Roma, 5 Marzo 2025
Ill.mo Sig. Presidente
Senato della Repubblica
On. Le Ignazio La Russa
Ill.mo Presidente
Commissione Affari Costituzionali del Senato
Senatore Alberto Balboni
Ill.ma Presidente
Commissione Giustizia del Senato
Senatrice Giulia Bongiorno
Oggetto: Art. 31 del DDL Sicurezza 1236: Richiesta audizione urgente presso Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia
Ill.mo Sig. Presidente del Senato,
Spettabili Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia,
Nel rilevare, con forte preoccupazione, il calo di attenzione in quest’ultimo periodo, nei confronti del Disegno di legge Sicurezza nr. 1236, con particolare riferimento all’art.31 del DDL stesso, a quanto enunciato e alla relativa sua portata e ambito di applicazione, come Coordinamento nazionale delle Associazioni dei familiari di vittime delle stragi manifestiamo, in primis, il nostro disappunto per la mancata audizione delle Associazione delle vittime di stragi e di questo Coordinamento nazionale, prima della votazione, alla Camera dei deputati, del Disegno di legge in oggetto, a firma Piantedosi, Nordio e Crosetto.
Per quanto non espressamente statuito, avremmo ritenuto necessario che detta audizione fosse considerata doverosa, perlomeno in virtù e nel rispetto degli interessi di cui queste Associazioni e lo stesso Coordinamento sono portatori, in rappresentanza di familiari di vittime di stragi di mafia e terrorismo, nonché in memoria delle vittime stesse.
Ciò non è avvenuto ma non vorremmo intravedere in questi silenzi e apparenti sviste una volontà, che parrebbe invece esplicita, di concludere un iter di definizione di una legge, i cui dispositivi, se approvata, potrebbero drammaticamente ripercuotersi su equilibri e sicurezza dell’ordine democratico dello Stato.
Gli ampi margini operativi che verrebbero concessi a ruoli istituzionali dello Stato quali gli stessi Servizi Segreti, per l’ampiezza dei mandati a loro conferiti, si presterebbero, grazie anche alle immunità concesse, a una potenziale gestione “non consona”, per non dire pericolosa, e che potrebbe mettere a rischio diritti costituzionali nonché le stesse libertà e diritti fondamentali dei cittadini.
Tra le righe di questa legge si intravedono ampi spazi di movimento per possibili depistaggi e dannose omissioni, laddove da parte degli agenti operanti si fosse ispirati e guidati, con il rischio di interferenze anche di “agenti esterni”, da interessi in contrasto con quelli cui si ispira la nostra Costituzione e quelle sue leggi emesse a garanzia di uno Stato democratico.
Lo scrivente Coordinamento nazionale delle Associazioni dei familiari di vittime delle stragi chiede pertanto di poter essere audito dalle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali che congiuntamente stanno esaminando il Disegno di legge in oggetto, per un confronto che consenta di poter riportare entro parametri costituzionalmente accettabili il contenuto dei mandati operativi che detto DDL, e in particolare il suo art. 31, intenderebbe delineare.
Certi del favorevole accoglimento di detta richiesta e della sensibile attenzione che, in tal senso, verrà riposta, rimaniamo in attesa di Vostro cortese, urgente riscontro e porgiamo deferenti saluti
Coordinamento nazionale Associazioni dei familiari di vittime delle stragi
FIRMATARI:
Paolo Bolognesi
Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna
Salvatore Borsellino
Presidente Movimento Agende Rosse e fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via D’Amelio
Nunzia Agostino
Sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Flora Agostino
Sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Paola Caccia
Figlia del magistrato Bruno Caccia, ucciso a Torino dalla ‘ndrangheta
Giuseppa Catalano
Sorella dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio
Tommaso Catalano
Fratello dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio
Daniele Gabrielli
Vicepresidente Associazione tra i Familiari delle Vittime della strage di Via dei Georgofili.
Roberta Gatani
Nipote del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via D’Amelio
Luana Ilardo
Figlia di Luigi Ilardo, ucciso a Catania mentre stava per entrare nel programma di protezione per i collaboratori di Giustizia.
