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Copyright Mafia

Chissà cosa ne penserebbe l’on. Gianfranco Miccichè, colui che lamentava l’immagine negativa che si offre al visitatore appena sceso dalla scaletta dell’aereo.

Aeroporto Internazionale Falcone e Borsellino di Palermo: “uno arriva in Sicilia e già subito si deprime”, diceva l’uomo che deve la sua fortuna politica a tale Dell’Utri Marcello.

Chissà se magari è mai entrato all’edicola-libreria dell’aerostazione palermitana dove è possibile acquistare una copia del libro La mafia spiegata ai turisti di Augusto Cavadi (Editore Di Girolamo, Trapani, 2008, 64 pagine). Il pocket, pubblicato in sei lingue diverse, tedesca e giapponese comprese, fornisce risposte sintetiche alle domande che il turista si pone sullo storico fenomeno. Perché appare scontato che il turista, prima che per il mare, il sole, i fichi d’india, le granite, i carretti e il patrimonio artistico, scende in Sicilia con il principale interesse di  colmare le proprie lacune sull’argomento Cosa Nostra.

Ora, se per alcuni la pubblicazione di Cavadi è una trovata geniale, per altri non lo è perché, offrendo una sorta di vademecum tradotto addirittura nella lingua madre del turista, è come se si volesse certificare il binomio mafia-sicilia e quindi “venderlo” come prodotto tipico. E’ pur vero però che Paolo Borsellino diceva  di “parlare, parlare, parlare” della mafia. Insomma, il dibattito sembra essere aperto a qualsiasi interpretazione.

Situazione assai diversa accade invece all’aeroporto “V.Florio” di Trapani. Se il pocket multilingue è sempre e comunque un prodotto letterario e quindi culturale, assai lontano dalla cultura sembrano essere gli articoli messi in vendita presso l’edicola-bar di quello scalo. Tra un libro “mordi e fuggi” di Fabio Volo e Luciana Littizzetto, i pacchi di Kinder Brioss a 5 euro, i carrettini siciliani, i pupi, le trinacrie e gli schiaccia-pensieri, ecco spuntare la linea completa del mafia copyright . Il capo più gettonato, tanto da riempire un intero scaffale, è la coppola del The godfather, il Padrino. Nera, con immagine stilizzata in bianco di Marlon Brando, con tanto di rosa rossa all’occhiello. Se il modello coppola  non dovesse piacere, c’è anche la versione cappellino da baseball.

Il prodotto di punta lascia spazio anche ad altri gadget. Come il pupazzo in ceramica del mafioso, gilet e lupara a tracolla, che brandisce cartelli con frasi del tipo “baciamo le mani” “vero mafiusu siciliano” “nenti sacciu” e così via. C’è anche la versione femminile, velo nero e seno sproporzionato, che avverte “vera fimmina mafiusa”, “sugnu amica di l’amici” etc. La simpatica coppia è anche disponibile all’interno di ampolle di vetro con tanto di neve artificiale.

Su tutto spicca una t-shirt rossa, con lo stesso omino impegnato nei tipici gesti “non sento, non vedo, non parlo”. E sotto la scritta “sugnu siciliano”.

Souvenir stravagante? Provocazione canzonatoria? Roba grottesca? Magari pure pseudo-folkloristica? Chissà. Fatto sta che se in bella mostra su quegli scaffali del bar-edicola del “V.Florio” ci fossero le magliette con l’immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sicuramente i Miccichè di turno sarebbero pronti a dichiarare che il turista, appena sceso dalla scaletta dell’aereo, nel suo primo shopping siciliano, rischierebbe di deprimersi.


Franco Cascio


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