Intanto una buonasera a tutti. Se oggi sono qui come ogni anno è giusto per rendere memoria ai caduti, mio fratello in primis come tutti gli altri. Entrando questo pomeriggio sono stato avvicinato da molti giornalisti che mi chiedevano se arriveremo mai alla verità. La mia risposta è stata: “Io non sono un politico non posso saperlo”.
Bisogna domandarla allora perché dopo 34 anni di verità nascoste, depistaggi e quant’altro, io penso che la verità non la sapremo mai; finirà — non ditemi che sono pessimista — ma finirà in una bolla di sapone come l’aereo di Ustica, né più e né meno. E se quel giorno avverrà appunto la verità, ci diranno la minima, quella che fino ad oggi hanno voluto dire loro. Io veramente oggi non volevo, non me la sentivo di stare sul palco, però mi è doveroso. Mi è doveroso perché come ogni anno ringrazio a voi tutti che a vostre spese, da lontano, venite qua; nessuno vi sostenta, e quello è vero amore, vera vicinanza a cui a noi manca tutt’oggi una vicinanza vera. E siete voi, popolo sincero, e non quelli che fanno le passerelle; purtroppo oggi c’è questo e io sono molto arrabbiato.
Molto arrabbiato, perché come ho detto ogni anno, io il 19 luglio del 1992 anch’io ero un poliziotto; vengo qui alle 17:20 come poliziotto per fare le mie indagini, non sapevo che c’era mio fratello. L’ho capito quando il collega mi ha trattenuto; l’ho capito quando ho visto quello che non dovevo vedere e di mio fratello ho riconosciuto la scarpa in una gamba che era distaccata e appiccicata, davanti un cerchione di cui mancava la gomma.
E sentire nel tempo che mentre io urlavo per la disperazione, molta gente sia dal carcere che da casa sua, magari in poltrona, brindava con champagne a questa strage, non è una cosa che mi sono inventato io è la pura realtà.
Quindi se siamo arrivati a 34 anni senza soluzioni sarò pessimista, ho ben poche speranze; invece di andare avanti si va sempre indietro e questo mi fa molto, molto male. Però io non mi fermo come tanti altri familiari che sono qui presenti, andiamo nelle scuole; io da 20 anni che giro tutte le scuole d’Italia a raccontare la mia storia, a far capire ai ragazzi cos’è la mafia, a che punto può portare una famiglia alla disperazione.
Mia mamma l’ultimo giorno della sua vita mi ha stretto la mano e prima di morire mi diceva: “Perché è morto Claudio?”. E questo me lo porto dietro. Perché sì, qualcuno di loro ha avuto 20 anni, 30 anni, ma già sono quasi tutti fuori; l’ergastolo è rimasto a noi familiari a vita. Grazie»

Comments are closed.