Caro dottor Ingroia, a proposito del suo articolo “Giudici e diritto di replica….?“, vorrei esprimere la mia opinione. Intanto, parafrasando la locuzione letteraria jus primae noctis sembra che in Italia ci sia jus primae sententiae a beneficio dei soli signorotti di turno, che hanno ridotto il Bel Paese in feudi ducali. Ma, se un uomo si permette d’esprimere le proprie opinioni innanzi ad una platea pubblica e quindi alla luce del sole, ecco che viene criticato e persino offeso. Parimenti, un politico può permettersi di offendere, denigrare l’intera categoria dei Magistrati, senza che i “signorotti” di turno abbiano da ridire. Oramai, siamo giunti al paradosso che l’intelligenza umana sia divenuta un optional considerando che tutto viene diversificato “o con me o contro di me”. Non esiste, o meglio taluni ritengono che sia stata abolita, la possibilità di disquisire e dissentire su un determinato pensiero. Talché, nel momento in cui esprimi un’opinione dissenziente e toccando dei nervi scoperti della new age berlusconiana, ecco, ahimè, l’etichetta di comunista, o l’accusa di essere antiberlusconiano. Siffatta concezione è riduttiva e nasconde la volontà di omologare il pensiero, con la pretesa di volerci tutti “allineati e coperti”. Scordatevelo!
Innanzi tutto, io preferisco il magistrato della Procura di Palermo Antonio Ingroia, che pubblicamente esprime la sua opinione, in luogo di altri che in passato risultarono essere collusi con Cosa nostra, però tacevano! O peggio, i cultori della stagione dei veleni, quando i Corvi volavano indisturbati nel cielo di Palermo e non. Detto questo, caro dottor Ingroia nel condividere le sue perplessità circa l’annunciata riforma della Giustizia, non posso che non essere d’accordo sul suo giusto allarme a proposito di una eventuale modifica dell’istituto delle intercettazioni. Mi permetta di ricordarle, che è stato proprio lei a rilasciarmi l’ultimo decreto d’intercettazione telefonica, prima che andassi in pensione. Quindi, da “operaio esperto di telefonia e microspie” affermo che non c’è affatto bisogno di alcuna modifica dell’attuale normativa che regola la materia. Appare evidente che le ventilate modifiche, in realtà nascondono un disegno non tanto occulto, di salvaguardare le conversazioni degli amici degli amici, dei furbetti di quartiere e della casta politica in generale. Semmai, occorre modificare e rendere totalmente impossibile la pubblicazione di brani intercettati che non hanno attinenza alle indagini o che comunque non abbiano rilevanza penale. In proposito, avrei un progetto di facile attuazione che impedirebbe di fatto la violazione sistematica della privacy.
Caro dottor Ingroia, ho letto e riletto i commenti al suo articolo pubblicato su LiveSicilia e non ho potuto fare a meno di proiettarmi negli anni bui di Palermo, quando le stesse accuse di “protagonismo” e di “etichettature politiche” venivano mosse all’indirizzo di Falcone e Borsellino. Sono cambiati gli uomini ma la musica è sempre la stessa. Nel corso di quest’ultimi anni c’è stato un cambiamento della classe politica, ma l’arroganza verso i PM e la magistratura in generale, ha assunto toni, inimmaginabili in altri paesi occidentali. Assistiamo al monopolio dell’informazione che è degno di un paese del centro America, eppure, tutto viene edulcorato e propinato come se ci trovassimo nel paese di Alice.
Caro dottor Ingroia, poi si meravigliamo perché lei parla da un palco di Roma per esprimere il suo pensiero sulla riforma, non su quella della Sanità, ma sulla Giustizia. Invero, si pretende e si ottiene che un funzionario di Polizia, Gioacchino Genchi, venga espulso dalla Polizia di Stato, sol perché ha “offeso” il manovratore di turno, ovvero Silvio Berlusconi. Che strana concezione hanno della democrazia!
Caro dottor Ingroia, mi permetta di darle un consiglio. Non indossi i calzini, perché quanto prima le dedicheranno uno special in tv, come hanno fatto con Raimondo Mesiano. E, concludendo, giova ricordare a qualcuno che la libertà di pensiero non è un optional concesso dal signorotto di turno, ma una conquista pagata a caro prezzo dai nostri avi. Occorre che questo qualcuno se ne faccia ragione.
Le auguro buon lavoro e che presto io possa leggere altre sue argomentazioni e perché no! Che il suo impegno di PM mi possa mettere in condizione di assistere al requiem di Cosa nostra.
Cordiali saluti
Pippo

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