Angela Manca
Madre dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia
Gianluca Manca
Fratello dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia
Rosaria Manzo
Presidente Associazione Familiari Vittime della strage del Rapido 904
Manlio Milani
Presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza della Loggia
Brizio Montinaro
Fratello dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci
Donata Montinaro
Sorella dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci
Nino Morana
Nipote dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Stefano Mormile
Fratello dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘ndrangheta
Nunzia Mormile
Sorella dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘ndrangheta
Federico Sinicato
Presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza Fontana
Franco Sirotti
Fratello di Silver Sirotti, vittima della strage del Treno Italicus
Ddl Sicurezza, i familiari delle vittime delle stragi chiedono un’audizione al Senato: “A rischio la sicurezza dell’ordine democratico”
5 marzo 2025 – Dopo avere espresso “forte preoccupazione” e “indignazione“ per quanto previsto all’articolo 31 del ddl Sicurezza che – era stato fatto presente – “legalizza i Servizi segreti deviati“, il Coordinamento nazionale Associazioni dei familiari di vittime delle stragi ha chiesto formalmente al Senato di poter essere audito dalle commissioni Giustizia e Affari costituzionali, che stanno esaminando il disegno di legge.
Nella lettera indirizzata la presidente del Senato, Ignazio La Russa, e ai presidenti delle due commissioni – Giulia Bongiorno e Alberto Balboni – i familiari delle vittime di mafia e terrorismo manifestano il loro “disappunto” per la loro mancata audizione, prima della votazione, alla Camera dei deputati. Adesso che il testo è passato a Palazzo Madama chiedono di essere sentiti: “Non vorremmo intravedere in questi silenzi e apparenti sviste una volontà, che parrebbe invece esplicita, di concludere un iter di definizione di una legge, i cui dispositivi, se approvata, potrebbero drammaticamente ripercuotersi su equilibri e sicurezza dell’ordine democratico dello Stato” scrivono.
Al centro c’è il contestato articolo 31 del ddl Sicurezza, una norma che potenzia le attività sotto copertura dei servizi segreti, consentendo agli agenti non solo di partecipare alle organizzazioni terroristico-eversive ma anche di dirigerle e guidarle, persino arruolando nuovi membri. Un intervento contestato dalle opposizioni, ma necessario per il governo: “Alcune informazioni di rilevanza operativa e destinate a una ristretta cerchia di persone sono acquisibili solo da chi, in qualità di partecipe al sodalizio, riesce a guadagnare la fiducia dei sodali e dei promotori, progredendo nel ruolo sino a rivestire incarichi di tipo direttivo e organizzativo”, ha scritto Alfredo Mantovano, sottosegretario a palazzo Chigi con delega ai Servizi, in una memoria destinata alle Commissioni di palazzo Madama che stanno esaminando il testo.
Per il coordinamento delle associazioni “gli ampi margini operativi che verrebbero concessi a ruoli istituzionali dello Stato quali gli stessi Servizi Segreti, per l’ampiezza dei mandati a loro conferiti, si presterebbero, grazie anche alle immunità concesse, a una potenziale gestione ‘non consona’, per non dire pericolosa, e che potrebbe mettere a rischio diritti costituzionali nonché le stesse libertà e diritti fondamentali dei cittadini”. “Tra le righe di questa legge si intravedono – continuano – ampi spazi di movimento per possibili depistaggi e dannose omissioni, laddove da parte degli agenti operanti si fosse ispirati e guidati, con il rischio di interferenze anche di ‘agenti esterni‘, da interessi in contrasto con quelli cui si ispira la nostra Costituzione e quelle sue leggi emesse a garanzia di uno Stato democratico”.
Un rischio che per i familiari di vittime delle stragi non può essere corso per questo chiedono di essere auditi dalle commissioni del Senato “per un confronto che consenta di poter riportare entro parametri costituzionalmente accettabili il contenuto dei mandati operativi che intenderebbe delineare”.
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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