di Cinzia Gatti e Massimo De Marzi – Paola Caccia, la figlia del Procuratore di Torino Bruno Caccia ucciso il 26 giugno 1983, si è presentata in Comune per chiedere verità e giustizia per il padre, la cui morte è ancora avvolta nel mistero, a distanza di 35 anni.
L’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Caccia, ha detto di aver presentato, a titolo personale, un esposto nel quale si chiede che venga revocato il beneficio della semi-libertà a Placido Barresi, pluriassassino al servizio dei Belfiore, ritenuti i mandanti del delitto: “Ho depositato questo esposto al tribunale di Torino”, ha spiegato l’avvocato Repici, “perché Barresi, che ancora di recente si è saputo essere a conoscenza anche dei più reconditi segreti di questa vicenda, continua a godere del regime di semilibertà, nonostante dal 2015 abbia fatto una serie innumerevole di violazioni per le quali un qualunque altro ergostalano sarebbe tornato in carcere senza uscire più”.
“E’ una cosa indegna”, ha aggiunto Repici. “Di fronte alla inerzia delle istituzioni ho pensato di intervenire io a titolo personale”. L’avvocato ha poi fatto il punto della situazione: “Rispetto al 2013, quando depositammo la prima denuncia per la riapertura del caso, ci sono stati dei notevoli passi avanti. Va dato merito ai figli e alla famiglia Caccia per aver sottratto la figura del loro padre alla damnatio memorie”.
L’allora procuratore di Torino Bruno Caccia venne ucciso da un commando della ‘ndrangheta il 26 giugno del 1983 e, nonostante un processo bis, dopo oltre 30 anni le indagini non sono riuscite mai a fare chiarezza su questo giallo. Mentre Rocco Schirripa, affiliato alla ‘ndrangheta calabrese, è stato condannato in primo grado all’ergastolo.
Fonte: www.torinoggi.it

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