Di fronte a tutto questo, la sfilata di rappresentanti del Governo che oggi viene qui a riempirsi la bocca con i nomi di Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli è un insulto. Non ci servono le passerelle di chi fa memoria di facciata. Questo Governo è drammaticamente assente dove dovrebbe essere presente: nella ricerca dei mandanti occulti e nel recidere i legami tra politica, economia e criminalità organizzata, che oggi sono mutati nelle forme ma identici nella sostanza.
Buongiorno a tutte e a tutti,
Oggi siamo qui, in Via D’Amelio, non per una sterile commemorazione. Come UDU Palermo, come studenti e studentesse di questa città, sentiamo il dovere di vivere la memoria come un atto quotidiano di resistenza, pretendendo quella verità che per troppi anni è stata calpestata.
Molti di noi non erano ancora nati nel 1992. Non abbiamo vissuto il boato, il fumo, il terrore di quei giorni. Eppure, quella ferita la portiamo sulla nostra pelle. La respiriamo nelle aule dell’università delle scuole e nelle strade dei nostri quartieri.
La memoria attiva non è un esercizio di retorica: è la nostra arma per pretendere risposte che lo Stato continua a negarci.
Siamo qui per gridare che la nostra generazione non accetta i silenzi. Pretendiamo la verità sull’agenda rossa, sparita nel nulla sotto gli occhi di tutti in via D’Amelio. E pretendiamo che si faccia luce sulla pista nera e sui depistaggi di Stato: uno dei più grandi e vergognosi buchi neri della storia della nostra repubblica. Un sistema di coperture e falsità orchestrato chirurgicamente per nascondere le connivenze tra pezzi delle istituzioni, ambienti eversivi e Cosa Nostra. Quel depistaggio non è solo un errore del passato, è un attentato continuo alla nostra democrazia che dura da trentaquattro anni.
Questa ipocrisia si riflette direttamente sulle nostre vite. A Palermo assistiamo a una preoccupante escalation di violenza che colpisce sopratutto i più giovani, figlia del degrado sociale e della totale mancanza di prospettive. La mafia oggi si nutre proprio di questo: di silenzio, di precarietà, di abbandono istituzionale. Di speranze distrutte, di gente che fugge o che si incastra in reti di illegalità per sopravvivere e arrivare a fine mese.
Come giovani siamo delusi e arrabbiati, ma non siamo disposti a cedere alla rassegnazione. Non permetteremo che la storia venga riscritta o archiviata. Vogliamo la fine dei depistaggi, vogliamo la verità su quella borsa di pelle trafugata e vogliamo uno Stato che combatta la mafia con i fatti, non con i discorsi pronti per il 19 luglio, o con il tempo da perdere per attaccare e denunciare giovani cittadini e cittadine che hanno solamente espresso il proprio diritto di parola.
La nostra memoria è attiva, la nostra lotta continua ogni giorno. A fianco di Borsellino e non solamente, di tutti coloro che sono pronti a battersi giornalmente per la vera antimafia sociale che parte dal basso e non dalle passerelle in alto che tanto spesso fanno dimenticare da dove si è arrivati
Grazie.
Giovanna Billitteri
Coordinatrice UDU Palermo


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