
”Sono stato contattato da persone altolocate – avrebbe detto Ciancimino al figlio – per trattare con l’altra sponda (termine che alludeva a Cosa nostra ndr)”. Vito Ciancimino sarebbe poi tornato a parlare al figlio dei suoi rapporti col Ros in più occasioni. In un caso, ad ottobre del ’92, avrebbe tirato fuori un foglietto davanti al figlio, che è avvocato, e gli avrebbe chiesto se, secondo lui, era possibile una revisione del maxi processo e modifiche alla legge di sequestri dei beni ai mafiosi. Giovanni Ciancimino avrebbe risposto che erano proposte impossibili. Il teste ha anche accennato alla richiesta di passaporto che il padre avrebbe fatto poco prima di essere arrestato perché qualcuno gli aveva detto di fare istanza.
Il figlio dell’ex sindaco ha anche raccontato l’incontro con uno strano personaggio che, nel 1985, a Roma lo avrebbe raggiunto in albergo e gli avrebbe detto di dire al padre di stare attento a quello che faceva. Giovanni Ciancimino avrebbe rincontrato l’uomo successivamente in compagnia del padre ma non ha saputo dire di chi si trattasse. Per i magistrati la presunta trattativa Stato-Mafia sarebbe centrale per la ricostruzione del movente dell’attentato costato la vita al giudice Borsellino, ucciso proprio perché si sarebbe opposto al dialogo che il Ros, tramite Ciancimino, aveva avviato con Cosa nostra. Dopo Ciancimino avrebbe dovuto deporre il funzionario del Sisde Lorenzo Narracci che, però, si è avvalso della facoltà di non rispondere, possibilità che il codice gli dà visto il suo status di indagato di procedimento connesso. Narracci, infatti, è indagato per la strage di via D’Amelio in un altro troncone di indagine.
(Fonte ANSA)
da: LiveSicilia.it

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