
“Buonasera a tutti. Grazie.
Grazie a Salvatore per questo spazio e grazie per la forza e la dignità di fronte ad attacchi che si commentano da soli.
Volevo riflettere sull’occultamento della verità che passa anche attraverso le querele nei confronti dei giornalisti. La richiesta di risarcimento di 250 milioni di euro al Fatto Quotidiano è l’esempio lampante del tentativo di uccidere una testata. L’occultamento della verità passa anche attraverso squallidi attacchi di certa stampa che sbraita e si agita a sentir parlare di stragi di Stato.
E sono proprio le reazioni scomposte del potente che querela o dei suoi servi che scrivono ad avere stavolta una sfumatura particolare: quella di chi sente crescere il disprezzo di un popolo nei suoi confronti, che sente perdere il terreno sotto i piedi e sferra gli ultimi colpi di coda.
Perché chi chiede a gran voce la verità su una strage di Stato come quella di via D’Amelio tocca un nervo scoperto. Quello di chi, come la presidente della commissione antimafia Colosimo e dei suoi sodali, non accetta che si indaghi sulla destra eversiva collegata ai nostri servizi segreti cosiddetti deviati che, in sinergia con i servizi americani e con il braccio armato di Cosa Nostra, hanno realizzato le stragi di Stato nel nostro Paese.
Meglio puntare sulle solite tesi minimaliste per allontanare la verità sui mandanti esterni delle stragi. È meglio querelare Saverio Lodato per aver detto la verità e un giovane redattore come il nostro Jamil El Sadi, reo di aver toccato quel nervo scoperto.
Con un decreto sicurezza che autorizza i servizi segreti a partecipare, organizzare o dirigere associazioni criminali ed eversive senza essere puniti, la disobbedienza civile resta un dovere morale così come l’arma del boicottaggio.
Perché se i popoli degli Stati che hanno accordi commerciali con Israele, come l’Italia, facessero pressione sui propri governanti per far interrompere quegli accordi, miliardi di dollari andrebbero in fumo. E se quei colossi commerciali che sostengono Israele, citati nel rapporto di Francesca Albanese, venissero boicottati a livello mondiale, questo rappresenterebbe una pesante minaccia economica per i più potenti capi di stato.
Così facendo il delirio di onnipotenza di criminali come Trump o Netanyahu potrebbe cominciare a vacillare e si potrebbero gettare le basi per porre fine al genocidio a Gaza con la liberazione di tutti i prigionieri come il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto e torturato da Israele da quasi 2 anni tra l’indifferenza e la complicità anche del governo italiano.
E proprio per quanto riguarda il nostro Paese, se la cosiddetta società civile facesse pressione su chi ci governa e sulla magistratura che indaga per avere una verità completa sui mandanti esterni delle stragi ’92-’93, per sapere chi nasconde l’agenda rossa di Paolo Borsellino, sarebbe un primo passo.
Potremmo così restituire giustizia a tutti quei familiari di vittime di mafia che sono morti prima di avere una verità definitiva, come ad esempio Vincenzo Agostino, Augusta Schiera, Giovanna Chelli, Gino Manca, i familiari degli agenti di Falcone e Borsellino e tanti altri.
L’indimenticabile Dario Fo era convinto, a ragione, che se il popolo avesse smascherato il potere, avrebbe avuto la possibilità di cacciare via i potenti.
Ecco perché bisogna continuare a smascherare i potenti tutte le volte che si rendono responsabili di crimini contro l’umanità, tra cui l’occultamento della verità. Perché il potere nel senso più ampio del termine, quello che sta dietro le stragi o dietro un genocidio, così come i suoi sgherri, non possono tollerare di sentirsi dire la verità. L’ha spiegato benissimo Omer Bartov, uno dei massimi storici israeliani contemporanei, quando ha dichiarato che il suo Paese non è disposto a sentirsi dire la verità sul genocidio a Gaza.
Ed è esattamente ciò che si verifica in Italia con la negazione della verità sulle stragi di Stato da parte del governo in carica, dei suoi sodali e dei mezzi di informazione piegati al potere come una prostituta.
Di contraltare, però, ci sono giornalisti dalla schiena dritta che pagano un prezzo altissimo per il proprio lavoro, come Sigfrido Ranucci e la squadra di Report, a cui va il massimo sostegno.
La mancata nomina di Sebastiano Ardita alla DNA è l’esempio plastico del potere strisciante di quei gruppi di potere di cui ha parlato il membro del CSM Andrea Mirenda, che poi è stato riportato dal consigliere della DNA Nino Di Matteo. Gruppi di pressione che con le loro azioni continuano ad ostacolare la ricerca della verità. Ma la verità, e se ne facciano una ragione, è destinata ad emergere quando meno se lo aspettano. Grazie”

Comments are closed.