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Commemorazione strage via D’Amelio: l’intervento di Silvia Stener e Claudia Loi (strage di Via D’Amelio)

Messaggio di Silvia Stener (nipote di Eddie Walter Max Cosina)

(Letto da Nicola Hasan Di Cola pronipote di Paolo Borsellino)

«Eddie Walter Max  Cosina era una persona generosa altruista molto legato alla sua famiglia e queste sue qualità lo hanno portato alla scelta di essere un servitore dello Stato. Per lui la famiglia era il cuore dello Stato e lo Stato era nel suo cuore. Amava l’Italia era fiero di essere italiano con grande orgoglio indossava l’uniforme. Credeva nel suo lavoro nelle forze dell’ordine nelle istituzioni in un’Italia unita esempio di civiltà,  professionalità  e gran senso del dovere amore per la patria.

Tutto questo non sarebbe bastato a trasformarlo in un quotidiano servitore dello Stato se non avesse avuto anche un grande amore per il prossimo. Di lui ci rimane un bellissimo ricordo, una medaglia d’oro al valor civile e il tricolore quel tricolore tanto amato che lo portava a esorcizzare la paura essendo solito rincuorare la madre dicendo: “Non c’è cosa più bella per me un giorno di riposare per sempre avvolto nella bandiera italiana“.

L’eredità che Eddie lascia a tutti noi è che il cambiamento nasce nella nostra coscienza e si concretizza nel nostro impegno nell’essere cittadini attivi e consapevoli animati da valori profondi come giustizia e legalità perché non esistono eroi ma solo uomini e donne che fanno il proprio dovere. Silvia Stener nipote di Eddie Walter Max Cosina».

 

 Messaggio di Maria Claudia Loi (sorella di Emanuela Loi)

(Letto da Stella Borsellino nipote di Paolo)

«Saluto i presenti chiedo scusa per la mia assenza ma il mio cuore e il mio pensiero è qui con voi in via Mariano D’Amelio posto di pace di speranza e di nuova vita. Mi chiamo Maria Claudia sono la sorella di Emanuela Loi una giovane poliziotta sarda che assieme ai compagni Agostino Catalano Valter Eddy Cosina,  Claudio Traina,  Vincenzo Fabio Limuli e Antonio Vullo difendevano il loro giudice Paolo Borsellino, un uomo buono onesto che voleva liberare la sua città Palermo e  l’intero territorio siciliano dal potere crudele e spietato della mafia.

Quella maledetta domenica del 19 luglio 1992 in via Mariano D’Amelio a Palermo condannati a morte con l’unica colpa di difendere lo Stato e tutti noi. Saluto Nino Di Matteo.

Emanuela era una ragazza semplice solare allegra con una grande voglia di vivere il suo sogno era fare la maestra, stare a contatto con i bambini che tanto amava. Con mia sorella vivevamo in simbiosi come se appartenessimo ad un unico corpo. Partecipò al concorso in polizia per non lasciarmi sola riuscendo a superarlo brillantemente.

Si sentiva orgogliosa di vestire la divisa della Polizia di Stato, di servire il suo paese e tutti noi familiari eravamo fieri di lei. Uomini senza cuore hanno messo fine alla sua vita e ai suoi sogni, la mafia si è portata via il suo corpo ma non le sue idee, e  come diceva il giudice Falcone bisogna farle camminare con le gambe di tutti noi.

Quel giorno non è stata condannata a morte solo Emanuela ma tutta la nostra famiglia, dopo il 19 luglio nessuno è riuscito a riprendersi la propria vita, i nostri genitori sono morti per il dolore disumano, una sofferenza che li ha portati a spegnersi giorno dopo giorno.

Delle volte mi chiedo se  è possibile che dentro di noi ci sia tanta cattiveria da sprigionarla in modo così disumano contro altri nostri simili, la risposta è sì. Tuttavia questa lettera non è solo la consacrazione della morte ma un inno alla vita. Emanuela è stata un esempio: la sua voglia di vivere i progetti da realizzare, sposarsi, inseguire la sua grande passione, e  avere dei figli.

Da quando ho deciso di tornare a Palermo e mi trovo in via Mariano D’Amelio non lo considero come una volta un luogo di morte ma di pace e serenità di vita,  mi lascio trasportare dalla sensazione di chiudere gli occhi sentirmi vicina a lei che mi sussurra: “Cara sorella Claudia anche se breve, la vita l’ho vissuta per ciò in cui credevo con dei compagni coraggiosi, orgogliosi di difendere un uomo a cui volevamo bene e che era diventato un secondo padre per noi, lui combatteva la mafia per lasciare un paese migliore”.

Adesso mi rivolgo a Emanuela ai giudici ai compagni eroi del nostro tempo, grazie per i valori che ci avete trasmesso,  lottare ogni giorno per difendere i principi della legalità, della giustizia e  della libertà, ci rende uniti e legati per sempre.

Certo ancora oggi è rimasto il rammarico di tutti noi familiari che aspettano di sapere la verità sulle stragi, e  di porre fine ai depistaggi,  alle omissioni in modo che i nostri defunti possano riposare in santa pace.

La famiglia, la scuola, sono i luoghi ideali dove i ragazzi possono apprendere l’educazione alla legalità, alla giustizia sociale, le regole del vivere civile, è questa l’eredità da lasciare alle nuove generazioni con l’obiettivo che diventino semplicemente dei cittadini onesti.

E per concludere un messaggio di Emanuela ai giovani: “Cari ragazzi ho intrapreso la carriera nella Polizia di Stato quando avevo 21 anni, ero poco più grande di voi  e volevo dimostrare a me stessa, a tutti voi, che  i sogni si possono realizzare; spero siate un pochino orgogliosi di me. Se volete raccontare la mia storia, fatelo con il cuore oppure attraverso i vostri occhi che brillano di un amore innocente con la speranza di un futuro migliore” con affetto Maria Claudia Loi e famiglia»

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