Fassino contestato dalla piazza antibavaglio. Ma lui sbotta: “Non dite cagate!”
L’ex segretario dei Ds innervosito dalle legittime critiche dei ragazzi delle Agende rosse. “Da Vespa devi dire che Berlusconi è corruttore”.
Piero Fassino è arrivato giovedì pomeriggio alle 18 circa a piazza Navona per il No-bavaglio day. L’ex segretario dei Ds, è entrato nella piazza da una vietta laterale, via Tor Milina, accompagnato da sua moglie, la senatrice Anna Serafini, lui viso un po corrucciato, lei vestita con una maglia chiara, pantaloni scuri e grandi occhiali da sole firmati. La ‘sfortuna’ per lui, oggi si può dire, è stata quella di essersi subito trovato di fronte il gazebo improvvisato dei ragazzi del Popolo delle agende rosse. Giovani e anziani che con le loro pettorine vendevano decine di copie delle ‘agende’ di Paolo Borsellino, un simbolo, quella stessa agenda per la quale, nonostante esistano delle prove fotografiche di chi l’ha sottratta dal luogo della strage di via D’Amelio, non si è potuto ancora svolgere un processo.
I ragazzi del movimento fondato dal fratello del magistrato ucciso dalla mafia, Salvatore Borsellino, le hanno esaurite in pochissime ore. L’offerta era volontaria. E probabilmente ne hanno offerta una anche al deputato torinese del Pd. I ragazzi hanno fatto capannello intorno a lui per dialogare e lo hanno “rimproverato” bonariamente, dandogli del tu, come si fa con un amico: “Perchè quando vai al Tg1 – ha affermato un ragazzo – quando vai da Vespa non dici che Berlusconi è un corruttore? Perchè Piero? Perchè questo non lo sentiamo mai dire da te? Perché non tornate in piazza con noi, con la gente, a fare l’opposizione vera?”. Fassino, tirato per un braccio dalla moglie, ha cominciato ad alzare i toni: “Ma lo sapete che abbiamo 100 deputati in meno alla Camera?’. E a quel punto, mentre tutte le telecamere dei telegiornali erano impegnate a raccogliere le dichiarazioni della sfilata di politici intorno al palco, Fassino è sbottato: “Te la dico brutalmente, questo è un vizio della sinistra, pensare che non battiamo Berlusconi perché c’è qualcuno nel nostro campo che tradisce e non fa la sua parte, questa è una Cagata! Dovete convincervi che la gente la propria parte la fa, tutta, come la fai tu, la faccio io!”. E se ne è andato con un gesto eloquente della mano. Noi de ilfattoquotidiano.it mentre politici e addetti stampa, come succede sempre in questi casi, ci tiravano per la giacca per lasciare una traccia di quella loro giornata di piazza, abbiamo pensato bene di andare a riprendere tutta la scena. La linea infatti era quella, unica: sentire prima di tutto la gente che spontaneamente si era radunata a Roma e Milano. Lasciando fuori i politici. Di proposito.
Un uomo dell’entourage del Pd ci ha chiesto a quale testata appartenessimo, infastidito probabilmente della scena tra i giovani delle ‘agende rosse’ e Fassino che poco prima avevamo ripreso con la telecamera. Ci siamo presentati al parlamentare e siamo avanzati cortesemente con il microfono per avere da lui una replica, Fassino, proprio nella giornata antibavaglio, ci ha messo una mano sul microfono, ci ha detto che lui non rilasciava interviste e che: ‘Non si faceva prendere la voce così’ e poi, grave, l’accusa ai ragazzi di ‘Avere inscenato un teatrino per i giornalisti’.
Ieri Salvatore Borsellino, avvertito dai suoi ragazzi nella serata di giovedì di quanto era accaduto a Roma, perchè impegnato con le sue “agende rosse” in un’altra piazza gremita contro il bavaglio di Governo, quella di Milano, ha scritto sul blog de ilfattoquotidiano.it: “Fassino, questi giovani dei quali parli con disprezzo mentre fuggi senza voltarti indietro per non doverli guardare negli occhi, a questi due ragazzi, come tu dici, che hanno inscenato un teatrino per poterti attaccare, non importa ormai più niente di te, tu oramai sei il nulla, sei soltanto “quel signore li”, hai svenduto la passione di tante persone che negli ideali della sinistra hanno creduto e continuano a credere per dei brandelli di potere, per il controllo di almeno “una banca”, continui a partecipare, tu si, a dei teatrini televisivi nei quali si esaurisce la tua opposizione’.
