Anche oggi, dopo 34 anni è importante essere qui in via D’Amelio per ricordare Paolo Borsellino e gli uomini e le donne della sua scorta.
Un’occasione di ricordo e di memoria che trova senso nel momento in cui ci aiuta a interpretare la realtà d’oggi che abbiamo davanti agli occhi. Palermo è una città dove purtroppo la precarietà è diffusa.
Il fenomeno del lavoro nero, del lavoro grigio, dei contratti precari è largamente diffuso.
Io vi chiedo oggi di lasciare un attimo le nostre vesti e di entrare nei panni di tutte quelle famiglie che purtroppo non riescono ad arrivare al giorno 15 del mese, che a causa del carovita non riescono materialmente a fare la spesa, che sono povere pur lavorando, una condizione economica che inevitabilmente porta a delle privazioni.
E ora vi chiedo anche di osservare la situazione di un ragazzo, di un momento ben preciso, quello in cui magari ad un ragazzo delle periferie che vive di queste privazioni viene chiesto di fare un lavoretto facile, magari per poche centinaia di euro, ma soprattutto quello che gli viene promesso è riconoscimento sociale, affermazione e la promessa di non essere più l’ultimo tassello della società.
Un dimenticato, un nessuno.
Gli viene promesso di essere qualcuno, tra virgolette, all’interno della propria rete sociale.
Ecco, è proprio qui che ogni giorno vince e continua a vincere il sistema mafioso, perché da un lato noi abbiamo lo Stato assente che si dimentica di te, dei tuoi bisogni, della tua fatica. E dall’altro un sistema alternativo allo Stato che ti riconosce e ti promette una scalata sociale. Allora, sostanzialmente, se non si affronta il fenomeno sociale che porta a rinforzare le fila del sistema criminale, sarà molto difficile sconfiggere la mafia ed è da lì che noi dobbiamo partire, dal fenomeno sociale.
Come ha detto qualcuno nelle iniziative, diciamo, dei giorni precedenti, la politica non deve limitarsi a fare comunicati di apprezzamento, deve infatti governare questi processi e lo deve fare tagliando tutti quegli spazi che vengono sfruttati dalla criminalità organizzata per prosperare. Ad esempio, il fatto che per l’affidamento diretto di un lavoro da parte della pubblica amministrazione ci sia un limite sotto i €150.000 per cui non c’è bisogno di fare un bando pubblico per affidare un lavoro ad un’impresa. Questo è una cosa che va contro i principi di trasparenza e di correttezza che sono dovuti al cittadino, ma ancora portare il cambiamento, intervenire sulle cause della precarietà del lavoro, come il sistema di appalti e subappalti.
Noi come CGIL stiamo portando avanti un’iniziativa, una proposta di legge di iniziativa popolare che poi ovviamente i partiti dovranno discutere in rappresentanza dei lavoratori nelle giuste sedi in Parlamento, perché non deve esistere che in uno stesso luogo di lavoro ci sono lavoratori che a parità di mansione svolta solo perché assunti in subappalto, prendono uno stipendio diverso rispetto ai lavoratori diretti.
Vuol dire contrastare la mafia, contrastare la precarietà, vuol dire anche rafforzare lo stato sociale a partire dalla sanità, contrastare il definanziamento strategico degli ospedali, dei presidi medici territoriali per favorire poi le strutture private, la sanità privata.
E allora governare processi significa questo, significa opporsi con delle scelte politiche ben precise a questi processi.
Per questo noi come CGIL non potevamo non accogliere l’appello di Salvatore Borsellino e abbiamo qui con noi anche Alessio Festi che è responsabile nazionale della legalità CGIL e solo perseguendo queste strade, le giornate commemorative, queste giornate avranno un senso e un impatto nella vita reale delle persone. Solo così si può agire per il cambiamento e agire per il cambiamento diventerà una responsabilità collettiva e la lotta alla mafia, solo così tornerà ad essere prima di tutto una lotta per la giustizia sociale.
Grazie.


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