Confesso con tanta amarezza che non m’aspettavo da parte di Giuseppe Ayala, una presa di posizione così sibillina, circa le scorte ai Magistrati. Lo sbigottimento iniziale, nel leggere la sua analisi che poi chiosa col suggerimento di sopprimere le scorte, mi infastidisce a tal punto che mi chiedo, su quali informazioni si basa la “critica” di Ayala?
Ora, se egli ha notizie fresche sull’andamento del gotha mafioso palermitano, ebbene lo dica apertamente che Cosa nostra non rappresenta più un pericolo per le istituzioni, ovviamente assumendosi per intero tutte le responsabilità.
A me risulta il contrario, ovvero che proprio la pax mafiosa del momento è elemento da non sottovalutare, giacché da sempre Cosa nostra ha avuto necessità di cambiare ciclicamente pelle. Il passato ci insegna che la locuzione “calati i juncu ca passa ‘a china” è il motto al quale i mafiosi hanno sempre fatto riferimento. E, devo constatare che in quest’ultimo periodo lo “ juncu” si sta rialzando: segnali lapalissiani con in atto un revisionismo pro mafia sono sotto gli occhi di tutti. Basta andare a vedere, il massacro mediatico contro Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza, rei di aver semplicemente scoperchiato la pentola delle bugie che da anni taluno teneva ermeticamente chiusa. Ma la mia analisi e valutazione si basa su una strisciante quanto mai subdola e pregnante aria “pesante” all’interno delle “famigghie”. Il vuoto di potere da colmare, le attribuzione da assegnare è il sommovimento giovanile è come un magma in continuo movimento. Il continuo aumento del pizzo spicciolo è eloquente.
Quindi, a me sembra davvero strano che un conoscitore di “cose” di mafia come Ayala, non si sia accorto di questi contrastanti segnali. L’equazione che vuole la mafia inoffensiva perché non spara più, mi sembra davvero riduttiva analisi. In sostanza, una sottovalutazione che non mi aspettavo da Ayala. Come non ho condiviso le parole dell’alto prelato della Chiesa palermitana a proposito delle esose spese affrontate per le scorte e le cene dei Magistrati. Vorrei qui ricordare a Monsignore che un suo predecessore, esattamente nel 1964, dopo aver pranzato in una casa di mafiosi, ebbe a dichiarare nell’immediatezza della strage di Ciaculli che la mafia non esisteva e che era un’invenzione dei comunisti per disorientare l’elettorato della DC.
Dicevo che le dichiarazione di Ayala, mi hanno procurato fastidio ed imbarazzo, se non altro per averlo conosciuto e quindi ritenevo impossibile una proposta del genere. Conobbi Ayala in occasione del suo primo giorno di lavoro alla Procura palermitana: quel giorno c’era stato un omicidio e proprio io mi recai a casa sua a prelevarlo per eseguire il sopralluogo. Poi le nostre strade si divisero, io passai con Ninni Cassarà ed iniziai a coadiuvare Falcone.
Pippo Giordano

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