David Perluigi (il sito de ‘Il Fatto Quotidiano’, 4 luglio 2010)
Roma, 1 luglio 2010: Agende Rosse durante la manifestazione No-bavaglio day
Politici in fuga dagli elettori. L’elenco è tristemente lungo
Il bavaglio Mastella era, se possibile, ancora peggio dell’ultima versione del bavaglio Alfano: vietava “la pubblicazione, anche parziale o per riassunto”, di tutti gli atti di indagine anche se non più coperti da segreto, cioè dei verbali ma anche delle intercettazioni, fino all’inizio del processo (il bavaglio Alfano, almeno, il riassunto lo consente per tutti gli atti, intercettazioni escluse) e degli atti del fascicolo del pm addirittura fino alla sentenza d’appello; puniva i giornalisti con la galera fino a 30 giorni o con multe fino a 100 mila euro per ogni articolo (le multe del bavaglio Alfano arrivano a 10 mila euro ad articolo, o a 20 mila in caso di intercettazioni). Come si vede nel filmato, appena i ragazzi gli contestano l’inesistenza del Pd all’opposizione e gli inciuci dei Ds quand’erano in maggioranza, Fassino si attizza come un fiammifero, perde la calma, ammonisce i malcapitati col ditino alzato e poi se ne va bofonchiando a caccia di telecamere.
Al crepuscolo della prima Repubblica, 18 anni fa, quando la politica era screditata esattamente quanto oggi, i politici stavano molto attenti agli umori dei loro elettori. Al punto che, per tentar di recuperare un minimo di credibilità, si spogliarono dei due più formidabili scudi della Casta: abolirono l’autorizzazione a procedere per indagare su di loro e portarono ai due terzi la maggioranza necessaria per approvare amnistie e indulti (cioè, nella tradizione italiota, autoamnistie e autoindulti). Il che non bastò a frenare la marea montante del discredito, che alla fine li travolse, almeno per un po’. Ma almeno ci provarono, dimostrando un barlume di sintonia con l’elettorato inferocito e di rispetto democratico per i cittadini. Quelli di oggi, che poi sono in gran parte le seconde file di allora, per giunta invecchiate di vent’anni, non intravedono neppure le avvisaglie dello tsunami che sta per travolgerli tutti. Anziché fermarsi a parlare con chi li contesta, cospargersi il capo di cenere, chiedere scusa, promettere di non farlo mai più e sperare che la gente abbocchi, la sfanculano spocchiosi e portano a spasso i loro monumenti pieni di crepe. Peggio per loro. Dio fa impazzire quelli che vuole rovinare.
Marco Travaglio (il sito de “Il Fatto Quotidiano’, 4 luglio 2010)
L’opposizione sonnambula
L’economia è ferma, la disoccupazione si allarga, le istituzioni sono spezzate, l’illegalità spontanea si aggrega a quella professionale. E il Pd? Rischia il tonfo
La frase chiede di proporre almeno una domanda: nessun riferimento a fatti o persone che potrebbero realmente dar vita fra breve a eventi drammatici?
Dunque credo che sia utile un confronto con gli eventi.
L’economia è ferma (cioè peggiora), la disoccupazione si allarga, le istituzioni sono spezzate, il conflitto cresce in ogni spazio della vita pubblica, l’illegalità spontanea si aggrega a quella professionale. L’arroganza di chi ha il potere e continua a volere tutto, non accetta più i limiti delle leggi e della Costituzione. La criminalità organizzata detta valori e regole, la politica è debole, succube, smarrita, soggetta a giochi privati interni e a violente pressioni esterne, invasa da leggi personali, segnata da discordie, tensioni e rifiuto di regole fra organi e personaggi dello Stato. Un recentissimo esempio, particolarmente clamoroso, è stato il comportamento – venerdì 1 luglio – dell’avvocato personale di Berlusconi, Ghedini, che è anche membro del Parlamento e autore delle leggi di volta in volta richieste dal suo cliente. Ghedini ha di fatto intimato al presidente della Repubblica di tacere, perché “non eletto”. Come è noto, Ghedini ha negato Costituzione e realtà (il presidente della Repubblica è eletto dalle Camere riunite). Ma ha compiuto la missione, che era di attaccare apertamente il Quirinale. Siamo già entrati nell’emergenza annunciata? Può reggere la struttura istituzionale di una Repubblica così scossa? È bene non dimenticare che appena un giorno prima il senatore Dell’Utri, co-fondatore di tutte le imprese private e politiche di Berlusconi, festeggiato per essere stato condannato “solo” a 7 anni, “solo” per concorso mafioso, ha attratto attenzione con una strana frase, per lui dannosa e non richiesta: “Mangano resta il mio eroe” (Mangano, dopo avere abitato per un certo tempo nella casa di Berlusconi, è morto in carcere, condannato per mafia e per molti omicidi, senza mai rispondere alle domande dei giudici, ndr). “Mi ha colpito di più la conclusione della frase – ha scritto al Il Fatto la lettrice siciliana Rita Trigilo – quando il senatore dice: se finissi in carcere, non so se avrei la forza di fare lo stesso. Nel codice delle persone che il senatore frequentava vuol dire: se vado in carcere, vuoto il sacco”.
