É morto alcuni giorni fa, nel Nicaragua. Non lo avrei mai incontrato senza i fatti che qui riassumo.
I
Sapevo, ogni volta, che durante il ritorno da Palermo, con la stessa SAIS, a sera, una misteriosa febbre si sarebbe impadronita di me, al modo della melitense, per lasciarmi soltanto al mattino, nel letto pregno di sudore: ma l’andarci era necessario perché al Comitato regionale per le tossicodipendenze, del quale ero membro di diritto, come Presidente di uno dei quattro TTppMM di Sicilia, non mancasse il numero. Non ebbi mai bisogno di un taxi per rincasare. Dalla scaletta del pullman, le gambe già grevi, vedevo di fronte, appoggiato al muro come un telamone, alto sulle teste dei passanti, un certo segretario giudiziario del TpM, possessore di automobile: sempre al corrente, per non so quali sue vie, dell’ora del mio rientro.
Quando fu all’odg un’istanza di contributo, del gestore di una comunità asseritamente attiva da due anni in Distretto di Catania – ma nessuna notizia me ne era mai giunta – proposi un accesso. Non trovammo che un campo da molti anni in abbandono, coperte di rovi le sole costruzioni realmente esistenti, forse servite di ricovero per attrezzi.
Ebbi il trattamento più riguardoso. Sedevo accanto al Presidente, alla prima riunione venne all’esame, come primo argomento, l’istanza di iscrizione nell’albo degli Enti ausiliari, dell’associazione SAMAN, con sede in Valderice. Furono tutti d’accordo con me circa l’opportunità di un’ispezione. Andammo in cinque: un altro magistrato, di Messina, il Prefetto di quella Provincia, due funzionari della Regione. Tornammo divisi. Io relatore per la maggioranza, contraria all’iscrizione; l’altro magistrato per sé e per il Prefetto, favorevoli.
C O N T I N U A

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