina Denaro (latitante) DIABOLIK.
Ovviamente l’elenco è lungo…

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