Salvatore Catalano: «Sì buonasera a tutti. Grazie. La nostra è una normale diciamo commemorazione. Per noi familiari il ringraziamento va a voi che anche in una giornata così calda volete anche voi commemorare questi nostri morti che non sono nostri.
Traina ha da poco detto quello che è realmente successo, quello a cui lui ha assistito. Io grazie a Dio non ho assistito e non ho visto quello che è successo qui, però ho visto mio fratello perché io ero a Messina a lavorare, però ho visto mio fratello nella camera mortuaria. Me l’hanno fatto vedere, ho visto quello che è rimasto: la guancia riconoscibile e basta, non c’era nient’altro sotto quel lenzuolo. Ringrazio ancora tutti voi so che il tempo è stretto ma tutti quelli che hanno parlato prima di me anche i fratelli Montinaro e altri, che sanno realmente quello che le verità storiche le verità, quelle che noi sappiamo tutti ma che ancora non ci sono nelle aule di giustizia, e che devono arrivare. Speriamo che queste voci riescano a far arrivare nelle aule giuste quello che noi vogliamo scoprire realmente, quello che è successo. Grazie ancora a tutti voi per essere qui in questa afosa giornata come 34 anni fa grazie».
Pina (Giuseppina) Catalano: «Buonasera a tutti sono Pina Catalano diciamo che questa giornata per me è molto particolare. Non vorrei essere qua come familiare ma vorrei essere qua per una festa, non per questa commemorazione, perché mio fratello quel giorno non ci doveva essere. Ma il dovere l’ha chiamato. Dovevano sostituire tre poliziotti che mancavano e lui non ci ha pensato due volte, anche se sapeva che facendo la scorta al giudice Borsellino non era tanto sicuro. La forza del dovere lui ce l’aveva proprio nel sangue e quindi non aveva paura di affrontare tutto questo perché già c’erano passati con la prima strage del giudice Falcone. Mio fratello era sempre presente accanto al giudice Borsellino quindi quel giorno diciamo che non doveva essere in servizio, ma così è stato, si vede che era il suo destino. Volevo dirvi solo una cosa: era il 16 di maggio aveva compiuto 43 anni e per festeggiare il suo compleanno era andato con i suoi ragazzi al mare di Mondello. Ad un certo punto sentì la gente che gridava e andò a vedere cosa stava succedendo e c’era un ragazzino di 14 anni che a largo lontano 50 m stava annaspando e stava crollando giù perché aveva bevuto molta acqua. Oggi questo ragazzo ce l’abbiamo presente qua e lui è proprio, come si dice, il miracolo presente. Mio fratello gli ha ridato la vita, perché lui era morto perché gli è venuto a mancare l’ossigeno al cervello per alcuni secondi e quando l’ha tirato su e l’ha portato in spiaggia ha cominciato a dargli i primi soccorsi con la respirazione bocca a bocca ed i massaggi cardiaci, ma questo ragazzo non rinveniva. Allora siccome lui era molto caparbio perché la gente gli diceva lascialo stare perché sembrava morto e magari gli faceva più male che bene. Invece non è stato così. Agostino cominciava una cosa e la doveva portare a termine e così è stato e qua abbiamo l’esempio vivente questo è il ragazzino di 14 anni che è stato in coma dal 16 di maggio da quando era annegato a metà giugno. Si è svegliato dal coma ha voluto conoscere chi l’aveva salvato e così c’è stato un incontro bellissimo tra i due in ospedale. Nel frattempo mio fratello tutti i giorni andava in ospedale a vedere la situazione come evolveva e così è stato quando si sono conosciuti in ospedale, è stato una cosa bellissima perché questo ragazzo, a 14 anni, ha capito quello che era successo. La mamma gli ha raccontato chi l’aveva salvato, che era stato un poliziotto e così lui era felice di conoscerlo. Pensavano che si poteva instaurare una bella amicizia fra i due, e così sarebbe stata. Mio fratello gli lasciò due parole, e l’amicizia c’è tutt’ora, mio fratello è vivo con lui vivo con voi. Grazie.

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