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Corruzione in atti giudiziari, boss Gullotti a giudizio

18 febbraio 2021 – Il boss Giuseppe Gullotti (nella foto, nda), condannato in via definitiva il 22 marzo 1999 a 30 anni come mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano (ucciso l’8 gennaio 1993 da tre proiettili calibro 22 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, mentre si trovava ancora sulla sua auto a cento metri da casa) è stato rinviato a giudizio dal gup di Reggio Calabria per corruzione in atti giudiziari con l’aggravante mafiosa. L’imputazione è in concorso con il magistrato Olindo Canali, già pubblico ministero presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, e il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico. Per Canali e D’Amico è in corso il giudizio abbreviato (lunedì una nuova udienza, ndr) dove il mese scorso ha testimoniato proprio il pentito, puntando il dito contro il boss ed il magistrato. In particolare l’accusa nei confronti di Gullotti è quella di avere corrotto Canali con promessa di 300 mila euro, di cui consegnati 50 mila, al fine di ottenere, grazie al magistrato Canali, l’assoluzione nel giudizio d’appello “Mare Nostrum” dal duplice omicidio Iannello-Benvenga, e per fare ottenere al boss Gullotti la revisione per l’omicidio del giornalista di Barcellona Pozzo di Gotto Beppe Alfano, delitto per il quale Gullotti è stato per l’appunto condannato.
Come? Attraverso un memoriale, scritto da Canali, in cui si esprimevano forti dubbi sulla colpevolezza di Gullotti per la morte di Alfano, e in cui scriveva che “occorreva chiedere ed ottenere la revisione della sua condanna”.
Processo di revisione che è stato chiesto ed ottenuto e che è in corso sempre a Reggio Calabria.
A rendere surreale, se non assurdo, il tutto è che proprio quel memoriale è di fatto corpo del reato della corruzione contestata nel processo contro Gullotti, Canali e D’Amico nel nuovo processo.
Per il boss barcellonese il rinvio a giudizio è stato disposto per l’udienza del 10 giugno 2021, dinanzi al tribunale collegiale di Reggio Calabria.
L’accusa è stata sostenuta in udienza dal procuratore aggiunto Gaetano Paci; Fabio Repici è difensore di Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe Alfano, costituita parte civile, l’imputato è difeso dagli avvocati Franco Bertolone e Tommaso Autru Ryolo.
Il processo che vede imputato Olindo Canali proseguirà lunedì.

Redazione AMDuemila

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