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Commemorazione strage via D’Amelio: l’intervento di Armando Sorrentino (ANPI)

Grazie Jamil, grazie a tutti voi. Buonasera.
Porto il saluto dell’ANPI di Palermo e delle ANPI di Sicilia. Un saluto a Salvatore Borsellino, ma a tutta la comunità che da anni, da decenni è impegnata nella ricerca della verità che comunque sarà raggiunta prima o dopo.
Noi speriamo prima.
Perché dico. Perché dico che penso che la raggiungeremo? Perché la convocazione degli stati maggiori della destra governativa in questa giornata, in queste giornate è indice di un timore, un timore che si possa arrivare alla vera verità. La vera verità non è quella che ci hanno consegnato le sentenze, è solo una verità parziale, una verità che deve essere superata. Allora, io voglio dire alle giovani e ai giovani, ma anche a noi che abbiamo una certa età, dobbiamo avere e coltivare una virtù e coltivare anche un vizio, avere un vizio, il vizio della memoria e la virtù del dubbio. Par da un ricordo personale.
Il 9 novembre 1990 noi avvocati della parte civile del Partito Comunista Italiano per l’omicidio di Pio La Torre nel processo per i delitti politici, consegnammo ai giudici una memoria in cui chiedevamo si indagasse sulla Gladio come eventualmente compartecipe e protagonista di quegli omicidi. Non ne sapemmo nulla.
Poi leggemmo il 25 giugno del 1992 sul giornale il quotidiano Il Sole 24 ore, leggemmo il diario di Giovanni Falcone che riportava fra le altre date tre date: 7 dicembre 1990, 17 e 18 dicembre 1990 in cui Giovanni Falcone diceva: “Cerco di parlare col procuratore capo perché mi metta in contatto col procuratore capo di Roma per sapere a che punto è l’indagine sulla Gladio perché mi interessa.” Non mi risponde. Lo fece attendere un’ora e più nei corridoi. Non riuscì mai ad avere alcuna risposta e in ultimo dice: “Ho capito, non si vuole indagare.”
Perché cito i diari Giovanni Falcone? Perché questi diari vengono ripresi da Paolo Borsellino la sera del 25 giugno.
Guardate, io ho risentito in questi giorni la relazione, l’intervento di Borsellino quella sera. Inizia subito dicendo c’è un giornale che ha riportato i diari di Giovanni Falcone, posso dire che io li ho letti in vita e sono veramente i diari di Giovanni Falcone, questo lo dico e lo voglio sottolineare perché non si dica un domani che sono probabilmente falsi. Io ho avuto grandi contatti continui di lavoro con Giovanni Falcone. Non sono soltanto un suo amico, sono un testimone e come testimone non vi posso dire niente, ne parlerò al mio giudice. Sappiamo tutti che non fu mai sentito da quei giudici di Caltanissetta, ma lo sapete che quei giudici di Caltanissetta all’indomani della pubblicazione dell’articolo a firma di Liana Milella sul Sole 24 ore la interrogarono la mattina del 25 giugno. Volevano sapere come aveva avuto quei diari e cos’altro contenevano. Quindi si sono mossi non tempestivamente, ma con la velocità del fulmine, cioè l’indomani trascorsero 20 giorni e più e non riuscirono perché non vollero ascoltare Paolo Borsellino che era testimone di tutto quello che era il prodotto e il frutto del lavoro di Giovanni Falcone che credeva a quella pista. Allora, le parole dell’ispettore che mi ha preceduto sono eccezionali.
Perché dice una profonda verità, lo Stato non è solo quello che noi chiamiamo lo Stato invisibile, lo Stato occulto, lo Stato è fatto da tutti quelli che sono morti e sono stati uccisi nella ricerca disperata della verità. Ma quella verità non si doveva sapere in quel momento e ancora oggi non si deve sapere, ma lo sappiamo perché se no si dovrebbe riscrivere la storia.
Ebbene, noi vogliamo che la storia venga riscritta sulla base della vera verità.
Forza, andiamo avanti perché ce la dobbiamo e ce la possiamo fare.
Grazie

Armando Sorrentino
Vicepresidente vicario dell’ANPI Palermo

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