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Chi vuole ‘svendere’ la procura di Palermo sappia che la dignità dei Magistrati non è inclusa

9 agosto 2012. Domani è la notte di San Lorenzo, dicono che cadono le stelle. Non ci credo! Ma credo al fatto che dall’80 a me sono cadute altre cose, tante cose! Anche gli attributi situati nei paesi bassi. Mi è scomparsa la fiducia verso uno Stato che è rimasto per anni e anni silenzioso e compiacente e in alcuni casi colluso con Cosa nostra. Ed ora mi tocca assistere alla più grande manovra distruttiva di quella Procura che è appartenuta ad Uomini del calibro di Chinnici, Falcone e Borsellino. Che miserevoli individui, che sconcerto nel vedere tutti questi quaquaraquà del terzo millennio, che tentano di affossare e distruggere una delle Procure che ha pagato un notevole contributo di sangue, per permettere poi a questi quaquaraquà di avere diritto di parola. E, voglio ancora ribadire che oggi, ci sono personaggi a Palermo e non solo, che dovrebbero recarsi un giorno si e l’altro pure a cospetto di Santa Rosalia per ringraziarla sulla loro esistenza in vita. Adesso anche il PDL chiede d’istituire una commissione parlamentare sulla trattativa Stato/mafia. Se non fosse per i miei amici ammazzati da Cosa nostra e anche in via D’Amelio, mi metterei a ridere a crepapelle. Non so se definire la proposta “pupiata” o buffonata. Non c’è alcun bisogno di commissioni parlamentari: c’è solo bisogno che questo Paese diventi un Paese normale, ove giustizia e verità siano i baluardi di una vera Democrazia e non un Paese con un imbelle Stato che a distanza di venti anni dalla Strage di via D’Amelio, propone una commissione, che culminerà i lavori a “fischi e pirita” (fischi e scoregge). Invece, c’è necessità che vengano rese pubbliche le telefonate tra Napolitano e Mancino e quindi non c’è ragione di tacere.

Una volta, in questo Paese c’erano in voga le “veline”, c’erano i “corvi” che svolazzavano all’interno della Procura di Palermo per colpire Giovanni Falcone e non solo. Oggi, invece, i “corvi” e i traditori agiscono a viso scoperto, e sono simili ai Panzer tedeschi che stanno di fatto assediando la Procura di Palermo con micidiali armi, caricati a suon di richieste di provvedimenti disciplinari, che hanno come obiettivo l’annientamento morale dei PM. Devo essere sincero: non sono meravigliato della “svendita” della Procura di Palermo. Se qualche lettore ricorda, qualche tempo fa avevo previsto tutto questo accanimento. L’avevo intuito perché oramai “la china è passata” e lo junco si è rialzato. Segnali ben precisi, come la messa in discussione della legge sulle intercettazioni, dei pentiti e su “ormai nessuno crede più al concorso esterno alla mafia” o sul 41/bis, portano appunto all’attacco concentrico verso i PM palermitani. L’intento era ed è di raggiungere un risultato, ovverosia impedire che i motivi della strage di via D’Amelio vengano scoperti. In buona sostanza, mi sembra di rivivere, sia pure in modo virtuale, quel che si è verificato con l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, trafugata: stoppare a tutti i costi l’accertamento della verità. Il punto sta proprio qui: non bisogna permettere ai PM di Palermo di aprire quella stanza della verità, recentemente annunciata in via D’Amelio dal giudice Ingroia. Non nascondo che sono stanco e minato nello spirito e solo quando vengo invitato a fare il pensionato che mi ribello e mi ricarico. No! Ho un debito d’onore verso i miei colleghi della Mobile palermitana assassinati da Cosa nostra e verso Chinnici, Falcone e Borsellino e in generale verso i caduti per mano mafiosa: un debito che intendo onorare sino all’ultimo mio respiro. Tante volte ho scritto che la vita mi ha riservato la gioia di conoscere i “caduti” e nello stesso tempo mi ha fatto collaborare, quand’ero alla DIA, con Scarpinato, Ingroia, Boccassini e tantissimi magistrati della Procura di Palermo e Caltanisetta. Ed è per questi motivi che vedo nell’azione del CSM, una specifica volontà di colpire proprio coloro che sono demandati a scrivere la “vera verità”. Ora, si sta d’impedendo con ogni mezzo che la “verità vera” venga scoperta e quindi si assedia la Procura di Palermo. Ma in questa svendita totale, badate bene egregi signori, non è inclusa la Dignità del magistrati palermitani: io e tanti come me non lo permetteranno. Intanto, ho già firmato l’appello del direttore Antonio Padellaro a favore dei magistrati di Palermo.

Pippo Giordano


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