La macchia di illegalità si allarga, al punto da diventare un vanto. Intanto la Repubblica si spezza (il federalismo fiscale), si frantuma e si svende a pezzi (il federalismo demaniale). Persino le forze dell’ordine, umiliate e offese, partecipano alle proteste e pagano di persona la benzina per le loro “volanti”. Come si vede, un sovrapporsi pauroso di fatti subìti e negati (la crisi economica), fatti creati (le leggi contro la legge), il Parlamento paralizzato, le istituzioni allo scontro, tutto ciò porta a uno stato di sbandamento pericoloso. In questo paesaggio devastato si incrociano strani segnali, strane coincidenze; e l’annuncio di Pannella non resta isolato. Per esempio, la sera del 2 luglio, dopo che l’avvocato-deputato Ghedini ha mandato il suo messaggio al Quirinale, il primo ministro Berlusconi, di ritorno dal suo viaggio con ragazze al G20 di Toronto, a Panama, in Brasile, ha detto al Tg1-Tg5: “La situazione italiana non è tranquilla”. Detto da un primo ministro, è un annuncio grave.
Ma sentiamo anche le altre voci, le voci dell’opposizione, stessi giorni, stesse ore. Enrico Letta, vicesegretario del Pd, afferma: “Questo non va. È una manovra pasticciata”. Bersani risponde a Ghedini: “È stato passato il segno. Nessuno può parlare così, specialmente se è un avvocato”. All’improvviso ieri i toni democratici diventano più forti. Franceschini: “Voteremo tutti gli emendamenti dei finiani sulle intercettazioni”, senza rendersi conto che impegna il suo partito al buio, imbarazza i suoi deputati e i deputati vicini a Fini. Lo stesso giorno, più tardi, Bersani: “Bisognerà pensare a un altro governa, visto che questo non funziona”. Strana dichiarazione che lascia il tempo che trova oppure allude a progetti che non conosciamo. Come vedete è, il più delle volte, un discorrere quieto, di ordinaria routine politica. È scomparsa ogni traccia di legami tra oscura ricchezza, affari di mafia e ascendenza P2. È scomparso ogni riferimento all’ombra sempre più estesa della criminalità organizzata sulla politica, compresa la partecipazione, ricordata da Fini, di malavitosi al governo. Nessun accenno ai nuovi rapporti internazionali che legano l’Italia quasi solo a Gheddafi e a Putin, nessuna memoria dei respingimenti in mare, che continuano senza sapere quanti morti, quanti prigionieri nei campi libici, quanti diritti negati si verificano ogni giorno, a spese e sotto la responsabilità dell’Italia (come ci viene rimproverato da tutte le organizzazioni internazionali) mentre crollano i pilastri della sanità, della scuola, del lavoro, mentre l’attacco alla giustizia diventa furibondo e ci viene detto che la disoccupazione giovanile è al 29.2%.
Non vedere nulla, tranne un governo imperfetto da correggere, modificare, qualche volta sgridare, ma sempre tentando di migliorare la loro merce con qualche volenteroso contributo un po’ qua, un po’ là, mi appare come un distacco grave e pericoloso dalla realtà. Questo Pd, con la sua voglia forzata di ottimismo e normalità ricorda il triste caso del bambino sonnambulo di Roma. “Ci sono tanti casi – pare che abbiano detto i medici ai genitori – non preoccupatevi, di solito non cadono”. Il bambino sonnambulo di Roma è caduto. Ed è morto.
Furio Colombo (il sito de ‘Il Fatto Quotidiano’, 4 luglio 2010)

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