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Commemorazione strage via D’Amelio: l’intervento di Nino Di Matteo

Nino Di Matteo
“Buonasera a tutti, questo è un intervento diciamo non programmato: io non avevo neanche preannunciato la mia presenza qui in via D’Amelio, anche per delle difficoltà per le quali non ero sicuro di poter venire, ma non ho resistito alla tentazione di venirvi a dare un saluto. Non soltanto per ascoltarvi, per ascoltare il dibattito di cui interverranno persone che stimo tantissimo — da Roberto Scarpinato a Fabio Repici, Saverio Lodato, al giornalista Paolo Mondani —, ma anche soprattutto per dare un saluto a voi cittadini che siete venuti da tutte le parti non solo di Palermo, della Sicilia, ma dell’intera Italia.

Volevo dirvi che voi rappresentate la speranza in un momento in cui altre speranze non ce ne sono, o sono molto affievolite; in un momento, secondo me, di grande difficoltà istituzionale; in un momento in cui la ricerca della verità sulle stragi, in particolare su via D’Amelio, è in grande difficoltà. In un momento in cui negli ultimi anni la ricerca della verità completa si allontana, non si è avvicinata ma si è allontanata, anche attraverso delle scelte politiche assolutamente e clamorosamente in controtendenza rispetto alla ricerca della verità. Innanzitutto la scelta della Commissione parlamentare antimafia di occuparsi solo ed esclusivamente della strage di via D’Amelio, come se la strage fosse avulsa dal contesto delle stragi che l’hanno preceduta e l’hanno seguita, come se non avessero avuto, anche a livello mafioso, gli stessi protagonisti, come Giuseppe Graviano, principale protagonista tra gli esecutori di Cosa Nostra della strage di via D’Amelio e principale protagonista, assieme ad altri uomini d’onore della sua famiglia e del suo mandamento, delle stragi del ’93.

Si sta concentrando tutto su via D’Amelio e tutto su una pista: io non posso entrare nei dettagli, ma ho sempre detto che tra le piste della possibile accelerazione mi sembra una delle meno concrete, delle meno fondate, quando invece si sta trascurando a livello politico e ahimè anche a livello istituzionale la ricerca della verità in altre direzioni. È questo quello che preoccupa, così come preoccupa l’isolamento e la delegittimazione di tutti coloro — magistrati e non — che vorrebbero perseguire e vorrebbero approfondire queste piste: è capitato a Roberto Scarpinato in sede di Commissione parlamentare antimafia, credo che stia capitando anche ad altri magistrati. E vedete, io sono un magistrato, sono un uomo delle istituzioni, sono un componente — un ex componente — del Consiglio Superiore della Magistratura presieduto dal Capo dello Stato, sono e rimarrò sempre un uomo delle istituzioni che vuole continuare a credere alle istituzioni.

Allora mi chiedo, per rimanere nella stretta attualità: se le istituzioni — la mia è una domanda, ovviamente, retorica — non abbiano oggi, a tutti i livelli, la necessità di approfondire quello che è stato detto al Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, mercoledì 15 luglio, da alcuni componenti togati e laici del Consiglio Superiore della Magistratura, che hanno adombrato, hanno detto che rispetto alla mancata nomina del consigliere Ardita a procuratore aggiunto della Procura Nazionale Antimafia si sia scatenata una lotta politica. Hanno parlato di pressioni ad alto livello, a livelli ad ogni livello, hanno parlato di scelta fatta non in favore di una candidata — sia pure assolutamente valida e di indiscutibile professionalità — ma contro un altro candidato.

E allora, se viviamo in uno stato di diritto, se crediamo veramente allo stato di diritto, se crediamo alle istituzioni, noi in questo momento dovremmo pretendere che a tutti i livelli — anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il Capo dello Stato — approfondiscano questa vicenda. Perché non sono stato io, non è stato nessuno, non è stato un giornalista a parlare di pressioni ad ogni livello per evitare che il consigliere Ardita fosse nominato procuratore aggiunto alla DNA, ma sono stati dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, che dovrebbero allora avere il coraggio e il pudore istituzionale di dire: se queste pressioni ci sono state, chi le ha fatte e come si sono manifestate?

Dobbiamo passare anche da questa pretesa di pulizia delle istituzioni se vogliamo continuare a credere nella verità e non vogliamo trasformare queste manifestazioni in una presa in giro che voi non meritate, perché voi siete la parte del popolo italiano che vuole verità e giustizia, onestà e pulizia nelle istituzioni. Grazie.”

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